Emergenza siccità: aumentati i rilasci dai laghi alpini (+20%)

L'Autorità distrettuale del Po ha deciso di sostenere le portate del fiume a valle con la riduzione del 20% dei prelievi irrigui e con l'aumento dei rilasci dai laghi Maggiore, Como, Iseo, Idro e Garda

siccità po

Il fiume Po è in piena emergenza siccità. Il cuneo salino, ovvero la penetrazione all’interno del fiume delle acque salate del mare Adriatico, ha raggiunto quota 30,6 km. Un vero problema perché potrebbe risalire nelle acque superficiali e anche in quelle sotterranee, creando danni all’agricoltura locale, all’habitat e alla biodiversità. A questo si aggiungono le temperature torride che non tendono a diminuire.

Per evitare la risalita del cuneo salino e per assicurare l’uso idropotabile della provincia di Ferrara, della provincia di Ravenna e della provincia di Rovigo, l’Autorità distrettuale del fiume Po-ministero della Transizione ecologica ha deciso di sostenere le portate del Po nel tratto di valle con due provvedimenti: la riduzione del 20% dei prelievi irrigui a livello distrettuale rispetto ai valori medi dell’ultima settimana e l’aumento dei rilasci dai grandi laghi alpini (Maggiore, Como, Iseo, Idro e Garda) pari al 20% rispetto al valore odierno.

Prevista la verifica da parte della Regione Piemonte, con particolare riguardo al bacino del Toce, e della Regione Valle d’Aosta della possibilità di rilasci aggiuntivi giornalieri dagli invasi idroelettrici, in analogia a quanto già effettuato in Regione Lombardia e nella Provincia autonoma di Trento.

Le piogge dei giorni scorsi hanno aumentato la portata del Po che rimane comunque a un livello molto basso e che, secondo gli esperti, spostano il problema solo di pochi giorni. Di pioggia ne è caduta tanta e in alcuni punti i rovesci hanno toccato anche i 58/60 mml, incrementando i livelli del Grande Fiume che in poche ore sono passati, in prossimità della foce a Pontelagoscuro (Provincia di Ferrara) da 161 a 200 metri cubi/secondo.

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Pubblicato il 29 Giugno 2022
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Scusate vorrei portarmi avanti con alcune considerazioni. Tenendo conto che ogni inverno piove e nevica sempre meno….è da 3 anni che abbiamo inverni siccitosi con scarsissime precipitazioni….nel 2023 cosa si ha intenzione di fare? Se qualcuno crede che l’inverno 22-23 riesca a colmare questo deficit idrico è un povero illuso. Esiste un piano programmatico e sostanziale per risparmiare acqua oppure prenderla da fonti alternative come la deumidificazione dell’aria o la desalinizzazione marina oppure dobbiamo ancora una volta rivolgerci a madonne e santi ? (inutilmente).

    1. massimiliano_buzzi
      Scritto da massimiliano_buzzi

      la dissalazione del acqua marina a livello teorico potrebbe risolvere totalmente ogni problema di approvigionamento idrico. anzi, con l’aumento del livello nei mari sempre teoricamente ne avremmo abbastanza per sfondarci di acqua dolce tutti noi umani dal primo al ultimo per sempre. tuttavia è un processo molto energivoro, e cari miei, ad oggi l’unico modo per avere grandi quantità di energia carbon free a costi bassi è la fissione nucleare (argomento tabù in italia) e poi c’è il problema del invio del acqua desalinizzata in tutti gli entroterra del mondo. mica facile risolverli…

    2. Scritto da malanova

      @Felice
      Invece di pensare alla desalinizzazione e robe simili perché non si pensa a riparare il 40% di perdite delle tubazioni.
      O è troppo semplice

      1. Scritto da Felice

        Serve agire su più fronti…..l’acqua nei campi non la porta riparando le perdite nei tubi essendo che viene distribuita tramite canali che attingono acqua dai fiumi , dai laghi o da bacini artificiali. Ma se i fiumi ed i laghi esauriscono le proprie fonti di approvigionamento (ovverosia la neve ed i ghiacci sulle montagne) allora anche i canali si esuriranno ben presto.
        La dissalazione può essere sostenibile se l’energia spesa per ricavare l’acqua dolce viene prodotta dalle rinnovabili. I nuovi impianti grazie al progresso della filtrazione riescono a produrre anche meno residuo (la salamoia) e parte di questo può essere riutilizzato per produrre altre sostanze chimiche derivate dalla lavorazione.
        Ma una cosa del genere occorre pianificarla nell’arco almeno di 10 anni….a meno di un improbabile ribaltamento meteo nel prossimo inverno l’anno prossimo non saremo in crisi idrica ma non avremo più l’acqua nei nostri fiumi e laghi.
        Sul privato ci sono sistemi portatili di condensazione dell’acqua dall’aria e trattamento per renderla potabile che sono molto efficienti e possono anche ricavare 80-100 litri al giorno.
        Nel deserto si può vivere ma bisogna arrivare per tempo e preparati….

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