Il Giorno della Memoria del Comitato Antifascista di Busto Arsizio

Gli appartenenti al comitato invitano tutti coloro che vogliono aderire ad un momento di raccoglimento davanti al tempio civico con una candela: "Per respingere i venti che soffiano ancora sull'Europa"

fiaccola candela

Il 26 gennaio ore 21.00 innanzi al Tempio Civico di Busto Arsizio, in via F.lli d’Italia, il Comitato Antifascista invita a celebrare il Giorno della Memoria nella sua vigilia «per non dimenticare gli orrori di ieri e per rivendicare i diritti alla libertà e alla dignità di quanti ancora oggi vengono rinchiusi ai margini della vita per non disturbare le esistenze dei più ricchi o come merce di scambio o scudi umani di politiche disumane».

“Si sente da oltre il muro che ogni suono fa passare” – canta Guccini. Perché lo sappiamo e vediamo ciò che accade. L’invito è a portare delle candele, «segno per ricordare in questa Europa che rimuove il passato e con le parole e i canti che potranno accompagnare la vigilia di quella liberazione di Auschwitz, perché siano liberati uomini, donne e bambini oggi prigionieri dei nuovi e disumani campi di segregazione».
Il microfono sarà aperto agli interventi e si potrà aderire, come singoli o gruppi, in loco o annunciando la propria presenza a progettoantifascistaxba@gmail.com.

Ardono i camini di Auschwitz-Birkenau, di Treblinka, di Sobibor. Il progetto di sterminio di un’umanità sub-umanizzata si concretizza sotto i regimi fascista e nazista: ebrei in primo luogo, rom, sinti, omosessuali, disabili, vittime innocenti di una lucida politica onnipotente ed elitaria che ha dominato il Vecchio Continente nella prima metà del secolo scorso. Muri e reticoli di filo spinato dividevano un dentro da un fuori, un incubo da un sogno, una vita da una morte. Muri che hanno visto accasciarsi membra stremate e vite spezzate, visi di bambini senza lacrime, donne e uomini a cui è stata deliberatamente strappata la dignità; muri che ricordano quanto vicina può essere la libertà e quanto doloroso il vedere e il sentire di là da quelli. Muri che si frantumano il 27 gennaio 1945 con l’ingresso dell’Armata Rossa nel Campo di Auschwitz-Birkenau a liberare 7.000 prigionieri scheletrici, nella data divenuta simbolo di quella Memoria Viva della Shoah e degli altri genocidi condotti in nome dell’ideologia fascio-nazista.
Come noto, la Storia non è magistra vitae e di altro filo spinato, di altri muri l’Europa s’è cinta nel corso del Novecento, come quello di Berlino o quello di Nicosia. Anche i campi di Concentramento non tardarono a ripresentarsi -nella Guerra di Bosnia- con altre vittime, altri reclusi, altro processo di de-umanizzazione di individui indesiderati, considerati “in eccesso”.
Il crollo del Muro di Berlino, la fine della mattanza balcanica, il processo di integrazione europea e la stabilizzazione dei rapporti coni paesi dell’ex-Blocco Orientale avevano fatto presagire un’Europa diversa, accogliente, inclusiva, egalitaria, solidale: un’Europa delle persone.
Settantasette anni dopo l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, nell’Unione sono tornati a soffiare venti sinistri. La pacifica convivenza tra i popoli, il principio di non-refoulement (non respingimento di Richiedenti asilo alle frontiere), il diritto alla dignità si infrangono lungo i 1.500 km di nuovi muri e reticoli di filo spinato che sono stati alzati lungo 9.000 km di confine terrestre dell’Area Schengen. Questo per impedire invasioni immaginarie di soggettività migranti provenienti da paesi in cui l’incolumità fisica e psichica viene messa quotidianamente a repentaglio: Siria, Afghanistan, Iran, Pakistan, Iraq per citarne alcuni. Muri che la Fortezza Europa innalza per dividere “noi” da “loro”, “ricchi” da “poveri”, “meritevoli” da “indesiderabili”. È con questa politica discriminatoria ed esclusivista che l’Europa che non sogniamo è diventata una triste realtà. L’Europa che sogniamo non è Utopia: è l’Europa che rispetta le sue stesse leggi come la Convenzione europea sui diritti dell’uomo, quella sui diritti del fanciullo; è l’Europa che rispetta la “Direttiva Qualifiche” in materia di protezione dei rifugiati e richiedenti asilo; è l’Europa che non scambia la diversità per inferiorità; è l’Europa che accetta senza negazioni quel “mai più” che echeggiava dai Lager nazisti nella primavera del 1945; è l’Europa del welfare state, della solidarietà, della tutela della dignità e della libertà di tutti e tutte.
L’Europa che oggi ricorda e commemora attivamente le vittime della Shoah è chiamata a riflettere sulla direzione che ha imboccato a quasi ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Quello che auspichiamo è che la nostra Unione abbia il coraggio di guardare al di là delle barriere di cui si circonda, per ascoltare le grida che le giungono dirompenti “da oltre il muro che ogni suono fa passare”, da parte di donne e uomini in carne ed ossa, la cui unica colpa è trovarsi dall’altra sponda di questo.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Gennaio 2022
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