Le pistole, le tende e la casa per lavarsi una volta al mese. Così vivevano gli spacciatori nei boschi di Mornago

I 7 fantasmi fermati lunedì nelle aree boschive tra Mornago, Casale Litta e Crosio della Valle non lasciavano mai le loro postazioni fino al turno di riposo. Un'attività studiata nei dettagli e organizzata da personaggi tuttora ignoti

carabinieri boschi valganna

Gli spacciatori dei boschi che operavano nelle aree tra Casale Litta, Mornago e Crosio della Valle, fermati dai Carabinieri lunedì, erano anche armati di pistole, perfettamente funzionanti e pronte all’uso. Queste armi venivano regolarmente sotterrate e dissotterrate ogni tot per un’accurata pulizia finalizzata a mantenerle in buono stato per poter sparare.

Le pistole

Due quelle rinvenute questa mattina dai Carabinieri della Compagnia di Gallarate che stanno setacciando palmo a palmo l’area della tendopoli dove avveniva lo smercio. Una di queste non aveva la matricola abrasa, come invece spesso accade per le armi clandestine, e si è risaliti ad una rapina effettuata nel 2007 a Mondragone (Ce).

Il supermarket aperto 13 ore al giorno

Uno smercio costante che i 7 fantasmi marocchini arrestati (il più anziano ha poco meno di 30 anni e il più giovane solo 19) esercitavano tra le 9,30 del mattino e le 22,30, quando scattava una sorta di coprifuoco. In due mesi i Carabinieri di Vergiate e Sesto Calende, appostati nelle zone circostanti, hanno documentato 4550 cessioni di droga con un giro d’affari di oltre 150 mila euro. Tra le tende Decathlon dei sette marocchini si poteva trovare di tutto: dall’hashish all’eroina, passando per la cocaina.

Un mese intero nel bosco prima di potersi lavare

Gli spacciatori lavoravano in modo incessante, con i machete sempre in vista per evitare che qualcuno potesse fare questioni su quantità e qualità dello stupefacente acquistato. I loro turni nel bosco duravano l’intero mese che affrontavano senza avere possibilità di lavarsi o lavare i vestiti, dopodichè si spostavano in un appartamento di Locate Varesino dove sostavano per una decina di giorni di riposo. All’interno di questo appartamento la droga entrava in grosse quantità e usciva già suddivisa in piccole dosi che venivano poi portate agli spacciatori di turno. Nel bosco erano continui i rifornimenti di droga ma anche di cibo, necessario a sfamare questa truppa di disperati mentre, a riprova di una certa tempra, le notti sotto zero venivano affrontate con mucchi di coperte e materassi sudici.

I livelli superiori

Un meccanismo preciso e puntuale che gli inquirenti (il pm che si è occupata del caso è Francesca Parola) sono riusciti a ricostruire fino ad un certo punto perchè i livelli superiori, in questa storia, non appaiono mai. Solo uno dei sette arrestati ieri era sempre fisso nell’abitazione di Locate con  la funzione di dirigere tutta l’attività di spaccio al minuto.

L’insolito traffico di auto

L’operazione di lunedì è arrivata dopo che i residenti di questo tranquillissimo fazzoletto di terra ai piedi delle Prealpi Varesine hanno notato un incremento vertiginoso di auto che sostavano per poco tempo in zone dove, apparentemente, non c’era nessuno. In alcuni momenti si sono addirittura viste delle code di auto in attesa, a testimonianza dell’intensa attività dei 7 marocchini. Fantasmi senza identità e senza un tracciato delle loro vite, arrivati in Italia nei modi più disparati e finiti nel primo girone dell’inferno criminale che da anni colonizza i boschi del Varesotto

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Gennaio 2022
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  1. Scritto da Felice

    Essere di sinistra non significa avallare tutto questo nel nome del buonismo dell’accoglienza ipocrita. Le decine di disperati che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste saranno futura manovalanza per questi traffici, rendendo di fatto il territorio uno spaccio a cielo aperto nonchè non consentendoci più di goderci i nostri boschi in sicurezza (in pratica non ci sentiamo liberi e sicuri nemmeno a casa nostra). Dato che alla favoletta degli immigrati indispensabili per pagarci la pensione non ci crede più nessuno vorrei capire quale sia il piano per garantire a tutti un lavoro onesto ed evitare che finiscano nella rete della criminalità e dello spaccio. Se questo piano come sospetto non esistesse allora gradirei che l’Europa intera si comporti una buona volta come un paese sovrano in materia di difesa dei propri confini nazionali. E’ inutile che applaudiamo alla integrità del governo Australiano per la questione Djokovic quando noi avalliamo qualsiasi ingresso in patria. Ricordo che a 10 km dal confine, in un’altro paese, ci saranno ben altri problemi ma un degrado così è ben lungi dall’essere percepibile.

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