La Mam srl di Morazzone è arrivata al capolinea. “Leggo la mia angoscia sul volto dei miei colleghi”

Il 30 novembre scade il contratto di affitto di ramo di azienda. Comunicata ai lavoratori la cessata attività

Mam Morazzone

«Leggo sul viso dei miei colleghi, la stessa angoscia che ho provato quattro anni fa quando i cinesi portarono i libri in tribunale». Damiano Della Gasperina è entrato alla Mam srl nel 1986 quando aveva appena vent’anni. Ha attraversato tutte le fasi di vita dell’azienda e conosciuto le diverse proprietà che si sono avvicendate alla sua guida: dalla famiglia Magnani ai cinesi, passando per la multinazionale Denso che cinque anni fa ha affittato un ramo di azienda della Mam.

ERAVANO IN TRECENTO, SIAMO RIMASTI IN TRENTA

Damiano ha vissuto in fabbrica i ruggenti anni ’90, quando nello stabilimento di Morazzone entravano ogni giorno trecento lavoratori e tra i principali clienti c’erano Bosch e Siemens. «All’epoca – racconta Damiano – realizzavamo collettori che venivano montati in tutti i motori elettrici, dagli elettrodomestici alle automobili. C’erano molte commesse e si lavorava tanto. Oggi siamo rimasti in meno di trenta e l’indotto è sparito».
È rimasta una piccola linea di produzione che realizza un componente del motorino di avviamento su cui vanno montate le spazzole, il pezzo di rame che ruotando permette alla macchina di accendersi. Gioia e dolore di ogni elettrauto.

È STATO UN FULMINE A CIEL SERENO

Il 30 novembre per questi lavoratori si potrebbe concludere la loro carriera in quello che rimane della Mam. A quella data infatti scade il contratto di affitto di ramo di azienda stipulato quattro anni fa dalla multinazionale Denso che annoverava l’azienda di Morazzone tra i suoi principali fornitori. «Venerdì scorso ci hanno convocato per comunicarci la cessata attività e anche i primi esuberi – racconta Damiano – È stato un fulmine a ciel sereno, nessuno se lo aspettava perché questa estate avevamo fatto gli straordinari per sostenere la domanda. Con il senno di poi mi viene da dire che quella produzione serviva a fare scorte in vista della chiusura».
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. A Damiano a questo punto non interessa trovare colpevoli. Però ammette che per lui oggi è difficile immaginarsi a lavorare altrove, dopo aver passato quasi 40 anni della propria vita nella stessa azienda. «Provo nostalgia – sottolinea il lavoratore – perché qui sono le mie radici e la mia storia. Non sono preoccupato per la pensione, perché mi manca poco, ma penso a quei colleghi a cui mancano ancora troppi anni per andarci e non vedono una prospettiva né con la cassa integrazione e tantomeno con la Naspi».

L’AGENZIA PER IL LAVORO È LA MIA PROSPETTIVA

Damiano, strano a dirsi, si ritiene fortunato perché non è tra i 26 dipendenti rientranti nel contratto di affitto, ma dipende direttamente da un’agenzia per il lavoro. «È un rapporto di cui non posso lamentarmi – conclude il lavoratore – L’agenzia mi ha sempre comunicato tutto con grande celerità ed efficienza e mi ha già convocato per il prossimo lavoro».

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 30 Settembre 2022
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