I ragazzi del Falcone a confronto con la dura realtà del carcere

Grazie alla collaborazione con l’associazione Assistenza Carcerati e Famiglie gli studenti dell’istituto hanno incontrato un detenuto che sta espiando la sua pena e sta cercando un futuro diverso

Generica 2020

«Se qualcuno cerca di tirarvi dentro, valutate ogni circostanza e soprattutto valutate le persone».
Antonio (nome di fantasia) è un ragazzone ben piazzato, è in carcere a Busto Arsizio per fatti (legati allo spaccio di droga) risalenti al 2011. Parla ai ragazzi e alle ragazze dell’istituto Falcone, sempre attento alla formazione completa dei ragazzi, senza schivare anche temi scomodi. 

Antonio è stato invitato alla scuola di via Matteotti a Gallarate grazie alla collaborazione dell’associazione Assistenza Carcerati e Famiglie e anche grazie al capo dell’area trattamentale del carcere di Busto Arsizio Valentina Settineri, dentro al progetto di educazione civica coordinato dal professor Giuseppe Mantica.

L’intervento di fronte agli studenti ha prima di tutto messo in guardia sul rischio di fare scelte sbagliate, magari solo per leggerezza tipica dell’età, magari per voglia di emergere, di fare colpo a suon di soldi da spendere. Chi sbaglia e finisce in carcere si scontra con una realtà dura, più dura di quanto certi luoghi comuni suggeriscono a volte anche ai ragazzi. «Il carcere non è per deboli o per i fragili. Ci sono persone che ti avvicinano per chiederti favori in cambio di protezione» ha messo in guardia Antonio.

Chi finisce in carcere per lo più entra “disarmato”, senza punti di riferimento, a volte persino senza i più elementari beni materiali. «Vedo ragazzi che entrano senza un euro, a volte persino senza vestiti. Perché magari la felpa ha il cappuccio o perché è un capo firmato, che non si può mettere». Il tutto in un ambiente duro, dove bisogna guardarsi le spalle, anche se non manca a volte l’aiuto reciproco («Non pensate ci siano solo lupi affamati»).

Secondo la Costituzione il carcere deve puntare al riscatto del detenuto. Nella realtà è un tema difficile, perché le difficoltà materiali spesso superano la possibilità di pensare al proprio futuro. Ma ci sono anche storie positive, dai laboratori di lavoro che insegnano una professione alla possibilità di studiare: Antonio ha raccontato di essersi diplomato in amministrazione e marketing e di aver già trovato la possibilità di lavorare in uno studio professionale (nonostante non abbia ancora finito di scontare la condanna.

Dallo studio e dal lavoro passa molto della riabilitazione della persona detenuta. Anche se poi molto viene dalla elaborazione personale. «Io non ho mai dato neppure una canna a un quindicienne, ma neppure a un trentenne. Ma indirettamente ho fatto del male, ne sono consapevole. Sono dispiaciuto per quello che ho fatto».

«Uno sbaglio, un errore non va a inficiare il futuro di una persona» ha ricordato Annitta Di Mineo, ex docente del Falcone, oggi in pensione ed impegnata proprio con l’associazione che assiste i carcerati di Busto Arsizio e soprattutto le loro famiglie, che indirettamente scontano anche loro una parte della pena, anche se non in carcere. 

Il Falcone sarà coinvolto anche nell’allestimento di «una mostra di opere in ceramica realizzate dai detenuti», ha ricordato in conclusione  Agostino Crotti, presidente dell’associazione Assistenza Carcerati e Famiglie. Il progetto “Belli dentro” al Falcone è gestito dalle docenti Federica Gentile, area legalità, e Cinzia Bossi, area volontariato. E coinvolge le classi sono 4°BT e  4°BTF. 

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 27 Gennaio 2022
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