Molinari: “La prossima sfida è portare i servizi sociali nei quartieri”

Per cinque anni come assessore ai servizi sociali c’è stato Roberto Molinari, che ora si ricandida con il PD e ha portato la sua esperienza nel programma della lista: ecco le sue opinioni

roberto molinari

In una città dove gli over 65 sono il 25% e la cui percentuale nei prossimi 10 anni è destinata a salire al 33%, con un incidenza importante degli over 85 e dove la gestione delle povertà è aumentata nei tempi della pandemia, la gestione dei servizi sociali è diventato uno degli elementi più importanti dell’amministrazione comunale, e di quelli che maggiormente toccano la quotidianità dei cittadini.

Per cinque anni a capo della struttura come assessore ai servizi sociali c’è stato Roberto Molinari, che ora si ricandida con il PD e ha portato la sua esperienza nel programma della lista.

«Dopo due anni di pandemia, che ha messo in luce tutti i limiti della sanità, come assessore ai servizi sociali e candidato del PD il nostro impegno per i prossimi 5 anni è quello di costruire un welfare comunale, capace di rispondere ai bisogni dei nostri cittadini – spiega Molinari – La sfida sarà l’integrazione tra il comparto sanità e il comparto sociale, per costruire così un sistema capace di rispondere ai bisogni delle persone. E’ il tema delle case di comunità, o di come affrontare il periodo della post degenza».

Quello delle case di comunità assomiglia molto al concetto di “case della disabilità” presentato dal centrodestra. Quali sono le differenze?
«A dire il vero, io non ho proprio capito cosa intende il centro destra quando parla di una “casa della disabilità”, che non è nemmeno troppo bella come espressione. Non mi risulta l’abbiano mai specificato. Posso dire però cosa abbiamo proposto noi, nel progetto che abbiamo presentato per ottenere i fondi del PNRR: appartamenti dedicati o in ogni caso housing sociale, che integrino la domotica per aumentare l’autonomia di chi non è abile, oppure case di comunità residenziale con spazi e ambienti comuni. L’idea è coprogettare con il terzo settore un luogo o più che possa diventare sede abitativa per soggetti fragili, dotata di una serie di elementi che consentano loro di poter lavorare e di avere spazi comuni».

Quella della case che facilitino la vita quotidiana autonoma di anziani e disabili non è però l’unico progetto su cui l’assessore guarda: «Noi puntiamo anche sulla creazione di figure di riferimento all’interno di un quartiere, che siano aperte a tutti. Per quello pensiamo ad un centro con medici di base, infermieri e altro che entri in contatto con i bisogni dell’area su cui insiste. A loro, è opportuno che si aggiungano anche lo psicologo e l’educatore di quartiere: perchè oggi c’è un’esasperazione dei conflitti, anche quelli banali. Due anni di pandemia hanno pesato molto in questo senso., e per questo stiamo partecipando a un bando nazionale per istituire uno sportello alle scuole medie con psicologo ed educatore. Una presenza sistematica che permetta di lavorare sulla prevenzione, fare attività di mediazione. Il modello su cui vogliamo puntare c’è già, è il progetto ReStart: quello degli educatori di strada che lavorano su adolescenti che non hanno piu punti di riferimento, anche in aiuto delle famiglie. E anche una sede adatta è già esistente: le ex “case del custode” presenti in quasi tutte le scuole medie, che possono diventare presidio all’interno dei quartieri».

Dove saranno convogliate le somme destinate ai servizi sociali nei prossimi anni, se continuerà ad essere assessore?
«A prescindere da chi guiderà i servizi sociali, sono almeno tre gli ambiti in cui le risorse dovranno essere spostate rispetto ad ora. Il primo è quello degli anziani: il tasso di crescita dell’invecchiamento è sicuramente un elemento che apre a riflessioni che vanno dall’assistenza di tipo domiciliare alla possibilità di fornire occasioni di socialità in situazioni confortevoli per loro. Il secondo ambito è quello delle politiche di promozione per adolescenti e preadolescenti: questi due anni di pandemia hanno fatto saltare un’intera generazione. dobbiamo ritornare in maniera prioritaria ad investire su politiche di prevenzione, per riannodare i fili di socialità e intervenire in soggetti che sono molto piu fragili che nelle generazioni precedenti. Il terzo ambito è la disabilità: grazie alle diagnosi precoci, ora siamo in grado di sapere fin da piccoli quali sono i numeri dei possibili utenti. una possibilità che ha creato una crescita esponenziale di casi certificati, specialmente nel caso di disturbi dello spettro autistico».

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 28 Settembre 2021
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