“Io, mamma e nonna, dico: di isole salvapedoni a Varese ce ne vorrebbero anche di più”

L'inciso della candidata Nicoletta San Martino a margine di una presentazione più ampia delle politiche per la famiglia e il terzo settore è anche una risposta alla lettera che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi

nicoletta san martino e angelo cabrele per lavoriamo per varese con galimberti sindaco

«Tra le politiche per la famiglia attuate dalla giunta Galimberti, che apprezziamo continuino nel prossimo programma, vorrei mettere anche quella della realizzazione dei marciapiedi e delle isole salvapedoni: un’opera importante per Varese e  per la sicurezza di bambini, ragazzi e anziani».

Questo inciso della candidata Nicoletta San Martino a margine di una presentazione più ampia delle politiche per la famiglia e il terzo settore  per la lista Lavoriamo per Varese con Galimberti sindaco, è anche una risposta alla lettera che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi e che ha creato molto dibattito tra i nostri lettori.

“Quelle isole salva pedoni che a Varese creano lunghe code”

Nicoletta, madre di 5 figli e nonna di due nipoti, ha infatti le idee chiare sull’argomento: «Io abito dalle parti di via Corridoni e mio figlio anche: quando faccio quei 50 metri senza marciapiede tremo, perchè sono proprio sulla strada. Inoltre, davanti alla strada di casa mia c’è un campetto giochi e li c’è, quasi dietro una curva, un attraversamento pedonale normale, nè illuminato ne protetto, delle strisce e basta.  Se li ci fosse un attraversamento protetto sarebbe un bene per le mamme sicuramente, ma non solo: anche per un anziano che non ce la fa ad attraversare velocemente. Certo, magari darà qualche disagio agli automobilisti: ma da quel punto di vista danno molto piu fastidio i dossi. L’attraversamento pedonale fa rallentare le auto e da una sicurezza a tutti».

Sugli attraversamenti protetti già realizzati San Martino commenta: «I ragazzi che escono da scuola hanno almeno una protezione. In Italia la gente non si ferma sulle strisce, non c’è niente da fare: tanto che quando qualcuno si ferma lo si ringrazia. Cosi finisce che si comincia ad attraversare, si fa il primo pezzo e poi si resta in mezzo alla strada con quelli che sfrecciano dall’altra parte. Anche i miei figli che vanno a scuola mi dicono “mamma, finalmente, almeno non restiamo li in mezzo”. Insomma a me sembra una scelta assolutamente di buon senso. E persino la coda che si forma è tollerabile. Parlando di viale Borri, io quella strada la faccio tutti i giorni tornando dal lavoro, a chiamarla vera coda si fa proprio fatica. Due minuti di attesa in piu ci possono stare, per la sicurezza»

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 24 Settembre 2021
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