Sara e quel nodulino al seno che le ha cambiato la vita e resa più forte

In occasione della Giornata del Tumore metastatico al Seno che si celebra il 13 ottobre, raccontiamo la battaglia di una donna che convive con il tumore e del suo lungo e complesso cammino per ritrovare l'equilibrio

Sara Mascetti donna con tumore metastatico al seno

Oggi ricorre la Giornata del Tumore metastatico della mammella. In Italia sono oltre 13.000 le donne che convivono con la malattia grazie a farmaci che la rendono spesso cronica. La ricorrenza è un invito a lavorare per migliorare la qualità della vita di queste donne. Donne come Sara Mascetti che tre anni fa scoprì il nodulino. 


Sara non aveva mai avuto paura della malattia. Era ligia ai controlli perchè il suo era un seno fibrocistico. Ogni anno si sottoponeva a mammografia ed ecografia, anche se in casa non c’erano casi di famigliarità. Era attenta al suo corpo, aveva imparato a conoscerlo e a rispettarlo.

Quando, quel giorno, trovò un piccolo nodulo al seno, reagì immediatamente. Prese appuntamento per il controllo diagnostico anche se non era passato il periodo canonico: « Volevo mettermi tranquilla, essere sicura della mia salute».

Si rivolge a un centro privato: l’esame è completo e il risultato la tranquillizza. Ancora nulla di preoccupante.

Dopo tre mesi, però, quel nodulino si fa più grosso, è visibile anche ad occhio nudo. Così Sara si rivolge alla sua dottoressa di famiglia. Ed è lei la prima a capire che non va tutto bene. Richiede urgente un nuovo controllo con mammo ed eco. Ancora una volta in un centro privato ma diverso. Il radiologo studia con attenzione quella pallina, che non sa inquadrare bene. Chiama lui stesso la professoressa Francesca Rovera e le fissa un appuntamento urgente.

« In tre mesi, la pallina quasi impercettibile era diventata di otto centimetri – ricorda Sara Mascetti – Mi ritrovo con l’appuntamento con la senologa. Io non avevo mai conosciuto prima una specialista del seno. Mi ero sempre fermata al controllo diagnostico. Vengo presa in carico con grande umanità e comprensione dalla professoressa Rovera nella Breast Unit dell’ospedale di Varese: dalla prima eco fatta a giugno arrivo a novembre che entro nel lungo e complesso percorso da cui non sono più uscita».

A novembre Sara si sottopone a tutta la profilassi pre operatoria e a gennaio subisce il primo intervento: una mastectomia e l’asportazione di ben 26 linfonodi su 34 già intaccati: « Il tumore era di 4 centimetri ma, mi disse la professoressa Rovera, era un grappolo di tanti piccoli tumori ed era meno preoccupante anche se c’era l’anomalia dei linfonodi intaccati. Ancora non sapevo che la mia storia avrebbe avuto un risvolto più complicato. Quando, l’anno seguente, mi operano per simmetrizzare l’altro seno e asportano del materiale, in quei tessuti trovano altri focolai, piccole zone che non erano risultate evidenti durante gli esami. Così torno di nuovo sotto i ferri per verificare l’altro seno. Sembrava una cosa piccola invece mi sveglio con un’altra mastectomia e la pulizia del cavo ascellare dove vengono individuati 6 linfonodi già compromessi».

