Due visioni della giustizia a confronto nell’aula Falcone e Borsellino del tribunale di Busto Arsizio

Al termine di una giornata di sciopero e iniziative contro la riforma si sono confrontati da una parte i vertici dell'Anm, contrari alle modifiche, e dall'altro gli avvocati favorevoli e con un "alleato" d'eccezione come il Procuratore Nocerino

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L’aula Falcone e Borsellino del tribunale di Busto Arsizio, aperta ad un orario insolito, era piena questa sera, lunedì 16 maggio, per l’incontro dedicato alla riforma della giustizia messa a punto dal ministro della Giustizia Marta Cartabia, al centro di uno sciopero che si è svolto oggi e che proprio a Busto ha trovato il suo culmine (90% di adesione contro un più modesto 49% a livello nazionale).

Durante l’incontro si sono confrontati pareri favorevoli e contrari alla riforma già approvata alla Camera e attualmente in discussione al Senato. Una riforma che ha spaccato in due la magistratura soprattutto su alcuni aspetti come la riduzione dei passaggi di funzione da pm a giudice (e viceversa), le modifiche ai criteri di elezione negli incarichi direttivi e i nuovi criteri di valutazione dell’operato dei magistrati.

Parte da Busto Arsizio la protesta della magistratura contro la riforma dell’ordinamento giudiziario

Not in my name

Ha aperto gli interventi il Presidente del tribunale di Busto Arsizio Miro Santangelo: “Non siamo qui a difendere dei privilegi. Ci vuole coraggio a fare questa iniziativa. Lo facciamo per difendere la qualità del nostro lavoro che se peggiora di trasforma in un danno per i cittadini. Vogliamo accendere un focus sui problemi di questa riforma perché non si dica che l’abbiamo accettata in silenzio. Cos’altro potevamo fare per far sentire la nostra voce?”

Ammettere i propri errori

A seguire ha parlato il Procuratore capo di Busto Carlo Nocerino:”Non siamo qui per contrapporci. Il nostro non è uno sciopero contro il potere dello Stato. Eviterei di definirla in questo modo. Le percentuali di partecipazione a questo sciopero non sono altissime. Dobbiamo aprirci all’opinione pubblica e uscire dalle nostre stanze per far capire che non siamo qui arroccati a difendere privilegi. Non temiamo il cambiamento e le riforme ma dobbiamo far sentire la nostra voce partendo dall’ammissione delle nostre colpe, caro presidente dell’Anm. Correntisti, carrierismo, distorsioni, parerifici sono danni alla giustizia. Molte colpe partono dalle procure. Guidiamo e suggeriamo al meglio il cambiamento”.

Nocerino ha chiesto di mettere da parte le figure “eroiche” della magistratura e ha chiesto un impegno per snellire il numero di reati “spesso creati ad hoc dalla politica per rispondere ad esigenze elettorali”. Poi ha strigliato i magistrati carrieristi e politici: “Non voglio semplificare ma dobbiamo parlare a tutti e dare ragione ai nostri critici quando sbagliamo. Ben venga la riforma che porta merito in un settore pieno di cooptati. Ben vengano anche questi momenti di incontro. Agli avvocati dico che non temo il loro giudizio. Se saranno i migliori a giudicarci perché temerli?”

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Le parole del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia

“L’idea che ci sia un retropensiero nei confronti dei magistrati è inevitabile. Non difendiamo magistrati non laboriosi ma mettere una mannaia temporale che manda in fumo i processi, senza dare risorse per accorciare i tempi, è pericoloso. L’atteggiamento della politica sembra non voler considerare la complessità delle situazioni che i giudici vivono”. Fa l’esempio dell’auto in corsa: “Se l’auto non migliora i tempi sul giro la colpa non può essere solo di chi guida ma anche del motore”. Servono scelte coraggiose “che non sono venute né in giudizio penale né in giudizio civile”.

Santalucia sostiene che manchi coraggio alla politica. Anche gli emendamenti non sono migliorativi: ci aspettavamo uno stop al carrierismo dopo il caso Palamara invece non vediamo questo. Il significato della nostra carriera è molto attenuata “senza speranza e senza timore” dicevano all’università. Questo chiediamo: non difendere noi ma il servizio e invece questa riforma aumenterà il carrierismo”.
Il presidente dell’Anm sostiene che “i magistrati non stanno difendendo lo stipendio o le ferie ma la funzionalità di un sistema che rischia di subire danni enormi che ricadono sui cittadini. Noi chiediamo il rispetto della figura costituzionale della magistratura”.

