Sulle acque del Lago Maggiore “volano” i bolidi del mondiale di motonautica elettrica

I "Racebirds" che danno vita alle E1 Series sono costruiti al cantiere Verbella di Lisanza che è il quartier generale della rassegna iridata. "Qui il luogo e l'indotto perfetti per questo progetto"

I bolidi delle E1 Series sulle acque del Lago Maggiore

Il vento che spazza il basso Lago Maggiore non è l’ideale per navigare ma ha un pregio: soffiare via le nuvole e offrire una cornice naturale e meravigliosa per ospitare uno spettacolo tecnologico altrettanto affascinante. Quello dei Racebirds, barche spinte da motore elettrico che proprio sul Verbano hanno effettuato una serie di test in vista della seconda tappa del loro Campionato del Mondo, le E1 Series.

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E non è un caso che siano le acque di fronte a Lisanza, Sesto Calende, a essere utilizzate da una organizzazione che promette di diventare, fin da questa prima edizione, un punto di riferimento per tutto il mondo della nautica. Le barche utilizzate, uguali per tutti i team, sono infatti costruite nel cantiere nautico Marina di Verbella, scelto appositamente dall’organizzazione come spiega il CEO della E1 Series, l’ingegnere italiano Rodi Basso. Un passato in Ferrari, Red Bull e Formula E e un presente tutto votato a questa novità intrigante.

«In questa zona abbiamo trovato le giuste collaborazioni e un indotto perfetto per la natura “prototipale” del nostro progetto – spiega Basso – Nel raggio di una ventina di chilometri ci sono numerosi fornitori in vari ambiti che sono decisivi per la costruzione delle imbarcazioni mentre la facilities messa a disposizione da Verbella è ottima per i test e per l’accoglienza dei piloti e delle persone che lavorano nella struttura di E1 Series». Quindi non solo test: quello di Lisanza è diventato a 360 gradi il centro di ricerca e sviluppo del mondiale di motonautica elettrica con i team che periodicamente utilizzeranno il Varesotto come base per lavorare e preparare le gare iridate.

Basso, accompagnato dall’altro ideatore del campionato Alejandro Agag e dalla progettista norvegese Sophie Horne, ha presentato i piloti e sottolineato la natura innovativa di questa competizione. Non è un caso – ha sorriso Agag – che la tappa italiana a maggio sarà a Venezia: «Queste barche sono a zero emissioni, spinte da motori elettrici, inoltre viaggiando sui foil (quelle appendici che permettono di avanzare sollevate sull’acqua, come per gli scafi dell’America’s Cup ndr) abbattono anche il problema delle onde». «Mentre nell’automotive il comparto elettrico è molto sviluppato – aggiunge – nel settore nautico c’è grande margine di innovazione oltre che di mercato: io penso che nel giro di poco tempo i costruttori si rivolgeranno al mondo delle E1 Series per valutare le soluzioni che adottiamo».

Tra chi, nello stretto abitacolo delle imbarcazioni si cala di continuo anche Vicky Piria, volto della Formula Uno su Sky ma anche pilota cresciuta sulle quattro ruote e ingaggiata dal team di Checo Perez per le E1 Series. «Fino a pochi mesi fa non avevo mai guidato uno scafo ma dopo un “corso intensivo” e facendo leva sulle mie esperienze in auto ho imparato e sono entusiasta. Ci sono affinità, a partire dal volante che usiamo, ma anche molte cose da capire perché a differenza della strada bisogna fare i conti con le onde e con le scie lasciate dagli altri concorrenti. E poi non c’è il freno! Bisogna “sentire” l’andamento del mezzo, trovare l’affinità giusta e quindi cercare la prestazione».

Intanto il vento lascia alcune “finestre” che permettono alle barche di continuare i test (le folate non sono un problema per le Raceboard ma piuttosto per quelle di soccorso). Il pilota dell’Aoki Racing Team esce guardingo dalla Marina di Verbella e si dirige verso Nord osservando gli scafi d’appoggio che liberano l’anello preparato per spingere a velocità di gara. Poi lavora di acceleratore e il suo bolide si alza sui foil come uno grande cigno di carbonio, modellando le curve come in una gara di Formula Uno, lasciandosi alle spalle solo un sibilo leggero. Il futuro della motonautica passa anche da qui, dal Basso Verbano che è stato culla dell’aeronautica ma che sa stupire anche in acqua.

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 17 Aprile 2024
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