Non era ‘ndrangheta per la figlia di Rispoli e altri tre. La Cassazione ribalta la sentenza di condanna

Insieme al compagno e ad altri due era stata condannata in appello per aver organizzato e messo in atto una spedizione punitiva ai danni di un imprenditore che non aveva pagato alcuni lavori edili

corte di cassazione

Nuovo colpo di scena nel processo Krimisa bis dopo l’assoluzione in abbreviato e la condanna in Appello, la Corte di Cassazione ribalta nuovamente il verdetto per Francesca Rispoli (figlia di Vincenzo Rispoli, condannato all’ergastolo e detenuto in regime di 41 bis in quanto considerato per decenni capo della locale di ‘ndrangheta di Legnano), per il compagno Giovanni Lillo e per i due fratelli Michele e Giuseppe Di Novara.

Tutti e quattro erano imputati per un’estorsione ai danni di un imprenditore per i quali Lillo e i Di Novara avevano lavorato e che avrebbero pestato con l’obiettivo di ottenere quanto ritenevano spettasse loro. L’arresto della figlia primogenita di Rispoli, a settembre del 2020, aveva destato un certo scalpore in quanto difficilmente alle donne viene dato un ruolo di comando. In quel caso la pm della Dda Alessandra Cerreti ipotizzò che in quel momento la figlia dello storico capo, da troppi anni in prigione, fosse addirittura da considerare a capo dell’organizzazione.

Ora la Cassazione ha rinviato tutto alla Corte d’Appello, scarcerando i quattro imputati. Due le motivazioni, una tecnica e una di merito, per le quali gli ermellini hanno deciso in questo modo: andava rifatta l’istruttoria nel processo d’appello e la riqualificazione del reato di estorsione con metodo mafioso in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Per tutti, dunque, cade l’aggravante del metodo mafioso. Le motivazioni verranno depositate tra sessanta giorni.

Processo di secondo grado da rifare anche per Cataldo Casoppero, l’imprenditore lonatese originario di Cirò Marina che sta già scontando una pena definitiva a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. In questo processo era stato condannato in appello anche per la corruzione di un funzionario Anas che avrebbe omesso i controlli su un suo cantiere in cambio della promessa di un escavatore.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 04 Dicembre 2023
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