Studiare e lavorare insieme con l’apprendistato duale: il patto tra scuola e impresa per preparare gli studenti

Studiare sui libri o mettendo le mani in un motore. Seguire la lezione alla lavagna o nel negozio di un parrucchiere. Esercitarsi in un laboratorio scolastico o utilizzare gli applicativi aziendali

lavoro generiche

La scuola superiore non è soltanto libri, quaderni, interrogazioni. Può essere un vero canale d’accesso immediato al mondo del lavoro, dove usare le mani, costruire, aggiustare, progettare.

«Anche se in modo meno importante rispetto ai paesi nordici – spiega il Direttore CFP di Castellanza Antonio Sassi – anche in Italia sta prendendo piede il sistema duale di formazione. Si tratta di un’offerta duplice: di studio e preparazione da una parte e di lavoro dall’altro. Sono tre, di fatto, le strade che  possono venir percorse durante gli anni di formazione. Sono il tirocinio curricolare, l’apprendistato duale a cui, quest’anno, Regione Lombardia ha aggiunto un potenziamento di didattica laboratoriale sin dal primo anno, con il coinvolgimento delle aziende dentro la scuola».

Durante il primo anno del percorso secondario non sono previste esperienze di lavoro. Ma, per potenziare la preparazione degli studenti, Regione Lombardia ha stabilito che nei CFP, il 15% del monte ore debba coinvolgere i ragazzi in esperienze vere di lavoro: le aziende entrano nelle aule scolastiche nel ruolo di committenti e coinvolgono gli studenti.

La finalità principale del primo anno è quella di preparare i futuri lavoratori: «Devono essere capaci di entrare in un ambiente professionale – spiega la Dirigente Scolastico del CFP Ticino Malpensa Paola Cerutti – quindi imparare a comportarsi, lavorare in squadra, riconoscere le gerarchie, saper aspettare. A quindici anni, poi, sono pronti per essere avviati al mondo del lavoro. Iniziano con il tirocinio di 250 ore al secondo anno, che salgono a 350 l’anno successivo, fino alle 500 del quarto anno. I nostri ragazzi crescono velocemente e sanno subito muoversi tra le diverse regole che il mondo del lavoro impone».

Lo strumento che meglio introduce gli studenti in azienda e li fa crescere professionalmente è l’apprendistato duale, che si differenzia da quello curricolare o tirocinio: mentre quest’ultimo fa parte delle ore di formazione ed è gratuito, il secondo è un vero e proprio contratto di lavoro che prevede una parte del monte ore di formazione a scuola ( il 65%), e una parte in azienda ( 35%). Tolte le mille ore dedicate all’insegnamento, però, il resto delle ore del contratto sono di lavoro per il quale è prevista la retribuzione, decurtata al 10% quando l’apprendista svolge l’attività di formazione.

«L’apprendistato di primo livello –  spiega Sassi – presuppone un patto tra la scuola e l’azienda. Ci sono due figure fondamentali, il tutor scolastico e quello aziendale, insieme definiscono il progetto e lo monitorano. Prevedono aggiustamenti o modifiche, così da arrivare all’obiettivo che è quello di ottenere la certificazione o il diploma mentre si lavora. La formazione in istituto diventa molto personalizzata perchè deve fare i conti con le esigenze del ragazzo e i suoi impegni in azienda. Può, quindi, essere costruita su di lui o lei, oppure gestita a piccoli gruppi omogenei. A volte è possibile fare anche una classe intera».

La Lombardia è tra le regioni che maggiormente crede nel canale duale: sono circa 3000 i ragazzi in apprendistato formativo.

«Per l’azienda è un investimento – commenta Sassi – magari ha conosciuto lo studente in tirocinio l’anno prima e così lo assume garantendosi una risorsa preziosa, partecipando alla sua formazione».

Chi ha voglia di mettersi subito in gioco, chi ha un’intelligenza del fare, può trovare nelle scuole di tipo tecnico o professionale o nel canale della formazione professionale delle vere e proprie occasioni per sviluppare passioni e abilità, ma anche scoprirne di nuove e diverse e proseguire così nella formazione grazie ai percorsi post diploma come gli Its o i percorsi Ifts.

Il sistema duale si sta facendo largo in Lombardia: «Nel febbraio scorso abbiamo presentato l’apprendistato durante il percorso formativo – spiega Francesca Benedetti, dell’Ufficio scolastico di Varese delegata al PCTO – L’attenzione è subito stata molta per una forma di contratto di lavoro finalizzato all’ottenimento del diploma o certificazione. A giugno abbiamo organizzato sei incontri mirati ad approfondire soprattutto la parte normativa del contratto e si è costituita una rete di scuole con capofila l’istituto Newton di Varese. Di queste, 12 hanno aderito: dieci statali e due paritarie. Attualmente, sei scuole sono in procinto di far partire alcuni contratti per studenti scelti per competenze, abilità e formazione. Sono tutti del quinto anno. Altri istituti partiranno tra febbraio e marzo e coinvolgeranno ragazzi del quarto che potranno così proseguire l’esperienza l’anno successivo».

L’interesse per questo rapporto di lavoro è alto perchè i vantaggi sono sia per lo studente che ha la possibilità di entrare subito nel mondo del lavoro e maturare subito gli anni per la previdenza o le ferie, sia per l’azienda che ottiene vantaggi fiscali. La durata del contratto è legata all’obiettivo finale del diploma.  Diversi i settori dove questa specifica offerta formativa, entrata in vigore nel 2015, viene applicata nel Varesotto: dagli elettrici, ai meccatronici, dalla moda fino ai settori alberghiero, dell’energia, meccanico, sistemi informativi aziendali e commercio.

Questo contratto di apprendistato si chiama “di primo livello” e riguarda ragazzi in formazione tra i 15 e i 25 anni che mirano alla qualifica o al diploma. Poi c’è un terzo livello per i ragazzi tra i 18 e i 29 anni che proseguono con la formazione anche dopo il risultato della certificazione.

Esiste, infine, un secondo tipo di apprendistato che riguarda, però, solo le imprese che investono su un giovane senza esperienza, per il quale viene definito un progetto formativo mirato per l’azienda senza il conseguimento del titolo di studio.

«L’apprendistato in formazione ci permette di lavorare sul mismatch tra la richiesta del mondo imprenditoriale e la formazione scolastica – spiega ancora la referente dell’UST Benedetti – destinatari sono spesso singoli studenti che accettano di intraprendere questo percorso duplice. Deve essere una scelta consapevole che sottintende grande motivazione».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 14 Dicembre 2022
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