“Questi sono per il caffè“: i 50 euro per vestire i cadaveri all’obitorio di Saronno

Il tariffario elargito dagli impresari ai dipendenti per “arrotondare”. Ma i vertici della struttura nel 2020 si accorgono di quanto avviene e denunciano tutto ai carabinieri che attivano le indagini

Generico 28 Nov 2022

Accelerare il caricamento del materiale funebre così da accorciare i tempi, in una giornata dove peraltro piove a catinelle e ci si bagna: 20 euro.

Segnalazione di un decesso e instradamento del “cliente“ alla ditta “amica“ di pompe funebri: 50 euro; stessa tariffa per vestizioni e servizi funebri vari. Poi, ancora, allontanamento dal luogo di lavoro per interessi privati. Firma di documenti attestanti malattie fasulle («stati d’ansia con panico»). Sparizione di beni d’uso dell’ospedale, dalle traverse per i letti ai detergenti passando per la carta igienica.

Tradotto: corruzione di incaricato di pubblico servizio (art. 320 cod. pen.), peculato (art. 314 cod. pen), furto (art. 624 e 625 cod. pen.), truffa (art. 640 cod. pen.), falsità ideologica commessa da P.U. (art. 479 cod. pen.).

Risultato: diciotto indagati, du cui 10 sottoposti a misure cautelari legate alle esigenze cautelari della reiterazione del reato e dell’inquinamento probatorio: è il bilancio dell’operazione investigativa portata a termine dai carabinieri della compagnia di Saronno su ordine della magistratura di Busto Arsizio da cui emergono particolari pesanti nelle ricostruzioni degli investigatori. Tutto questo anche alla luce del fatto che gli indagati, da quanto emerso, «non risultano minimamente in grado di comprendere il disvalore e la gravità delle condotte criminose poste in essere né i doveri e le responsabilità derivanti dalla qualifica di incaricati di pubblico servizio rivestita dai medesimi, sempre violati e sacrificati al fine di soddisfare interessi personali», scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Busto a giustificazione delle misure emesse per il giro di mazzette all’ospedale di Saronno (Foto: P.J.L Laurens , wikipedia)

Di quale entità, è presto detto: arrotondamenti di 20, 50, e poco più euro per servizi fatti dai dipendenti ospedalieri che sarebbero dovuto essere espletati dai dipendenti delle aziende private – quattro – che sono anch’essi finiti sotto le attenzioni della magistratura dopo la segnalazione da parte delle stesse autorità ospedaliere che qualcosa, nei «giri» all’obitorio, non andava.

Che cosa? Pagamenti per segnalazioni di decesso, vestizioni di cadaveri, servizi funebri sulla ricomposizione del corpo dei defunti, e persino presentazione del cadavere ai parenti in barba alle norme anti covid che impedivano questa possibilità, come riportato nell’ampia documentazione a corredo della corposa ordinanza di misura cautelare che scoperchia quanto contestato.

Tutto partito dalla denuncia ai carabinieri del nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Saronno, nel novembre 2020 da parte della dirigenza della struttura ospedaliera di alcune confidenze legate a somme «allungate» dalle pompe funebri ad alcuni dipendenti per la vestizione di cadaveri, in violazione delle regole che proibiscono la dazione di danaro, ad ogni titolo, ai dipendenti dell’obitorio.

Così i 50 euro che l’azienda di pompe funebri allungava ai dipendenti dell’obitorio diventavano la mancetta «per il caffè». Un extra proibito che – al netto della presunzione di innocenza – qualora dovesse emergere come elemento di prova costituirebbe corruzione.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 28 Novembre 2022
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Per certa gentaglia la galera è inopportuna, troppo una passeggiata se ma la faranno.
    Ci vogliono i lavori forzati.

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