Il processo Molina accende il faro sui prestiti alle società private

Sentiti l’ex vice sindaco Mauro Morello, che si tirò indietro appena prima di investire in Rete55, e il manager Luca Galli che fece incontrare i vertici di Mata spa con la Fondazione della onlus varesina

giudiziaria

In due occasioni i possibili investitori per prestiti a Rete55 si fermarono sulla soglia della firma: prima l’ex vice sindaco di Varese Morello che sarebbe dovuto entrare con una partecipazione cospicua nell’emittente, ma che vi rinunciò.

Poi Fondazione Comunitaria del Varesotto che deliberò a maggioranza la volontà di sottoscrivere un prestito a favore dell’emittente di Gornate Olona che però ritirò la proposta.

È in una temperie ricostruita pezzo a pezzo e fatta di legami fra politica, economia e “capitalismo di relazione“ che procede a passo spedito il processo sul “caso Molina“ dinanzi al Collegio di Varese presieduto dal giudice Andrea Crema che dovrà decidere se vi fu o meno peculato e concorso in peculato, reati contestati rispettivamente a Christian Campiotti e Lorenzo Airoldi, l’uno presidente di Fondazione Molina, l’altro manager di Rete55 Evolution spa ai tempi dell’accensione di un prestito obbligazionario dell’ammontare di 450 mila euro.

Il processo, che vede anche un secondo capo di imputazione (contestato al solo Campiotti) legato all’attivazione di altro prestito obbligazionario di natura ipotecaria di 500 mila euro con Mata Spa ha visto oggi comporsi il mosaico di testimonianze chieste dall’accusa (pm Lorenzo Dalla Palma) e controinterrogatori dalle difese dove si è ampiamente esplorato il panorama politico-economico di sette anni fa, scosso dall’inchiesta partita da un esposto dell’allora sindaco Attilio Fontana alla guardia di finanza di Varese nel giugno 2016 dopo essere venuto a conoscenza della sottoscrizione del prestito da parte della fondazione che garantisce assistenza agli anziani della città.

Secondo il capo d’imputazione i fatti sarebbero stati commessi nel 2015 (prestito Rete55) e nel 2016 (prestito Mata spa).

Dunque nell’udienza odierna è stato sentito l’allora vice sindaco di Varese Mauro Morello, imprenditore ed esponente degli ambienti politici centristi che proprio in quel contesto venne avvicinato da Airoldi su invito di Campiotti con l’obiettivo di proporre l’ingresso in Rete55, cosa che avvenne attraverso la partecipazione di una società del gruppo per 100 mila euro con la prospettiva di investire una somma ben più cospicua («milioni») con l’obiettivo di incrementare sensibilmente la propensione alla comunicazione della galassia di attività di cui Morello si occupa (e si occupava) e che comprende interessi immobiliari, industriale ma soprattutto turistici e votati alla gestione di strutture ricettive sul territorio varesino.

«Feci fare due distinte due diligence (verifica dei dati del bilancio di una società ndr), che in entrambi i casi diedero esito negativo. I tecnici mi sconsigliarono di investire, consiglio che ho seguito», ha spiegato Morello ai giudici. Oltre ad una parentesi legata poi ad una consulente del personale, professionista nel controllo di gestione chiamata dal commissario straordinario nominato da Ats Insubria Carmine Pallino per una verifica interna alla Fondazione da cui emerse una «pesante situazione legata alle gestione del personale», sono stati esaminati altri due testi per far luce sulla vicenda dei prestiti.

Ha parlato in aula il direttore dell’emittente, che ancora oggi ricopre quel ruolo, il giornalista Matteo Inzaghi che ha ricordato due momenti di difficoltà dovuti alla contingenza mondiale della crisi dei mutui subprime sul finire del primo decennio 2000, e ai problemi legati allo “switch-off“ (cioè la transizione alla televisione digitale completatasi in Italia nel 2012), ma anche il progetto di rilancio dell’emittente che era in trattativa con un operatore cinese per la nascita di un canale satellitare di portata nazionale, progetto poi non andato in porto a suo dire anche a fronte della «tempesta mediatica» seguita allo scoppio del “caso“ Molina e all’emergere dei prestiti effettuati con la liquidità della Fondazione a beneficio dei soggetti privati.

La Corte, ammettendo le domande utili a ricostruire i meccanismi di finanziamento dell’emittente, ha voluto cristallizzare la situazione economica del gruppo risalente oramai a diversi anni fa.

E per questo è stato sentito anche l’ultimo teste, l’ingegnere legnanese Luca Galli, 53 anni, uomo di finanza, esperto societario e imprenditore che ha a lungo gravitato attorno alla Lega, ai tempi dei fatti contestati presidente di Fondazione Comunitaria del Varesotto (emanazione sul territorio di Fondazione Cariplo) oltre che nel cda di Mata spa, e ascoltato come “teste assistito”.

Anche Galli conosceva Campiotti e ha conosciuto Airoldi proprio in virtù della sua funzione di presidente di Fondazione Comunitaria.

«Airoldi mi parlò del progetto di creare un canale televisivo nazionale, e mi chiese se Fondazione Comunitaria fosse interessata a sottoscrivere un prestito obbligazionario particolare che conteneva un premio, un “equity kicker“, cioè una maggiorazione del rendimento (già più elevato dei tassi di interesse allora sul mercato, attorno al 3%) di un ulteriore 6% in caso di cambiamento dell’assetto azionario che sarebbe divenuto tale col completamento dell’operazione di acquisizione da parte dei cinesi».

Ma il progetto va all’aria: è lo stesso Airoldi a ritirare la proposta a seguito della deliberazione (ma non all’unanimità) da parte del cda «che sottoponeva però l’operazione all’acquisizione di documentazione afferente il gruppo, che non ci venne comunicata, e non se ne fece più nulla».

La parte finale dell’escussione di Luca Galli ha riguardato l’accensione di Fondazione Molina del prestito obbligazionario emesso da Mata Spa (è il secondo capo d’imputazione) coperto da una garanzia reale quindi di natura ipotecaria consistente nelle ex scuderie del Castello di Belgioioso, nel Pavese. «Fui io a portare Carlo Vimercati, legale rappresentante di Mata spa in più occasioni alla fondazione Molina. Me lo chiese lui».

Resta in filigrana il quesito di fondo – e risolutivo – sul ruolo giuridico della Fondazione: è soggetto di diritto privato o pubblico? Campiotti, al momento dei prestiti era manager o pubblico ufficiale?

La prossima udienza è fissata per il 26 gennaio quando verranno escussi altri testi.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 13 Gennaio 2022
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