Varese, club (quasi) da NBA. Il reportage di “The Athletic” racconta la rivoluzione di Scola

In un lungo articolo il quotato magazine americano spiega come il "General" sta cambiando l'organizzazione e la filosofia del club biancorosso e lo sta portando a essere una sorta di "franchigia" innovativa per il basket europeo

scola articolo the athletic dicembre 2022

Quando Luis Scola firmò – come giocatore – per la Pallacanestro Varese fu subito evidente che la presenza di una figura del genere all’interno del mondo biancorosso avrebbe potuto cambiare in positivo le sorti del club. In un articolo scritto in quei giorni sottolineammo come la società sarebbe stata spinta in una “nuova dimensione” e ciò è diventato ancora più chiaro nel momento in cui il leggendario campione argentino è divenuto proprietario della maggioranza delle quote.

L’eco della gestione di Scola a Varese è ora rimbalzato anche oltreoceano, dove “El General” gode di grande considerazione per la lunga militanza in NBA – Houston soprattutto ma anche Indiana, Phoenix, Toronto e Brooklyn – ma anche per la sua carriera con la Nazionale, per via dell’oro olimpico del 2004 arrivato anche attraverso la vittoria su Team USA. Nei giorni scorsi “The Athletic”, un magazine di altissimo livello che si occupa di sport e che appartiene al gruppo editoriale del New York Times, ha pubblicato un lungo reportage nel quale il giornalista Mike Vorkunov offre un profondo spaccato di quel che è oggi la Pallacanestro Varese e di quello che è diventata sotto la guida di Scola.

Vorkunov ha intervistato lo stesso Scola ma anche il general manager Michael Arcieri, coach Matt Brase e il suo assistente Paolo Galbiati per raccontare come la Openjobmetis si sia trasformata da formazione di basso rango della Serie A – ma con un passato storico, spesso sottolineato nell’articolo – a squadra-laboratorio per portare in Europa una mentalità più vicina alla NBA.

Nel lungo pezzo di The Athletic si ripercorrono gli eventi che hanno portato Scola a Varese (la volontà di disputare una stagione per preparare la sua quinta Olimpiade) e di seguito le modalità con cui “El General” ha incontrato le persone che oggi lo accompagnano nell’avventura varesina a partire da Arcieri, “reclutato” dall’ex presidente di Minnesota – e amico personale di Scola – Gersson Rosas nel momento più complicato della storia recente biancorossa, giusto un anno fa. 

Primo allenamento a Varese per Luis Scola
Scola in allenamento solitario a Masnago

The Athletic racconta come Varese sia oggi un punto di riferimento per gli americani: la scorsa estate ben nove allenatori USA si sono detti disposti ad accettare la panchina della Openjobmetis nonostante una filosofia societaria tesa a togliere “potere decisionale” ai coach per spostarlo sulla dirigenza, il cosiddetto front office. Il titolo scelto da Vorkunov accende ulteriormente i riflettori sulla figura di Scola: “Quale altro proprietario gioca a tutto campo?”. Dove il riferimento al “gioco” è forte come si evince dal racconto dell’arrivo di Brase in città. Quel giorno non c’erano ancora i giocatori della prima squadra, ma Scola era in campo a sudare insieme ai giovanissimi cestisti del Campus di Serie B: «Una cosa fantastica – pensò l’allenatore dell’Arizona – Quale altro proprietario si comporta in questo modo?».

I cambiamenti in direzione della NBA sono quindi riportati con una serie di esempi fatti da Arcieri o dallo stesso Galbiati. Tra le novità riportate c’è la variazione dell’orario di allenamento voluto da Brase, la profonda attenzione per i dati e le statistiche avanzate, l’uso della musica per rendere più rilassato tutto l’ambiente, quello delle e-mail per le continue comunicazioni interne («A New York rispondevo a 40-50 mail quotidiane: quando sono arrivato a Varese ne avevo un paio al giorno» racconta il gm) e via dicendo.

La presentazione di Matt Brase e Paolo Galbiati
Matt Brase, Mike Arcieri e Paolo Galbiati

Lo stesso Arcieri ricorda anche l’attenzione nel non voler imporre i propri pensieri («Ho bandito la frase “Nella NBA si faceva così”») ma piuttosto di capire le modalità in atto prima di cambiarle. Galbiati invece spiega come le due figure chiave – Scola e Arcieri appunto – siano complementari nei modi, nelle azioni, pure nel modo di vestirsi.

Un lungo racconto, in definitiva, interessante per chiunque ami la Pallacanestro Varese e il basket in generale che certifica quale può essere l’impatto internazionale generato da Scola e dalla sua organizzazione in biancorosso. Un progetto pluriennale – come noto, il primo arco temporale è di cinque anni ma la speranza è che sia molto più lungo – nel quale c’è la volontà di aprire un ciclo vincente senza tuttavia mettere il risultato della partita domenicale costantemente al centro del discorso. Lo dicono in tanti, quasi nessuno lo fa: a Varese l’idea è quella e anche in America se ne sono accorti.

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 09 Dicembre 2022
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Commenti

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  1. PaoloFilterfree
    Scritto da PaoloFilterfree

    Eravamo al palazzetto quasi un anno fa (era l’11 Dicembre) quando, un sereno e fiducioso Luis (in clamoroso contrasto con la traballante situazione della squadra di allora), ci aveva illustrato, per sommi capi, il suo “five years plan”. Era già sufficientemente chiaro che aveva tante idee innovative (per queste latitudini almeno) e che le avrebbe implementate secondo la sua filosofia, non solo del basket, ma, oserei dire, di uomo di sport a 360 gradi. A distanza di un solo anno, i risultati parlano chiaro. Evidente che il valore aggiunto che Scola ha portato a Varese è impagabile e noi, tifosi del Varese basket, ne siamo i più felici godendo dello spettacolo offerto da questa squadra, figlia di scelte ponderate. Non sorprende che anche all’estero si siano accorti del salto di qualità introdotto dal nuovo “management” targato USA.
    PS: un ringraziamento anche ad Andrea Conti che, se la memoria non inganna, fu tra gli artefici dell’arrivo di Scola a Varese.

  2. Scritto da italo

    Semplicemente, Sperem Ben!!! Io sono d’accordo e contento. Forza Varese!!!

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