La “bici europea”: Giovanni Bloisi dalle Alpi all’isola di Ventotene, culla dell’Unione
Il "ciclista della memoria" prepara il suo prossimo viaggio: nell'anno delle elezioni per il Parlamento di Bruxelles un percorso toccando luoghi simbolo. Dalle Alpi al Mediterraneo
«Dal 1941 un messaggio si aggira per l’Europa: mai più guerre, unità europea! Lo scrissero due confinati a Ventotene nel Manifesto per un’Europa libera e unita. Un potente monito, da cui nacque una nuova storia».
Giovanni Bloisi, “il ciclista della memoria”, è pronto a ripartire. Quest’anno con un progetto un po’ diverso dai tanti viaggi degli ultimi anni: «La “bicicletta della memoria” questa volta diventa “bicicletta europea”», ci racconta.
Una bici che più ancora che in altre occasioni guarda al futuro. Certo, anche con un occhio alle radici: non per caso infatti la meta finale del viaggio sarà Ventotene, l’isola dove Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni – confinati dal fascismo in quel lembo di terra nel mezzo del Tirreno – scrissero “Il manifesto di Ventotene”, immaginando un’Europa unita e federale.
È a quello spirito che Bloisi si rifà nel viaggio di quest’anno, che sta organizzando con la collaborazione anche del Movimento Federalista Europeo. Partenza dalle Alpi, dai monti che idealmente guardano al Nord Europa. «Partirò dal passo di Mortirolo, dove c’è la panchina dedicata all’Europa e a David Sassoli. Prima tappa fino a Gallarate [città con una sezione di Federalisti Europei, ndr] passando da Lecco, poi Liguria, Toscana, Romagna toccando le “panchine europee”, per scendere poi verso Ventotene». Fino al mondo mediterraneo.
«Con questo viaggio vorrei creare in ogni luogo un’occasione per un incontro pubblico, anche per ricordare l’importanza dell’Europa in vista delle elezioni europee che decideranno il futuro dell’Unione». Nel passato proprio la modalità del ciclista in viaggio con un messaggio ha fatto sì che l’arrivo di Bloisi da semplice curiosità diventasse anche occasione di riscoperta della memoria e riflessione pubblica aperta al futuro.
L’itinerario esatto è ancora allo studio. «L’idea è di partire a inizio aprile e arrivare al 9 di maggio, per la Giornata dell’Europa», che cade nel giorno in cui per la prima volta il ministro degli esteri francese Robert Schuman delineò la proposta di una Unione per superare i contrasti nel cuore d’Europa, che poi si concretizzò nella collaborazione con Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer.
«In mezzo a mille difficoltà e a crisi di ogni genere, grazie all’Unione abbiamo avuto sviluppo e pace. L’adesione all’Europa ha fatto sì che anche agli Stati dell’Est venisse evitato il dramma che oggi vediamo in Ucraina», un dramma che lo stesso Bloisi ha vissuto indirettamente, con la spaccatura che ha visto tra due popoli con cui aveva costruito relazioni nel corso del suo viaggio 2019.
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