La malattia la costringe ad affrontare una realtà difficile, con un corpo offeso che fatica a riprendere:  « L’esperienza in chirurgia plastica mi abbatte psicologicamente. Ho la netta percezione che ai loro occhi sono solo un seno. Sono arrabbiata, delusa, frustrata. Sfogo il mio disagio con le senologhe che mi offrono supporto e consigli. Capisco in quel momento che ho bisogno di reagire, di trovare soluzioni per stare meglio. Mi impongo di curarmi tutte le ferite ricevute, anche quelle dell’anima». Il percorso è tutto in salita: anche le relazioni famigliari diventano complesse e la malattia si frappone al dialogo. Piano piano, Sara riprende il controllo di se stessa: agopuntura, fisioterapia, nuoto, osteopatia e poi lo psicologo: « Nella Breast Unit ci sono molte offerte per ritrovare l’equilibrio come l’agopuntura e lo psicologo. Una figura fondamentale nella mia rielaborazione. Mi ha aiutato a ritrovare l’equilibrio e i rapporti con i miei cari, così determinanti nella mia rinascita. Ho aggiustato le relazioni necessarie, ricollocato quelle più delicate ed eliminato quelle negative».

La battaglia di Sara non è vinta. Dopo due cicli di chemio e du di radio, ancora oggi sta affrontando il terzo ciclo di una cura biologica che lascia comunque strascichi quotidiani: a dicembre si sottoporrà a controlli per verificare che la terapia stia facendo effetto.

Le visite in ospedale sono costanti , alla Breast di Varese o allo IEO nei laboratori privati per i controlli. Proprio in uno di questi controlli, viene individuata una lesione alla vertebra D12, dietro al seno: « Il referto la definiva “ preesistente” ma nei referti antecedenti nessuno l’aveva mai citata. Tra tante lesioni in diverse parti del mio collo, alcune cicatrizzate, altre ferme, questa è stata individuata come “ in movimento”. Dallo studio più approfondito è emerso che si tratta di una metastasi».

Il tumore gioca con Sara a nascondino, emerge all’improvviso e poi scompare per riapparire di nuovo: « Oggi, però, sono un’altra donna. La persona che volevo essere, padrona della mia vita. Questa malattia mi ha costretta ad affrontare le mie ansie e paure, a focalizzare le mie speranze e gli obiettivi. Io affronto la mia vita ogni giorno sapendo che convivo con un tumore. Ho deciso di non lasciarmi condizionare dall’ansia ma di godere di ogni attimo. Ho superato la paura della morte e questo mi dà quella serenità che mi alleggerisce la quotidianità. Ho un gruppo di “auto aiuto” che si è rivelato fondamentale nei momenti più duri e per gli incubi peggiori. Ho trovato medici di grande umanità. Sono una Sara diversa, più consapevole e soddisfatta». 

IL COMMENTO DI EUROPA DONNA, L’ASSOCIAZIONE CHE HA PROMOSSO LA GIORNATA DEL TUMORE METASTATICO ALLA MAMMELLA

«L’anno scorso, con l’istituzione ufficiale del 13 ottobre come  Giornata Nazionale del Tumore al Seno Metastatico, abbiamo finalmente ottenuto ciò che chiedevamo da cinque anni – dichiara Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia, il movimento che da oltre 20 anni è impegnato a sostenere i diritti delle donne per ottenere migliori e più equi accessi dalla prevenzione alla cura del tumore al seno. –  Tuttavia questo risultato non rappresenta un punto di arrivo bensì un punto di partenza, affinché le Istituzioni prendano coscienza delle specificità di questa malattia e si assumano l’impegno di individuare l’approccio di politica sanitaria più adeguato. Questo è il senso della mobilitazione delle 85 associazioni – tra le 174 che fanno parte della nostra rete – che hanno organizzato 175 eventi di sensibilizzazione in 123 città di 18 Regioni. Tra questi anche numerosi incontri istituzionali con gli Assessori regionali, per far passare le richieste espresse nel nostro Manifesto delle donne con tumore al seno metastatico. Questo documento esprime in 7 punti le principali esigenze delle pazienti, a ciascuna delle quali deve corrispondere un provvedimento concreto per migliorare la loro qualità di cura e di vita».

Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

Sono una redattrice anziana, protagonista della grande crescita di questa testata. La nostra forza sono i lettori a cui chiediamo un patto di alleanza per continuare a crescere insieme.

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Pubblicato il 13 Ottobre 2021
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