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Difendere l’indipendenza della magistratura e la Costituzione

Il sostituto procuratore Massimo De Filippo, che ha promosso questa iniziativa, ha fatto un quadro della situazione: “Siamo qui per difendere un modello di civiltà e non per un interesse di parte. Per amore si giustizia che spontaneamente qui da Busto è stato formulato un appello al singolo magistrato perché assumesse posizione su questa riforma unilaterale”. De Filippo sottolinea gli sforzi fatti: “Tutte le nostre osservazioni sono rimaste inascoltate. Sentiamo la necessità di dire ai cittadini che siamo preoccupati e lo abbiamo fatto aprendo le porte dei palazzi di giustizia”.

De Filippo ha aggiunto: “Il magistrato deve essere indipendente per poter curare senza condizionamenti il bene generale. Questa riforma punta a creare una gerarchia: basti pensare al fascicolo di valutazione del magistrato basato sulla tenuta dei suoi provvedimenti che viene valutato da un altro magistrato. Questo è incostituzionale perché accentra il potere come nei regimi autoritari dove il potere giudiziario è concentrato e non diffuso”. Anche il coinvolgimento dell’avvocato nella valutazione è un problema: “Un magistrato deve essere e apparire imparziale mentre l’avvocato è portatore di interessi di categoria”.

Il caso Palamara

De Filippo lo ha citato come caso menzionato a tambur battente per giustificare questa riforma: “Ma chi lo ha tirato fuori? I politici? No, altri magistrati a conferma che per le toghe non vale la regola cane non mangia cane” – ha aggiunto De Filippo che ha cercato di mettere in luce tutta la complessità di questo tipo di lavoro, aggrappandosi alla Costituzione “scritta dalle migliori menti di questo Paese”, a fronte di semplificazioni che mirano ad accorciare i tempi in maniera semplicistica.

Anche l’ex-procuratore Fontana contro la riforma

Per Gianluigi Fontana, ex-procuratore capo oggi in pensione, questa riforma ha degli aspetti pericolosi: “Mi riferisco ai criteri di valutazione dei magistrati. Il criterio che determina quando si è in presenza di gravi anomalie non è condivisibile”.

No alla separazione delle carriere

Il giudice Marco Montanari ha messo in chiaro la differenza tra un magistrato (dipendente pubblico che risponde allo Stato) e un avvocato (pagato dal cliente privato per difenderlo usando il diritto) e della necessità di avere pm totalmente imparziali. È contro la separazione delle carriere perché va difesa l’unitarietà della giurisdizione: “Pm e giudice devono avere la stessa cultura della giurisdizione. Questo rende il pm più attento ai provvedimenti”.

Gli avvocati chiedono pari dignità e la separazione delle carriere

Per l’Ordine degli avvocati ha parlato il consigliere Davide Toscani: “Facciamo parte della stessa grande famiglia e tutti vogliamo che la macchina funzioni. Noi i processi li vogliamo fare ma il tema è la necessità di una riforma che faccia funzionare i processi. Problemi ci sono anche nella nostra categoria ma la separazione delle carriere la vogliamo perché ci sentiamo in disparte rispetto a giudici e pm che hanno un solo organo rappresentativo e partecipano agli stessi corsi”. Riguardo alla presenza dei giudici nei consigli giudiziari Toscani sostiene che “così come siamo adesso non tocchiamo palla. Ben venga il nostro voto con i giusti correttivi e incompatibilità. Ne gioverebbe anche la nostra cultura della giurisdizione”.

Ha chiuso il presidente della Camera Penale di Busto Arsizio Samuele Genoni: “Sono rimasto colpito positivamente dalle parole del Procuratore Nocerino. La politica ha toccato il tema della crisi della giustizia. Gli avvocati sono una delle tre parti in causa e la quarta è il cittadino che subisce. La separazione delle carriere non è separazione delle funzioni e garantisce la terzietà. Sono d’accordo anche al fatto che possano esistere due Csm”.

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 17 Maggio 2022
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