“Non ci torno più in treno, dopo l’ultima esperienza alla stazione di Busto”

Tra le vostre esperienze, anche quella della "pendolare Anna Prandoni", direttore del magazine gastronomico de "Linkiesta" Gastronomica ed giornalista e scrittrice specializzata in cibo: che fino ad oggi andava a Milano in treno

velostazione stazione fs busto arsizio

Tra le esperienze di donne pendolari sul treno, che abbiamo raccolto in questi giorni, anche quella della “pendolare Anna Prandoni“, direttore del magazine gastronomico de “Linkiesta” Gastronomica ed giornalista e scrittrice specializzata in cibo: che fino ad oggi andava a Milano in treno. Ecco la sua storia

Questo è l’ultimo treno pendolari che prenderò fino a data da destinarsi.
In stazione cinque persone senza mascherina. Cinque uomini. No, io non me la sento di avvicinarmi e dire loro di mettersela.
Non è una stazione aperta, è sotterranea, e non c’è nessuno in giro oltre a noi sei.
Mi fa arrabbiare avere paura di esercitare un mio diritto. Ma al momento la situazione è questa: loro sono in maggioranza, e sono uomini. Quattro sono un branco. Un gruppo di giovani che se la intendono e si spintonano ridacchiando. Parlano una lingua che non capisco. L’altro è più vecchio, solitario, ma ugualmente non conciliante.
Forse sono io, a preoccuparmi troppo della loro possibile reazione. Ma dopo gli attacchi alle due ragazze proprio su questa linea non riesco a stare tranquilla su questi treni.
Cerco di allontanarmi il più possibile. Salgo su una carrozza lontana, ma il treno è corto e loro arrivano fino a qui salendo dalla prima e cercando un posto.
In treno la situazione è ancora peggio: pieno, e con più della metà dei passeggeri senza mascherina o con mascherina abbassata.
Ho appena sentito il telegiornale, e i nuovi dati, e la preoccupazione per la quarta ondata che si fa sentire. Le terapie intensive che si stanno riempiendo di nuovo. E guardare tutti questi idioti incuranti della salute pubblica mi fa stare ancora più male.
Ma la cosa che mi fa più arrabbiare, e torno di nuovo lì, è non avere la forza e il coraggio per prenderli tutti a male parole.
Ci vorrebbe poco, in fondo. “Ehi, vi mettete la mascherina?”. Non ce la faccio. Sono troppi. E sono sola. E sono donna. E non me la sento.
E più penso a questa situazione e più mi arrabbio perchè non è giusto che le persone ragionevoli, le persone che si impegnano e sono la maggioranza, non possano essere tutelate in questa situazione. E debbano decidere di non andare al cinema. Di non prendere un treno. Perchè il mondo è dei prepotenti e combatterli da ragionevoli è fuori dalla mia portata.

Anna Prandoni
Busto Arsizio

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Dicembre 2021
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Commenti

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  1. Gigi Tacomait
    Scritto da Gigi Tacomait

    Difficile darle torto. Purtroppo.

  2. doink_thedoink
    Scritto da doink_thedoink

    Concordo, massima solidarietà alla signora!
    In Italia quando si fanno leggi e regolamenti, occorre mettere forze adeguate in campo per farli rispettare.
    Invece tutto alla “carlona”…

  3. Gigi Carenzo
    Scritto da Gigi Carenzo

    spero che non dovremo arrivare a fare i VAGONI ROSA…….

    1. Scritto da Felice

      I vagoni rosa sono l’ennesimo aborto concettuale nato da una società che piuttosto di affrontare i problemi si arrende e si trincera su se stessa fuggendo e isolandosi in compartimenti stagni mentre il restante treno (per non dire tutto il resto) si tramuta in una terra di nessuno alla mercè di bande di predoni che fanno il bello e cattivo tempo, consci di restare impuniti o al massimo di rischiare pochissimo.
      La resa definitiva e la morte dello stato di diritto.

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