La nuova raccolta dei rifiuti tessili a Varese: “Dall’inizio del 2024 sarà ordinata e solidale”

Dal 1° gennaio i cassonetti su suolo pubblico della città saranno targati “rete Riuse” con un accordo dal nome "Dona valore" nato dalla collaborazione tra Comune, Impresa Sangalli e le cooperative del Consorzio Farsi Prossimo promosso da Caritas

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Una nuova, più decorosa e solidale gestione dei rifiuti tessili a Varese dal primo gennaio 2024: è quella che promette l’assessorato a tutela ambientale, sostenibilità sociale ed economia circolare guidato da Nicoletta San Martino con il progetto “Dona Valore“, nato dalla collaborazione tra Comune, Impresa Sangalli e le cooperative del Consorzio Farsi Prossimo promosso da Caritas.

Lo scopo, con la nuova modalità operativa del servizio di raccolta degli abiti e degli indumenti usati, è di ridurre la quantità di rifiuti, aumentare la percentuale di raccolta differenziata, riciclare e riusare, tutelare l’ambiente creando allo stesso tempo opportunità economiche e sociali, assicurare maggior decoro e legalità.

L’obiettivo verrà perseguito affidandosi ad una filiera che propone un modello di consumo eco-sostenibile con l’obiettivo di trasformare gli abiti usati in progetti solidali e lavoro per fasce deboli di popolazione: si tratta della rete RIUSE, una decina di cooperative sociali promosse da diverse Caritas diocesane della Lombardia che concretizza il progetto grazie al quale gli abiti usati si trasformano in nuova occupazione e sostegno a progetti sociali sul territorio.

DAL PRIMO GENNAIO 2024 “DONA VALORE”

Dal 1° gennaio i cassonetti su suolo pubblico della città saranno targati “rete Riuse”. Due sono le cooperative della rete coinvolte in particolare: si tratta di Abad, cooperativa di Inarzo, che si occupa di inserimento lavorativo di persone svantaggiate appartenenti a categorie protette e che gestirà 35 cassonetti e Vesti Solidale, di Rho, cooperativa sociale specializzata nei servizi ambientali, che ne gestirà altri 20.

Le cooperative si occuperanno di posizionare i cassonetti, mantenerne il decoro, svuotarli (è previsto lo facciano tre volte alla settimana), e poi selezionare gli abiti da destinare ai negozi second hand, come Share a Varese, e riciclare i tessili non riusabili.

«L’Amministrazione ha deciso di affidare il servizio a rete RIUSE perché l’operatore offre garanzie di affidabilità ed è in possesso di tutte le certificazioni richieste dalla normativa» sottolinea l’assessore San Martino: la rete RIUSE tra l’altro è l’unico ente italiano ad aver ottenuto il marchio etico Solid’R, riconoscimento europeo per imprese dell’economia sociale e solidale attive nel recupero e riciclo di abiti usati.

«La raccolta degli indumenti e la gestione e cura dei cassonetti è solo l’inizio del viaggio che i vestiti usati compiono per trasformarsi in nuovo valore per la società e le comunità del territorio – continua San Martino, assessore alla tutela ambientale, sostenibilità sociale ed economia circolare del Comune di Varese – Vista la scadenza delle attuali concessioni e l’obiettivo di maggior decoro, abbiamo ripensato il servizio con un approccio differente in una logica di rete e di sussidiarietà che integra tutti gli aspetti della sostenibilità. Sono i criteri che ci hanno guidato, insieme ad Impresa Sangalli, nella scelta della rete RIUSE al cui fianco abbiamo costruito il nuovo modello di servizio che, oltre a non gravare economicamente sui cittadini, trasformerà in valore sociale, ambientale ed economico quello che fino a ieri era solo un rifiuto. La chiave di tutto sarà la collaborazione tra Amministrazione, operatori e cittadini che sicuramente faranno la loro parte utilizzando in modo responsabile i cassonetti, rendendosi partecipi di un progetto che, oltre a combattere lo spreco e a tutelare l’ambiente, contribuisce ad essere vicini ai più fragili della nostra città».

Non per tutti i cittadini purtroppo il buon utilizzo dei cassonetti è prassi normale: «Sono stati un centinaio i cittadini sanzionati dopo l’apposizione di fototrappole nei pressi dei cassonetti di riuso – ha infatti spiegato l’assessore – un importante numero di persone che hanno lasciato all’esterno rifiuti che con i vestiti o i prodotti tessili nulla avevano a che fare».

UN FINE SOCIALE

All’incontro di presentazione, oltre all’assessore all’ambiente  Nicoletta San Martino e l’assessore ai servizi sociali Roberto Molinari, c’erano Giuseppe Finocchiaro, Responsabile tecnico Rete RIUSE,  don Marco Casale, responsabile Caritas per il Decanato di Varese, Giuseppe Di Carlo, Presidente Abad Cooperativa sociale e Gianluca Ferlante, dell’impresa Sangalli.

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«Rete RIUSE, grazie ai proventi generati dalla filiera del riuso, sarà in grado di sostenere diversi progetti sociali sul territorio. I capi donati dai cittadini, grazie a un’attenta filiera si trasformano quindi in ricavi utili a sostenere progetti di solidarietà e sviluppo – Ha spiegato Roberto Molinari, assessore ai servizi sociali del Comune di Varese – Il contratto di rete prevede inoltre che ogni cooperativa incaricata della raccolta indumenti usati investa parte dei proventi per la creazione di nuova occupazione attraverso lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali oppure nell’ampliamento o miglioramento di quelle già gestite. I progetti permettono di offrire opportunità di lavoro sul territorio, anche per persone svantaggiate e in difficoltà che, attraverso il lavoro, escono da percorsi di assistenza recuperando dignità ed autonomia».

«La sfida che ci presentano l’economia circolare e la responsabilità estesa del produttore, anche sul tema dei rifiuti tessili, sono uno stimolo a trovare soluzioni innovative che consentano alle imprese sociali di mantenere e rilanciare gli obiettivi raggiunti in tema di inclusione, vicinanza al territorio e rispetto della normativa – ha commentato Giuseppe Finocchiaro, responsabile tecnico Rete RIUSE – Rete Riuse, rappresentata nel Comune di Varese da Abad-Servizi e Lavoro Cooperativa Sociale Onlus e Vesti Solidale-Società Cooperativa Sociale Onlus, mette a disposizione la propria esperienza, iniziata nel 1998, per la gestione del rifiuto tessile, grazie al quale creare un nuovo valore».

«La Caritas varesina collabora già da anni con le cooperative del Consorzio Farsi Prossimo, promosso dalla Caritas Ambrosiana – conclude Don Marco Casale, responsabile della Caritas per il decanato di Varese e presidente della cooperativa San Luigi del Consorzio Farsi Prossimo – Grazie anche ai fondi generati dal progetto Riuse sono già stati realizzati progetti di valore sociale nel territorio di Varese, in particolare Casa San Carlo, un progetto per l’accoglienza di uomini in emergenza dimora. Per questo colgo l’occasione per fare un appello a tutti i cittadini: portate i vostri abiti usati nei cassonetti della rete RIUSE, perché in questo modo sarete sicuri che i fondi generati grazie agli indumenti che donate vengano utilizzati per progetti sociali nel territorio di Varese».

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Pubblicato il 30 Novembre 2023
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