Fare il fieno come una volta? “Ecologico e divertente, ma nessuno sa più usare la falce”

Nessun agricoltore locale è più in grado di insegnare a maneggiare la “ranza” dei nonni: tutti col decespugliatore, che però con motore a due tempi inquina come 100 automobili. Viaggio tra chi propone un ritorno alle origini

Valcuvia, a lezione di “ranza\" come la usavano i nonni

L’ultimo taglio risale alla fine di settembre ma con le temperature tutto sommato ancora non eccessivamente basse l’erba si potrà forse ancora tagliare prima del trasformarsi della rugiada in brina, segno dell’arrivo dell’inverno, quando la natura rimane in stallo in attesa del ritorno del caldo.

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Ma chi si immagina il canto dei decespugliatori o dei mezzi agricoli con motore a scoppio dovrà ricredersi dal momento che in Valcuvia sta nascendo un movimento che vuole ritornare alle origini se non altro per tramandare una tradizione oramai persa nel tempo, quella dello sfalcio a mano dell’erba: la fienagione, come veniva fatta un tempo.

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Così sarà capitato di notare una compagnia alle prese con la falce in metallo, persone intente a provare il giusto movimento d’avambraccio, spalla e bacino per consentire il “quasi contatto“ della lama col campo, mantenendone inalterato l’ecosistema con gli steli che rimangono lunghi e non polverizzati dal filo “0.4“ o dalle lame dei macchinari a tracolla che fanno sì rumore, ma pure inquinano.

«Ma che sarà mai? Alla fine sto tagliando l’erba: più ecologico e “green“ di così…».

Invece no.

La “Sezione della protezione dell’aria dell’acqua e del suolo“ del Canton Ticino (quindi un sito ufficiale delle istituzioni cantonali) spiega le proporzioni legate all’inquinamento con motori a scoppio a due tempi: “È difficile credere che piccoli apparecchi possano avere un impatto sulla salute e sull’ambiente così importante”, scrive l’ente svizzero.

Eppure un tosaerba emette la stessa quantità di benzene di 26 automobili con catalizzatore. Per le motoseghe o i decespugliatori la situazione è ancora più critica: le emissioni corrispondono a quelle di 100 automobili”.

Per risolvere un problema che rappresenta una fonte di inquinamento importante, il consiglio è di impiegare tosaerba elettrici o modelli a quattro tempi meno inquinanti. “Un semplice accorgimento è l’impiego di una speciale benzina a basse emissioni, detta benzina alchilata“, continua il sito ticinese.

Oppure si può imparare ad utilizzare la falce a mano.

Ma anche in questo caso sorgono dei problemi, dal momento che – sembra impossibile crederci – nessuno è più in grado di insegnare ad usare questo utensile un tempo così diffuso nelle campagne (mitiche, non a caso, le prime immagini di Novecento, il capolavoro di Bernardo Bertolucci ambientato nelle campagne parmensi).

Lo conferma Paola Castiglioni fondatrice e attivista dell’associazione “Matrioska“ nata nel luglio 2020 a Orino e che oggi vanta una cinquantina di iscritti fra quanti sono alla ricerca di nuovi punti di riferimento che rispondano ai reali bisogni del territorio, con lo scopo di progettare lo sviluppo di comunità, coltivando biodiversità.

«In concomitanza con l’European Day of Sustanaible Communities 2021 del 18 settembre, avevamo pensato di realizzare un incontro per la riscoperta della pratica della fienagione con la falce, esplorando le implicazioni antropologiche, culturali, ecologiche, naturalistiche di questa scelta. Per farlo abbiamo contattato alcune aziende agricole della zona per sapere se qualcuno potesse partecipare alla nostra iniziativa, ma con grande stupore ci siamo accorti che la falce, un tempo strumento indispensabile per garantire il fieno agli animali, è oggi un utensile praticamente sconosciuto anche da chi lavora la terra».

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Certo: i contadini della zona sanno cos’è la falce, ma sembra non siano in grado di usarla o per lo meno di spiegare come si fa. Così l’associazione ha coinvolto Olivier Fontaine, permacultore e docente di meteorologia (arrivato da Torino) che ha illustrato i sistemi di taglio e soprattutto la fase della preparazione della falce – la “ranza“, come veniva chiamata da queste parti – che parte dalla battitura e molatura a mano della lama, passando per la predisposizione delle lunghezze dei supporti che aiutano il taglio, movimento quasi automatico ma che deve essere prima studiato: la linea di impiego della lama non deve essere troppo alta né troppo bassa rispetto all’altezza del suolo ma nella giusta posizione per sfiorare, quasi carezzare la terra.

Questo movimento consente di tagliare ampi prati garantendo il rispetto del micro ecosistema che si nasconde fra i campi e composto da piccoli insetti e rettili, invertebrati e mammiferi che spesso rimangono vittime di utensili o mezzi agricoli più grandi che oltre a inquinare sono poco rispettosi dell’ambiente animale e vegetale.

Di sicuro si tratta di un sistema faticoso e che mal si combina agli scopi dell’agricoltura intensiva ma che rappresenta comunque un’alternativa per piccoli tratti di verde che in questo modo viene rispettato senza inquinare (anche dal punto di vista acustico).

Alle iniziative di questa associazione partecipano anche giovani e bambini che così imparano a rispettare la terra e a conoscere tradizioni oramai scomparse.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 12 Ottobre 2021
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