Troppi i pedoni investiti a Varese anche se i dati migliorano: 34 nel 2022, erano 59 nel 2021

L'assessore Catalano: "Molto efficaci le isole pedonali per fare attraversare in sicurezza. Ma quello che deve cambiare è la mentalità"

La Giunta Galimberti 2021

Uno degli ultimi investimenti mortali per un pedone è avvenuto proprio a Varese, il 6 dicembre scorso, in una strada che collega il capoluogo a Casciago, in via Toce. Il più recente con risvolti meno gravi il 22 dicembre.

Ma, malgrado la tragica notizia, la situazione nella città Giardino, stando ai dati  sembra in miglioramento, dopo alcuni anni di cui si ricordano incidenti gravissimi, che hanno colpito fortemente l’opinione pubblica: la diciassettenne investita in viale dei Mille nel 2016, la coppia morta sulle strisce in via Sanvito nel 2017, l’infermiera travolta sulle strisce in via Magenta sempre nel 2017, la nonna di Giubiano investita nel 2018.

Dopo una tale strage, ora in tutti quei punti ci sono attraversamenti protetti, secondo un consistente piano attuato dall’amministrazione di Varese. E i dati sembrano convalidare le scelte dell’amministrazione: abbiamo fatto il punto della situazione con Raffaele Catalano,  l’assessore alla Sicurezza e alla Polizia Locale di Varese.

Quanti sono stati gli incidenti che hanno visto dei pedoni coinvolti a Varese?
«Guardando agli ultimi due anni, vediamo un sensibile miglioramento dei dati: nel 2021 il numero di incidenti che ha coinvolto l’investimento di pedoni è stato di 59. In questi incidenti sono purtroppo decedute 3 persone e una è stata ricoverata in prognosi riservata. Nel 2022 invece gli investimenti di pedoni in città sono stati 35. Tra questi c’è stato un deceduto (Tra l’altro investito in strada di competenza di Anas, la via Toce, tengo a precisare) e una persona in prognosi riservata».

Qual è la causa prevalente negli incidenti con i pedoni?
«Sostanzialmente, i dati analizzati sono in linea coi dati nazionali: la causa principale del sinistro è fondamentalmente la distrazione del conducente. I più investiti sono ragazzi dai 15 ai 25 anni e anziani dai 67 agli 85 anni, con una prevalenza di uomini rispetto alle donne. Per giovani causa è spesso la distrazione del pedone, per anziani invece il fatto che spesso l’attraversamento è troppo lungo rispetto alle loro capacità motorie».

Guardando gli incidenti, c’è modo di individuare i punti più pericolosi della rete stradale cittadina?
«Davanti alla mappa delle vie in cui si sono verificati degli incidenti in cui sono coinvolti dei pedoni, posso dire che non ci sono delle strade più pericolose delle altre in città: la generalità delle strade è pericolosa. Dove abbiamo preso delle misure è perché sono di natura preventiva, di norma perché ci sono dei bambini: davanti alle scuole, per esempio».

Quali sono state le iniziative concrete per rendere più sicuri gli attraversamenti?
«Innanzitutto, abbiamo istituito delle “zone a 30 all’ora” in diverse strade: una di quelle più note è la via XXVAprile ma ce ne sono già altre, e altre ne arriveranno. Uno degli strumenti piu efficaci messi in campo però è quello delle isole pedonali per l’attraversamento delle strade. Sono molto importanti per avere il tempo di attraversare la strada senza pericoli a tutte le età, ma anche per rallentare la velocità dei automobilisti: segnalano a chi guida la presenza dei pedoni, ma fanno  anche da rallentatori. Insieme a questo però è importante anche una nuova cultura dell’utilizzo del bene pubblico, che come tale va condiviso con gli altri. Un concetto che molti automobilisti non comprendono: considerano invece la strada come un bene privato, destinato solo a loro».

Avete messo in campo iniziative di sensibilizzazione alla sicurezza stradale?
«L’anno scorso, come comune di Varese, abbiamo aderito a campagna ACI “Prevedere per prevenire” che ha diffuso buone pratiche sui social network, e che ha previsto anche un contest dove il premio erano addirittura due biglietti per l’autodromo di Monza. Quest’anno, con la nuova investitura ad assessore, ho cominciato a tenere dei primi incontri, per avviare ancora più concretamente una campagna che cambi la cultura più che far rispettare le norme. Una campagna destinata ai soggetti più fragili in questo senso, giovani e anziani, ma anche ai conducenti: quelli coinvolti in incidenti coi pedoni sono mediamente dai 35 ai 45 anni. Mi piace sottolineare che nel 2021 è stato modificato il codice della strada all’art.191, il quale ha stabilito che il conducente deve dare la precedenza al pedone che si accinge ad attraversare, non che sta attraversando. Una modifica non solo lessicale, ma sostanziale: vuol dire che l’automobilista deve adeguarsi nella guida alle intenzioni del pedone. Una norma che va riletta bene da tutti anche da chi ha già fatto la patente tante tempo fa. Da questo punto di vista, sono dell’idea che sia necessario rifare l’esame per la patente di guida ogni dieci anni».

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 22 Dicembre 2022
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Commenti

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  1. Scritto da Viacolvento

    Bene quanto descritto, ma qualche multa in più potrebbe migliorare ulteriormente la sicurezza dei pedoni.

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