Polo di riabilitazione pneumologica e centro di ricerca a Cuasso: un futuro prestigioso con qualche dubbio

Applausi per un progetto che segnerà il rilancio del presidio il cui destino era segnato. Una presentazione che lascia aperti alcuni punti, tra cui la sostenibilità futura

Cuasso al Monte - ospedale

«È un sogno che si avvera». È unanime, tra i presenti in sala, il plauso al progetto di rinascita dell’ospedale di Cuasso presentato nella serata di venerdì ad Arcisate. Sul palco il Presidente della Commissione Sanità Emanuele Monti, principale sponsor, di un piano di rilancio che porta la firma congiunta di Asst Sette Laghi e Università dell’Insubria. 

Per presentare il progetto sono intervenuti anche il direttore generale dell’azienda ospedaliera Gianni Bonelli, il presidente della Scuola di Medicina ( fino al prossimo 8 dicembre) Giulio Carcano, il direttore del Dipartimento di medicina Francesco Dentali. Padrone di casa il sindaco Gian Luca Cavalluzzi.

Dopo anni di abbandono, l’ospedale potrà tornare a vivere con una missione precisa: un polo riabilitativo delle malattie respiratorie e un centro di ricerca universitario sulle patologie della stessa natura.

82 letti di degenza collocati nel padiglione centrale mentre l’attività di ricerca sarà ospitata nel conventino sottostante. L’ex padiglione della medicina, invece, potrebbe rientrare in funzione se Regione accorderà la missione di “ospedale di comunità”.

I tempi non sono strettissimi: il progetto, validato a livello Regionale e su cui la giunta Fontana si è spesa con l’approvazione di una delibera per stanziare 24 milioni di euro, attende ora l’approvazione del Ministero della Salute e, successivamente, i fondi che verranno presi dal PNRR.

mamtovani a cuasso

(Il convento)

Il Presidente Monti ha parlato di “occasione storica”, per il direttore Bonelli è il “giusto potenziamento di un presidio ritenuto sempre importante», il professor Dentali ha puntato sulla necessità dei letti di riabilitazione e subacuti dato che, nella pandemia, oltre 7000 persone sono passate dall’ospedale per il Covid.

La collocazione, un po’ periferica del presidio, è stata citata come punto su cui lavorare per predisporre un progetto che sia effettivamente attrattivo per specialisti interessati a un processo di crescita scientifica con pochi rivali. Non a caso è stato citato un modello che non esiste nel nostro paese ma si rifà a un centro a Maastricht.

E qui arrivano i punti deboli. È lo stesso direttore Bonelli a spiegare che non esistono centri pubblici in Lombardia perchè la riabilitazione respiratoria è, oggi, ad appannaggio del privato accreditato. Una situazione che il presidente Monti ha letto come una condizione storica naturale, ad appannaggio del privato socio assistenziale, che oggi, alla luce della pandemia, va bilanciato.
La necessità evidenziata a livello regionale e la volontà di impiegare soldi del PNRR, ha spiegato Monti, ha solleticato gli interessi di molti enti pubblici lombardi ma l’azienda di Varese è arrivata prima con un progetto strutturato che era già nel cassetto.

ospedale cuasso: serata presentazione progetto rilancio

Gli stessi milioni messi sul piatto potrebbero essere tanti o pochi a seconda dei lavori strutturali che saranno necessari per ristrutturare il padiglione centrale e, soprattutto, il conventino ormai da anni in stato di abbandono. I relatori sono ottimisti e parlando di assunzione di personale in grado di gestire la complessità dell’attività all’interno del nuovo centro, con grandi ricadute su tutta la valle.

A conforto delle potenzialità del progetto, però, non è stato portato alcun dato epidemiologico, nessun numero che spieghi la potenziale sostenibilità futura se non gli effetti del “long covid” ( hanno promesso di fornirceli la prossima settimana e li riporteremo fedelmente). Da qui a tre anni non è certa quale sarà la domanda effettiva.

La situazione ricorda molto la precedente grande emergenza, quella dell’Aids quando, sull’onda della crisi, si diede ordine di investire sui reparti di malattie infettive ma, una volta superata la fase acuta, quell’impellenza venne meno con buona pace dei progetti in atto che subirono ritocchi. Avvenne anche all’ospedale di Varese e alla nuova palazzina degli infettivi finanziata con un contributo del 1990, poi variato nel 2002 con uno strascico giudiziario che complicò la sua apertura avvenuta nel 2008.

La storia sicuramente insegna e gli errori del passato non si ripeteranno. Rimane da segnalare, però, che l’assessore Moratti, nella riforma della legge 23, ha indicato la nascita di un centro sulle malattie infettive della Lombardia. Guarda il caso.

Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

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Pubblicato il 25 Settembre 2021
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Commenti

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  1. Scritto da lenny54

    Davvero? Non e’ un pesce d’aprile o una puntata di scherzi a parte? Finalmente gli amministratori regionali non hanno favorito la sanita’ privata concentrando le risorse per la “nostra”pubblica? Se e’ vero, allora grazie.

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