Ernesto Giorgetti: “Povero lago di Varese, vittima degli errori dei politici”

La voce controcorrente di uno degli ultimi pescatori: "Il lago non è pronto a ricevere i turisti. C'è uno scollamento tra le decisioni prese e la realtà"

Ernesto Giorgetti Cazzago Brabbia

La sua visione è disincantata. Mentre tutti, in questi giorni, sognano il momento in cui di nuovo ci si potrà immergere nelle acque del lago di Varese, lui Ernesto Giorgetti, sorride con un velo d’amarezza.

No, per Ernesto Giorgetti, l’ultimo dei tre storici pescatori, il lago non è pronto per ricevere i bagnanti. E lo dice senza mezze misure, tanto, aggiunge, non ha più niente da perdere. Per questo Giorgetti, ma il nome di battesimo va sempre aggiunto perché a Cazzago Brabbia quel cognome identifica troppe persone, quando parla dei politici dice: «Sono disgustato, c’è uno scollamento totale tra la realtà e quello che loro continuano a dire e soprattutto quello che hanno fatto in tutti questi anni».

Una voce autorevole, quella di un pescatore che per anni ha vissuto di ciò che il lago generosamente offriva. Oggi di anni ne ha 87 anni, le rughe, la pelle bruciata da sole, il fisico asciutto, ma non li dimostra: «Sembra che abbia fatto un patto col diavolo vero? Ma ho paura che stia per scadere», dice di nuovo con quel suo mezzo sorriso.

«Questo è un lago eutrofico, molto ricco di sostanze nutritive -spiega-. E’ organicamente alimentato dai liquami delle fogne che aumentano l’eutrofia e le fioriture algali. Il problema è concentrato su due scolmatori che di fatto sono bocche di sfogo: uno al confine con la palude Brabbia, l’altro verso Bardello. Quando piove molto il sistema del collettore va in tilt e si riversano nel lago non solo le acque chiare. Parliamo di tre metri cubi al secondo immessi per giorni e giorni. Il fosforo fa aumentare la fioritura delle alghe che nel lago di Varese sono di due tipi, le alghe verdi e le cianoficee di colore blu, rosso e marrone scuro. Hanno un ciclo vitale molto rapido e quando muoiono restano in superficie e rendono l’acqua del lago torbida. Per questo non vediamo il fondo». Insomma, il risanamento del lago è a buon punto ma sarebbero altre, secondo Giorgetti, le azioni da intraprendere prima di dare il via libera al turismo sul lago. «Parlano di balneazione per motivi politici e le associazioni seguono a ruota, non so per quale ragione, ma mi sembra una scelta affrettata. Io lo faccio il bagno, l’ho sempre fatto, ma al largo e quando c’erano certe condizioni».

L’accusa, in buona sostanza, è che nel tempo ci siano state troppe interferenze esterne da parte di “non addetti ai lavori”: «La stessa cosa è accaduta con la Palude Brabbia: c’era selvaggina di ogni tipo, ora non c’è più niente. L’uomo ha deciso che dovesse diventare un’oasi naturalistica e ha preso decisioni in contrasto con quello che si sarebbe dovuto fare davvero. Risultato? Un groviglio di piante e canneti, i fossi per far correre l’acqua non ci sono più e in giro si trovano solo volpi, nutrie e cinghiali».

E anche alla fauna ittica non è toccata sorte migliore. Oggi Ernesto Giorgetti è uscito in barca a pescare ed è stata una mattina fortunata: è tornato con un chilo e mezzo di persico, quel pesce tanto prezioso che ha fatto la fortuna dei pescatori nell’epoca d’oro degli anni ’50-’60. Ma di solito nella rete restano gobbini e scardole.

Ernesto Giorgetti Cazzago Brabbia

«Niente a che vedere con quello che si pescava allora: 1500 quintali di pesce all’anno. Io prendevo 16/17 quintali di anguille. Il lago dava da mangiare a 24 famiglie di pescatori. Ho cresciuto sei figli, li ho fatti studiare. A loro non ho mai chiesto un soldo e alcuni hanno vissuto con me fino a 25 anni. Il mio lavoro bastava, oggi sarebbe impensabile».

«Tutti pensano che non ci siano più pesci perché il lago è inquinato. Non è vero sono solo cambiati gli equilibri nelle presenze dei pesci. È semplice da spiegare: finché la pesca è stata gestita dai pescatori la vita nel lago ha seguito regole ben precise, dettate dall’esperienza, da una cultura tramandata di generazione in generazione e ha consentito un prelievo costante di pesci pregiati per decenni; poi sono intervenuti altri fattori: le industrie, gli scolmatori mal gestiti, l’intervento dei politici che hanno deciso cosa fosse giusto o non giusto fare. Ed è stato il disastro. Il pesce meno pregiato s’è moltiplicato a dismisura: ora bisognerebbe togliere tutti i carassi, ridurre drasticamente la taglia dei siluri ed il prelievo ittico da parte degli uccelli acquatici per dare spazio di nuovo ai persici, alle anguille, alla sandra, il lucioperca. E invece in questo nessuno interviene, si lascia che le cose vadano così. La pesca sul lago di Varese è finita per sempre».

Roberta Bertolini
roberta.bertolini@varesenews.it

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Pubblicato il 30 Giugno 2022
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  1. Claudio Succi Cimentini
    Scritto da Claudio Succi Cimentini

    Se solo sapessimo ascoltare le parole di chi sa e non segue solo i suoi interessi avremmo i laghi di Comabbio e di Varese non solo balneabili ma anche redditizi per la pesca.
    Spero che qualcuno ascolti il sig. Ernesto

  2. Scritto da Felice

    Questo signore ha dato una sonora pedata nel sedere a chi ormai sa solo andare avanti ad inglesismi, social ed annunci elettorali.

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