Nelle acque della provincia di Varese ci sono i Pfas, gli inquinanti eterni?

Nel suo convegno annuale Alfa, il gestore idrico della Provincia di Varese, ha presentato i dati del monitoraggio iniziato a giugno 2023 sui Pfas nelle acque della sua rete. E i risultati sono molto positivi

convegno alfa volandia acqua

La pentola antiaderente o la giacca resistente alla pioggia cos’hanno in comune? Le sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate, meglio note come PFAS. Si tratta di quelle sostanze chimiche artificiali che da un lato sono fondamentali per diversi prodotti di tutti i giorni ma che dall’altro creano inquinanti eterni che impattano specialmente sulle acque. Proprio per questo Alfa, il gestore dell’acqua della Provincia di Varese, ha acceso i riflettori sul tema nel corso del suo convegno annuale sabato 23 marzo a Volandia.

«Noi siamo una società pubblica e abbiamo l’impegno morale di dare un’acqua di qualità -dice Desdemona Oliva, responsabile della ricerca e sviluppo in Alfa-. Per questo è dal giugno 2023 che abbiamo iniziato i campionamenti per la ricerca dei Pfas, andando ad analizzare 281 campioni e cercando 10mila parametri». I Pfas infatti non sono una singola sostanza ma una categoria che ne abbraccia migliaia e sui 10.000 ricercati nelle acque di Alfa «solo in 32 casi ci sono state positività ma con concentrazioni appena rilevabili, appena al di sopra dei valori minimi delle strumentazioni, quindi con un’incidenza dello 0,3%». Un dato già di suo positivo ma che si accompagna ad un’altra consapevolezza, per i Pfas come per tutti gli altri inquinanti. «Le analisi sono continue e costanti -continua Oliva- e la frequenza di campionamento aumenta all’aumentare delle eventuali presenze riscontrare perchè se ho un problema devo presidiare quel punto. E in ogni caso se mai dovesse esserci un superamento il pozzo viene spento immediatamente».

E in questo senso Alfa di analisi ne fa tantissime. «Nel 2023 il laboratorio analisi di Caronno Pertusella ha analizzato 4.700 campioni cercando oltre 200mila parametri per le acque potabili -spiega Michele Falcone, direttore generale di Alfa-. I risultati ci permettono di dire che la qualità delle acque in questa provincia è di fascia A, la migliore possibile». Ma se su tanti parametri il lavoro del gestore idrico incide molto («e Alfa investe ogni anno 40 milioni di euro per questo», puntualizza Falcone) per i Pfas le cose sono un po’ diverse. «Noi non abbiamo nessun merito per non avere una situazione delicata come quella del Veneto, è stata una casualità -riconosce Paolo Mazzuchelli, presidente di Alfa-. Il gestore idrico ha una grandissima responsabilità ma noi riceviamo e gestiamo inquinanti che non creiamo noi. Proprio per questo dobbiamo continuare a parlare e fare riflessioni più approfondite per essere pronti a tutti gli scenari».

Come difendersi dai Pfas nei cibi?

I Pfas ci sono, esistono e sono difficili da eliminare. «I Pfas sono meravigliosi, purtroppo -ammette Aurora Magni, docente di Ingegneria Gestionale all’Università Liuc di Castellanza Quello che permettono questi materiali, specialmente in ambito tessile, al momento è difficilmente sostituibile ma le aziende stanno lavorando per cercare di sostituirli». Un processo che richiederà parecchio tempo e quindi, nell’attesa, bisogna correre ai ripari. Come? In un territorio come la Provincia di Varese dove i Pfas nell’acqua sono praticamente assenti bisogna guardare ai cibi. 

«Gli alimenti e i loro contenitori sono ciò a cui prestare attenzione -spiega Stefano Cattorini, biologo nutrizionista e tecnologo alimentare-. Sappiamo che ad esempio sono presenti nel 12% della frutta e verdura, specialmente in quella estiva. Sappiamo che le carni più grasse sono quelle dove una concentrazione maggiore è più probabile così come nei pesci di acqua dolce». E poi ci sono i contenitori «dalla carta forno all’alluminio fino alle pentole antiaderenti».

Quindi come agire? «Per quanto riguarda gli imballaggi leggere le indicazioni sul loro utilizzo e verificare che ci sia il simbolo di idoneità per gli alimenti, controllare ad esempio anche le temperature di utilizzo o se quel prodotto può venire messo direttamente a contatto con il cibo. E poi nel caso delle pentole danneggiate cambiarle immediatamente». Sui cibi stessi invece «scegliamo filiere più corte e possibilmente garantite dal produttore o dal rivenditore e ricordiamoci di cambiare marca e varietà: se compro sempre lo stesso pomodorino quello potrebbe arrivare da un terreno contaminato da Pfas e io non lo saprò mai, quindi se oggi scelgo il ciliegino, domani il cuore di bue e poi quello a pera so che arriveranno da terreni e produttori diversi, quindi la probabilità scende».

Potete rivedere l’intero convegno “La verità viene a galla” con il video qui sotto

Marco Corso
marco.corso@varesenews.it

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Pubblicato il 23 Marzo 2024
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