L’acciaio green in Italia si può fare

Piccole e resilienti, le aziende della siderurgia italiana hanno reagito meglio alla pandemia. A Made in Steel, l'evento più importante del settore, le parole d'ordine sono state: decarbonizzazione, innovazione, energia rinnovabile e riciclo

Economia varie

«I gruppi italiani, a differenza di quelli europei, sono riusciti a mantenersi in territorio positivo grazie alle loro dimensioni minori rispetto ai grandi gruppi integrati. Pur con cali di fatturato, hanno reagito meglio alla crisi adattandosi rapidamente alle nuove condizioni derivanti dalla pandemia. All’interno della filiera il comparto più colpito è stato quello dei produttori, ma certamente saranno anche quelli destinati a trarre i maggiori benefici dalla ripartenza delle attività».
Con questo intervento di Gianfranco Tosini, responsabile dell’ufficio studi di Siderweb, la community italiana dell’acciaio, alla nona edizione di Made in Steel, che si è tenuta in questi giorni a Fiera Milano a Rho, si è aperto il convegno  dal titolo “Bilanci d’Acciaio 2021″. (nella foto l’edizione 2019 di Made in Steel)

Durante la tavola rotonda, a cui hanno partecipato Franco Bernabè di Acciaierie d’Italia), Antonio Gozzi di Duferco, Antonio Marcegaglia  del gruppo Marcegaglia, Giuseppe Pasini di Feralpi e Stefano Rossetti di Bper Banca, moderata da Lucio Dall’Angelo, direttore di Siderweb, sono stati affrontati il tema della sostenibilità, della decarbonizzazione e dell’impiego delle tecnologie digitali.

SOSTENIBILITÀ E DECARBONIZZAZIONE

Se per Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia,  si «deve trovare un punto di equilibrio fra sostenibilità ambientale, economica e sociale per rilanciarsi», al tempo stesso bisogna «essere consapevoli di quanto le scelte che ci attendono si inseriscono nel contesto più ampio dell’acciaio italiano e di quanto lo condizioneranno. Sapendo anche che la sostenibilità e la decarbonizzazione degli impianti sono il punto di arrivo».

«In piena crisi pandemica – ha spiegato Antonio Gozzi, presidente Duferco Italia Holding – abbiamo avviato la costruzione di un nuovo laminatoio che sarà il più moderno d’Europa. Gli elementi di rilievo riguardano la digitalizzazione, l’utilizzo di energie rinnovabili e la conseguente decarbonizzazione. Un impianto che avrà oltre 10mila sensori destinati ad alimentare il sistema di intelligenza artificiale che utilizza i dati per migliorare il processo di laminazione. Il secondo elemento è il fatto che l’impianto viene alimentato da energie rinnovabili, come il biometano. Abbiamo lavorato in parallelo per creare una sinergia con gli allevamenti, le aziende zootecniche e gli agricoltori che circondano la nostra azienda di San Zeno, a Brescia. Utilizziamo biodigestori per ottenere biogas e per alimentare il nuovo forno di riscaldo. Entro il 2030 avremo quindi un impianto da un milione di tonnellate di acciaio totalmente decarbonizzato. Crediamo che questo nostro investimento dimostri che una siderurgia sostenibile è possibile».

COLLABORARE CON LE STARTUP

«Il Gruppo Marcegaglia – ha detto Antonio Marcegaglia, presidente del gruppo industriale – ha chiuso il primo semestre con numeri importanti, che fanno presagire un bilancio record per il 2021. Abbiamo investito nell’acciaio verde, con la startup svedese H2GS, stiamo lavorando su prospettive di crescita sia nell’inox che nel carbonio, con diverse opzioni in Italia e all’estero in questi tre giorni abbiamo “testato”, finalmente in presenza, l’effervescenza che in questo momento sta vivendo il settore».
Non mancano certo le criticità del momento: dal prezzo dell’energia, all’approvvigionamento di materie prime, dalla salvaguardia alle spinte protezionistiche. «Sono fiducioso – ha concluso Marcegaglia – che il clima che abbiamo respirato a Made in Steel è un ulteriore segnale che tutti gli operatori hanno percezioni positive sul mercato. La domanda reale è ancora robusta e resterà tale anche nel 2022. Dobbiamo avere la capacità di cavalcare questo momento, lavorando, anche sul fronte europeo, per rafforzare l’intera filiera dell’acciaio italiano».

L’80% DELL’ACCIAIO ITALIANO È PRODOTTO DA FORNI ELETTRICI

«Quando si entra nel tema della sostenibilità – ha sottolineato Giuseppe Pasini, presidente Feralpi Holding – e parliamo di siderurgia, allora dobbiamo ricordare sempre che in Italia non c’è solo Taranto. Oltre l’80% dell’acciaio italiano è prodotto da forni elettrici che recuperano rottami ferrosi. Per questo, siamo un vero e concreto modello di economia circolare. Ecco perché, nell’acciaio, la sostenibilità, tanto decantata in ogni settore, non è un fattore di comunicazione, ma un valore reale. Nonostante questo, ancora c’è chi ci pensa brutti, sporchi e cattivi. Se guardiamo poi agli obiettivi del 2030, alla riduzione del -55% delle emissioni europee di CO2, allora non possiamo che entrare nel tema dell’energia. La strada della decarbonizzazione è quella giusta, ma al 2030 dobbiamo arrivarci con imprese competitive. Ecco perché è necessario che sull’energia l’Europa si muova su un fronte comune, con una vera politica energetica condivisa per evitare che ogni Paese faccia da sé. In caso contrario non solo sarà difficile raggiungere il target europeo, ma rischiamo anche di colpire la manifattura europea».

In tutti questi ragionamenti gli investimenti sono il punto centrale e dunque diventa strategico il ruolo giocato dalle banche. «Credo che il sistema bancario possa svolgere un ruolo fondamentale nel “Rinascimento” che connota il comparto della siderurgia – ha detto Stefano Rossetti, vice direttore generale vicario di Bper Banca – Il nostro impegno è quello di sostenere le imprese nella competizione globale e di aiutarle a cogliere tutte le opportunità del Pnrr».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 08 Ottobre 2021
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