Così Liuc e Bper hanno riportato in Italia un cervello in fuga

L'intuizione di istituire una cattedra in business analytics con il finanziamento di un importante donor esterno ha dato alla professoressa Alessandra Cillo un'opportunità per tornare

banche

All’Università Liuc è stata istituita la cattedra di business analytics ed è la prima volta che a finanziarla è un donor esterno: Bper Banca. A vincere il concorso è stata la professoressa Alessandra Cillo, studiosa con un solido curriculum alle spalle che nel frattempo, come spesso capita ai cervelli italiani, stava facendo carriera all’estero.
Negli ultimi anni i donatori non sono mai mancati all’ateneo di Castellanza, soprattutto per gli assegni di ricerca. Questa volta però è diverso perché Bper ha deciso di sostenere un posto di ruolo, la cattedra di professore associato in business analytics. (nella foto: la professoressa Alessandra Cillo e Simone Maci responsabile mercato imprese di Bper)

«Questa è una forma di circuito virtuoso – ha detto il rettore della Liuc Federico Visconti – perché insieme a Bper, il cda della Liuc, il presidente Riccardo Comerio e l’amministratore delegato Vittorio Gandini, abbiamo fatto partire questo progetto che ha il fascino della interdisciplinarietà e di una certa trasversalità, di ricerca e didattica, su un tema di particolare rilevanza».

ORA UN ASSEGNISTA DI RICERCA

Ne è nato un programma strategico che ruota attorno al business analytics e su cui il cda della Liuc ha appostato delle risorse. Il comitato esecutivo ha già avviato la procedura per il reclutamento di un assegnista di ricerca che andrà ad arricchire il gruppo di lavoro del professor Giovanni Paolo Crespi e della professoressa Alessandra Cillo.
Il progetto che è già operativo da qualche mese è stato presentato al pubblico durante un incontro dal titolo “L’equazione del management. Il business analytics alla Liuc” alla presenza dei vertici territoriali di Bper, Simone Maci, Luca Gotti e Flavio Debellini, e con la partecipazione di Emanuele Borgonovo, professore della Bocconi, dei colleghi Crespi e Cillo, e dei manager Roberto Merli di Allianz Bank e Armando Lupicini di Campari.
«Grazie all’intuizione del professor Borgonovo – ha spiegato Crespi – siamo riusciti a recuperare un cervello che stava andando definitivamente all’estero e a riportarlo verso il mercato italiano».

SONO COMPETENZE NECESSARIE IN AZIENDA

Studiare il business analytics è importante perché permette ai manager di prendere decisioni più informate sulla base di dati che attraverso un algoritmo sono in grado di “parlare”, cioè di fornire delle evidenze sulle traiettorie dell’azienda.
«Quando il manager ha un business problem – spiega il professor Borgonovo – parla con l’analista che studia una soluzione. I dati vengono inseriti in un modello matematico, un algoritmo, che darà degli output, cioè dei risultati. E così il manager trova una risposta a una sua intuizione. Il numero non va trattato con un atteggiamento fideistico ma criticamente, cioè bisogna valutarne l’affidabilità. Il numero è un passaggio rispetto alla fase decisionale ma non farlo fa sì che l’azienda perda competenze».

Da un’analisi a posteriori della crisi dei subprime che ha portato al fallimento di banche e finanziarie, tra cui il colosso Lehman Brothers, si è saputo che sulle scrivanie di molti manager bancari giacevano dei complessi report di analisti matematici che evidenziavano le anomalie di quei conti. «La risposta che davano questi manager – sottolinea Crespi – è a dir poco disarmante: “È vero il report c’era ma io non capivo che cosa ci fosse scritto”».
Oggi le aziende non possono fare a meno di queste competenze il rischio è la perdita di competitività. «L’applicazione del business analytics e degli strumenti che fornisce la matematica sono fondanti – dice Roberto Merli, cfo di Allianz Bank –. Attualmente non vedrei il modo di fare impresa senza una applicazione massiccia di questi strumenti».

LA COLLABORAZIONE TRA ACCADEMICI E AZIENDE

La collaborazione tra aziende e università in questo settore sta dando risultati interessanti perché influisce positivamente sulla cultura aziendale nel suo complesso. «Interagire con gli accademici – spiega Armando Lupicini di Campari – ci ha fatto capire che per adottare gli analytics bisogna prima di tutto fare un cambio culturale. Il miglior modello non è efficace se c’è un aspettativa differente e se non c’è questa sensibilità in azienda».

LE GRANDI CRISI E L’AVVERSIONE AL RISCHIO

Le grandi crisi che hanno sconvolto i mondo negli ultimi tre lustri, quella finanziaria del 2008, del debito sovrano nel 2010, quella pandemica del 2020 e ora la crisi geopolitica innescata dalla guerra in Ucraina, aprono una riflessione sulla capacità degli algoritmi di allenarsi a questi eventi.
«Se parliamo di attitudine al rischio – conclude la professoressa Alessandra Cillo – ipotizzo che questa serie di eventi negativi abbia influenzato ulteriormente l’avversione al rischio delle persone. Ci sono vari livelli di avversione che le crisi hanno fatto ulteriormente avanzare. Sarebbe interessante testare l’impatto sulle attitudini al rischio causato da questa sequenza di eventi negativi».

L’equazione del management. Il business analytics alla Liuc

Chiedi chi erano i Lehman

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 13 Maggio 2022
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