Diciannove anni, l’arresto e la redenzione: la rinascita di Simone comincia dal gommista

Il racconto di Simone, che partecipa al progetto "Re-Start", che è presente a Varese e Malnate con attività e iniziative dedicate ai giovani

Generica 2020

Ha appena compiuto 19 anni ma ha già vissuto una vita che in tanti non arriveranno a vivere mai ed è già pronto per la seconda, quella della rinascita.

Simone, varesino di San Fermo, è maggiorenne da poco ma ha già sperimentato l’arresto, dopo una adolescenza fatta di piccolo spaccio e di violenza quotidiana, in una famiglia in difficoltà e cercando di costruire una normalità poco conosciuta. Insomma, come in poche parole ha spiegato lui: «Mi sono un attimo perso».

Fortunatamente però, e anche grazie a percorsi poco noti ai più ma perfettamente funzionanti nella rete dei servizi sociali della città, Simone ora sta cercando lavoro, e spera di poter “mettere le mani” in auto e moto di cui ha una grande passione.

La sua storia comincia alle superiori: «Mi sono iscritto all’Enaip ma poi mi sono ritirato al secondo anno, e non ho più fatto nulla: nè studiare ne lavorare».

Nel frattempo accumula qualche precedente, «Un po’ per droga, un po’ per lesioni» e la sua vita, man mano, viene raccontata dai suoi tatuaggi: «Il primo che mi sono fatto è “Mamma”, dedicato a lei che è mia mamma e anche mio papà. Poi ne ho uno con su scritto “Nonna Moto” perchè mia nonna quand’ero piccolo aveva un Garelli, e siccome non riuscivo a dire nonna Maria la chiamavo Nonna Moto. Quando è morta, me lo sono tatuato, quattro anni fa. Il ”Carpe Diem” l’ho cercato, e ho cercato il significato prima di tatuarmelo. “Cogli l’attimo”, anche se quando l’ho fatto non era il migliore da tatuare. Però l’ho fatto lo stesso».

Intanto cominciano i guai: «Avevo dei reati, così sono stato seguito dagli assistenti sociali di Varese – spiega Simone – Sono stato messo alla prova e sono entrato in un percorso per far vedere al giudice che mi impegnavo, che mi davo da fare anche se non avevo niente da fare. Poi è successa questa rapina che mi hanno accusato di avere fatto, e una mattina sono venuti ad arrestarmi. Alla fine mi hanno assolto, quella rapina non l’avevo mai fatta, ma sono comunque rimasto in comunità a Brescia per sei mesi a causa degli altri reati, e sono uscito per Natale».

“SONO CONTENTO DI ESSERE STATO ARRESTATO: HO SCOPERTO DI AVERE QUALCOSA DA PERDERE”

Un brutto inciampo, una situazione grave. Ma Simone la commenta così: «A me è servito tanto, sono contento ora di dire che mi hanno arrestato quella mattina. E’ stato brutto all’inizio perchè è dura, non è facile. Però a me è servito molto: lì ho scoperto il sacrificio, cosa significa stare lontano da casa e fare del male a delle persone che ti vogliono bene».

«Ho fatto sei mesi a Brescia, mi sono trovato bene e mi hanno aiutato molto – continua – Era una comunità, un pronto intervento. E’ successo un anno fa». In quei mesi di comunità, Simone ha scoperto che: «Io alla fine ho qualcosa da perdere, non è che non ho nulla: ho la mamma, il fratello, i nonni e la ragazza».

Dopo la comunità «Sono tornato dai miei: da mia mamma, e da un fratello piu piccolo che vive con me. Poi ho due sorelle da parte di mio papà, ma una è in comunità, e l’altra ce l’ha in affidamento mio nonno».

Chi ti è venuto a prendere? «Solo mia mamma. non volevo nessuno – risponde – Con lei parlo, mi fa ragionare. Se non ci fosse stata chissà a quest’ora dove sarei. E’ stato difficile per lei, perchè sono sincero non se l’aspettava. Però sa che mi è servito. Lo so io e lo sa anche lei». Il fratello più piccolo invece ha 14 anni, e lui ora fa “il fratello maggiore”: «Gli ho già detto che se fa delle scemate “gli spezzo le gambe” – dice ridendo – Ma lo sa, ha visto anche con me, ha sofferto tanto»

Oltre a un fratello, ha una ragazza, e da parecchio tempo: chiediamo quanti anni ha e risponde; «Diciotto a Novembre. Studia socio, è al quarto anno. stiamo insieme da quattro anni. Lei ha vissuto tutto, è stata una colonna, se non c’era lei forse mi perdevo ancora. Io le cose le ho fatte, è giusto che le paghi. Lei però mi ha aiutato tanto, mi è stata veramente vicino».

SIMONE, IL FUTURO E IL DESTINO

Come ti vedi tra dieci anni? «Boh, tra dieci anni penso di avere anche una famiglia. Spero – risponde – Spero soprattutto di sistemarmi: per il momento sto facendo la patente e cerco lavoro».

Cosa stai cercando di fare? «Tutto. Mi piacerebbe lavorare in ambito motori perchè mi è sempre piaciuto. Il gommista mi piacerebbe molto. Però anche altri lavori non mi dispiacciono… basta che non stia dietro a un computer. Io ho un garage dove mi metto a fare motorini, biciclette, di tutto. Ho proprio la passione»

Alla fine, è Simone a fare una domanda alla giornalista: «Tu per chi lavori?» Rispondo: «Varesenews, lo conosci? «Certo, mo’ va molto Varesenews» risponde, ricordando di avere letto del funerale di Peppe, il ragazzo morto in un incidente il 22 maggio scorso. «Con lui sono proprio cresciuto, ci ho pure abitato insieme nove mesi. C’era un legame stretto tra noi. Avevamo la stessa passione per le moto, il sabato e la domenica andavamo a girare. E poi.. il destino è brutto, a volte. E io penso che c’è un angelo per me».

UN ANGELO CHIAMATO RE-START

Un angelo che l’ha portato ad incontrare, su segnalazione dei servizi sociali, “Re-Start“, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che comprende tra l’altro un lavoro educativo di affiancamento per chi ha avuto qualche intoppo nella crescita, dall’abbandono scolastico ai veri e propri reati, con l’idea di tracciare il solco per avviare un nuovo inizio, e che è presente a Varese e Malnate con attività e iniziative dedicate ai giovani.

Simone in particolare da tempo partecipa attivamente al gruppo Ripartenze di Re-Start, che si trova una volta alla settimana nel quartiere delle Bustecche. «Abbiamo l’incontro il martedi, con gli educatori e gli altri ragazzi: ci confrontiamo, giochiamo a carte, facciamo attività. E’ una cosa che devo fare, ma mi è sempre piaciuta».

Con lui c’è Andrea Maldera, il suo educatore di riferimento, felice del suo percorso personale: «Sono contento anche di avere conosciuto Andrea, perchè quando l’ho conosciuto stavo già cambiando e mi ha aiutato a proseguire»

Nei giorni scorsi, lo stesso angelo che gli ha fatto conoscere questa realtà l’ha anche indirizzato sulla strada di un tirocinio: da meccanico gommista, proprio quello che sognava. Comincerà in questi giorni, e tutti noi facciamo il tifo per il suo lieto fine.

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 12 Ottobre 2021
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