Secondo Natale in pandemia: previsioni e consigli dell’infettivologo dell’ospedale di Varese

Il primario dell'Asst Sette Laghi parla degli effetti della pandemia in ospedale in attesa che arrivi anche nel Varesotto la variante omicron

coronavirus

Secondo Natale in pandemia. Rispetto allo scorso anno abbiamo raggiunto una buona copertura vaccinale, ma c’è l’incognita di una variante di cui sa molto poco. Cosa aspettarci?

Lo abbiamo chiesto al professor Paolo Grossi, primario del reparto di Malattie infettive all’ospedale di Varese, professore all’università dell’Insubria e consulente del Comitato tecnico dell’Istituto Superiore di Sanità.

Che Natale sarà dal punto di vista dei ricoveri?
Al momento la situazione è relativamente stabile. In ospedale si registra un costante ma lieve aumento, non ci sono i picchi delle scorse ondate. Oggi abbiamo ricoverato 135 persone.

Quali le sue previsioni?
Non si possono fare previsioni in questa fase. Io mi auguro di proseguire così ma temo l’arrivo di omicron. Al momento, nessun caso di variante è stata rilevata nel laboratorio del professor Maggi che sequenzia tutti i tamponi positivi. Ma non mi faccio illusioni. Omicron è arrivata in Lombardia, ci sono numerose segnalazioni. Anche a Legnano. E questo arrivo mi preoccupa: non tanto per la gravità delle situazioni cliniche, ma per la crescita dei contagi. Se aumenteranno le persone da ricoverare, per qualsiasi patologia, positive al SarsCoV2, in ospedale dovremo allestire nuovi reparti e limitare le cure a tutti gli altri ammalati che hanno bisogno di assistenza.

Quindi che comportamenti ci consiglia?
Di vaccinarsi,  fare la terza dose, e rispettare le regole di comportamento: distanziamento, igiene e dispositivi di protezione. Io consiglio di avere sempre la mascherina quando si è fuori casa. È una tutela in più.

Paolo grossi

Ma lei andrebbe al ristorante a Natale?
Certamente. Evito le grandi tavolate, compagnie molto numerose Dobbiamo, però, continuare la nostra vita, senza essere spavaldi.

Quali sono le condizioni dei ricoverati? 
In questi giorni, sono ricoverate molte persone anziane, che avevano ricevuto il doppio vaccino nella primavera scorsa. Hanno sviluppato polmoniti ma, con un lungo decorso, ne escono guariti. Senza vaccino l’andamento sarebbe ben diverso. Chi è in terapia intensiva è, in genere, non vaccinato. L’evoluzione della malattia è lenta perchè i degenti sono fragili.
Con l’arrivo di omicron, però, tutti i progressi fatti fino a oggi non sappiamo quanto serviranno.
La copertura vaccinale, con la terza dose, mette al riparo dallo sviluppo della malattia grave. Non dall’infezione: si può lo stesso rimanere contagiati ma in misura nettamente inferiore rispetto a un non vaccinato. Per questo è importante vaccinare tutti: se raggiungeremo una copertura elevata, il virus circolerà sempre meno.

A livello di terapie si sono fatti passi importanti?
Certamente. Oltre ai vaccini ci sono alcuni farmaci monoclonali che vengono somministrati in ambiente ospedaliero. Con la variante omicron, però, sarà differente e sembra efficace solo un farmaco che, al momento, non è disponibile sul mercato italiano. Dall’inizio dell’anno prossimo,  l’agenzia del farmaco Aifa dovrebbe approvare il medicinale per via orale di Pfizer che potrà essere somministrato a domicilio ai soggetti più fragili. Con una buona rete della medicina di base si potrà intervenire efficacemente e tempestivamente evitando le ospedalizzazioni.

Quindi festeggiamenti possibili per Natale ma con le dovute attenzioni?
Direi che sono ancora raccomandati i comportamenti che ormai sappiamo tutti troppo bene. Questo maledetto virus è ancora tra noi.

Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

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Pubblicato il 21 Dicembre 2021
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  1. Scritto da diadora

    ma qualcuno, compreso il camice bianco, ricorda quando negli anni pre covid l’ospedale era sovraccarico e i pazienti delle ambulanze erano dirottati verso gli altri ospedali?
    ricorda l’influenza?

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