Appunti sparsi di degenza di un ex medico ospedaliero: il dr Gianfrate racconta la sua esperienza al Circolo di Varese

Dal ringraziamento per chi ogni giorno è al fianco dei malati, ai pasti per celiaci, agli insegnamenti dell'indimenticato dottor Curzio sino all'eccesso di burocrazia

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Appunti di una degenza di un paziente “esperto”. Il dottor Luigi Gianfrate, gastroenterologo a lungo all’ospedale di Varese, descrive la sua esperienza da ricoverato all’ospedale di Varese. Considerazioni e valutazioni che spaziano dalla professione medica, alla qualità dei pasti in un’altalena di paragoni con il passato e prospettive per il futuro. 

Caro Direttore,
Mi chiamo Luigi Gianfrate. Faccio il gastroenterologo. Ho lavorato presso l’Ospedale di Circolo di Varese per oltre trenta anni. Sono in pensione da qualche anno.

A seguito di episodi di febbre alta  con brivido e nessuna risposta alla terapia antibiotica, ho dovuto fare ricorso al nostro Ospedale, magari con qualche giorno di ritardo, data la ritrosia di noi medici a considerarci ammalati seri. Così le ore, le attese, le pause tra gli esami, mi hanno convinto a scrivere questi “sparsi appunti di viaggio” Sono soltanto dei flash, a volte emozionali, a volte razionali.

La prima cosa che mi sento di sottolineare e’ un ENORME RINGRAZIAMENTO  a tutti coloro che, indipendentemente dai compiti, sono prodighi di attenzioni e cura per il malato. Grazie di cuore perché dai volontari ai barellieri, dagli infermieri  ai professionali e infine ai medici, in tutti ho notato il sorriso, la serenità, la consapevolezza che lavorare con l’uomo e per l’uomo è ancora il pilastro su cui si regge l’amore e la passione per questo lavoro. E per queste persone l’eroismo è la quotidianità, il turno dopo turno, le notti, le festività sottratte alle famiglie. Non solo il “grazie”  e “ce la faremo” sotto emergenza Covid.
Spente le luci della informazione schizofrenica (iniziata purtroppo la guerra in Ucraina il Covid e’ scomparso, non fa piu’ audience), anche le attenzioni per i problemi delle categorie sanitarie sono scemate, diluite nell’oblio del ricordo.
E invece NO.  Si è eroi ogni giorno, eroi silenziosi ma quotidianamente indispensabili.

ANCORA GRAZIE DI CUORE 

Il mio secondo flash riguarda i giovani Colleghi.
Una generazione che parte con 100 punti di vantaggio rispetto al passato. Tutti bilingue, tutti nativi digitali. Con l’accesso immediato a tutte le informazioni aggiornate in tempo reale . Ricordo gli appuntamenti alla biblioteca universitaria per eseguire la raccolta bibliografica e le richieste alle segretarie di avere le fotocopie degli articoli il prima possibile…. Oggi il giro si fa col tablet al posto della cartella, con immediato accesso ad esami e referti. E mi e’ tornato il mente il mio vecchio primario , Marcello Curzio, del quale porto sempre con me due insegnamenti primari. Ci diceva che bisogna ascoltare, visitare , elaborare un diagnosi e chiedere accertamenti diagnostici mirati. E se qualcosa non quadrava tornare indietro al via  come al Monopoli , azzerando tutto ma con una premessa di valore assoluto . Non innamorarsi della propria diagnosi ma riascoltare da zero il paziente .
E’ lui che ha sempre ragione.

L’altro insegnamento che mi accompagna sempre è che il paziente non è un fegato, un rene,  una malattia. E’ soprattutto un padre, una madre un mondo di affetti generati e ricevuti. Mai dimenticarsene. Ebbene in tutti i medici giovani e meno giovani ho trovato il sorriso, la passione la competenza e la dedizione. E ai colleghi più giovani, oltre che proporre gli insegnamenti del mio vecchio primario, vorrei loro suggerire che la medicina, non essendo una scienza esatta, ha anche e ancora bisogno di intuito, di genialità.   E quindi un po’ meno scale, “score” linee guida, classificazioni ma un po’ più di sartorialità per creare l’abito perfetto per ogni paziente.
Ho un figlio appena laureato in medicina: la mia seconda figlia lo farà il prossimo anno. Ho frequentato studenti, amici dei miei figli, semplici amici degli amici.
SONO SERENO. SIAMO E SAREMO IN OTTIME MANI

Mi accorgo che sto dilungandomi, ma ho ancora due appunti brevi da segnalare

Lasciamo che i medici facciano i medici. Non sottraiamo loro tempo preziosissimo con corsi, riunioni, aggiornamenti, direttive, rendicontazione delle prestazioni. Queste cose dovrebbero sottrarre al massimo l’un per cento del tempo al  lavoro medico e non diventare la cosa a cui dare maggior significato. Non c’è collega che non si lamenti della burocrazia. Non c’è medico di base che non tornerebbe indietro per avere più tempo per gli assistiti che per le carte.

Ultima considerazione: circa 15 anni fa ho scoperto di essere celiaco. Da ricoverato ho provato i pasti per celiaci. Sappiamo che un buono stato nutrizionale migliora la prognosi delle patologie. Sappiamo che in ospedale , proprio perche’ ammalati, si ha meno fame, meno appetito. Il celiaco deve evitare il glutine che e’ una proteina presente in alcuni cereali. Il riso ne è completamente privo.

Però credetemi non è possibile servire pasta lessata con concentrato di pomodoro al centro del piatto, senza un po’ di olio, senza sale, senza 5 gr di qualsiasi formaggio grattugiato. Oppure servire pasti verdi indefiniti con tracce affioranti di pasta e pomodori non condite o zucchine solo lessate. Per non parlare della frutta. Pere o mele di 5 cm, dalla consistenza del granito , da sbucciare ( impresa titanica) con posate di plastica rotte al primo tentativo. Credo che i celiaci abbiano diritto ad un pasto dignitoso e che ciò sia facilmente ottenibile senza gravare sulle finanze dell’ospedale solo con un po’ più di conoscenza e meno incuria.

Termino questi appunti con alcune semplici considerazioni. Teniamoci ben stretto il valore della salute e ringraziamo quotidianamente chi lavora per noi.

Cerchiamo di rendere migliore la qualità del lavoro di chi lavora per la nostra salute. In maniera costruttiva cerchiamo di porre rimedio a ciò che è migliorabile.

Luigi  Gianfrate

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Maggio 2022
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Commenti

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  1. Somaini Emanuela Ermelina
    Scritto da Somaini Emanuela Ermelina

    i miei complimenti al Dr. Gianfrate per la bella lettera!

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