Svelato il mistero: una performance artistica dietro il volto che ha tappezzato Varese

«È stata la mia performance», commenta l'autore del gesto senza però lasciare spazio ad altre domande. A raccontare per intero la vicenda è Andrea Ceresa, curatore d'arte di Varese che visto la somiglianza è stato scambiato per il protagonista della foto

andrea ceresa

«È stata la mia performance». Una risposta secca, una voce al telefono che non lascia spazio ad altre domande. Quanto basta però a svelare il mistero che da sabato mattina ha avvolto Varese, invasa da migliaia di manifesti con il volto sorridente di un ragazzo a petto nudo, senza alcuna scritta o spiegazione.

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A raccontare la vicenda è invece Andrea Ceresa, noto artista varesino e curatore di mostre, che ci ha contattato per spiegare l’intera vicenda e per sottolineare che il volto su quei manifesti non è il suo.

«Non sono io quello della fotografia – commenta Ceresa – . Lo sottolineo perché vista la somiglianza ho ricevuto tantissime chiamate di persone che credevano fosse una mia trovata artistica. Non lo è, ma tramite contatti in comune sono risalito all’autore della performance artistica e l’ho incontrato».

Ecco quindi il racconto di questa vicenda che resta ancora in parte avvolta nel mistero. Andrea Ceresa infatti, racconta di aver incontrato l’autore della performance artistica in un bar: «È assurdo che ci servano il caffè in una tazzina con la grafica della Biennale d’arte di Venezia del 2019 ed è assurdo che pure qui, al bar, ci scambino: danno a lui il macchiato, il mio macchiato. Anche due giorni dopo, questa è una storia così, fatta di coincidenze e scambi di persona».

Svelato il mistero dietro alla foto che tappezzato  Varese

Il racconto di Ceresa continua: «Le mie ultime settimane sono state totalmente dedicate alla preparazione finale della mostra di Ravo al Castello di Masnago che è stata inaugurata sabato. Intendo tipo dodici ore al giorno. Senza il tempo fisico per pensare ad altro. Mi sveglio il sabato mattina con un messaggio di Monica, l’altra curatrice della mostra. Gli ha scritto il responsabile della comunicazione del Comune di Varese chiedendole se fossi ioquello dell’articolo appena pubblicato da Varese News” perché qualcuno ha bombardato Varese con un ritratto di un ragazzo a petto nudo, coi capelli legati e un grande sorriso: “Non assomiglia al ragazzo con cui fai la mostra?”. Rido e mi rimetto a sistemare. Mentre sto finendo gli ultimissimi dettagli mi chiama anche VareseNews: “Ciao, ci vediamo stasera, ma intanto: sei tu?”. Da qui è un crescendo. Mi hanno scritto in mille, mi hanno fermato all’inaugurazione e la sera in centro, sempre con la stessa domanda: “ma sei tu? Davvero tu? Proprio tu?” e hanno continuato a scrivermi la domenica e il lunedì. Facebook è fuori controllo: complotti contro il sindaco, promozione occulta per la mostra. Devo rimediare».

Ceresa ricostruisce poi la vicenda come gli è stata raccontata: «Lui è partito intorno alla mezzanotte di venerdì. Si svuotavano pian piano le scatole con le pile dei seimila volantini già preparati con il bioadesivo che ha fatto stampare non senza scherno da parte della copisteria. L’affissione finisce all’alba, verso le 6 del mattino con qualche interrogativo sul risultato e qualche scatola ancora piena».

Dietro quel gesto, secondo Ceresa, c’è una motivazione artistica: «Si, è una performance, è arte. Quando incontro questo volto senza nome mi dice: “allora sei tu quello che stanno scambiando per me!”. È preoccupato che alla fine tutto il suo sforzo finisca col far comodo solo a me e alla mostra di Ravo. Dubbio legittimo, dopotutto la storia dell’arte è anche questa, una storia di gesti inconsulti e delle loro conseguenze. Andy Warhol nel 1964, proprio all’inizio della Pop Art, affigge sulla facciata della museo di Pittsburgh le facce dei tredici criminali più ricercati dal New York Police Department, nello stesso modo in cui le pubblicano i giornali. L’affissione viene coperta qualche giorno dopo l’inaugurazione. Forse, oltre alla problematicità di mettere così in bella vista volti moralmente tanto deprecabili (come comunque fanno i giornali), è proprio la nuda ed esplicitissima esposizione a dare fastidio. Che è quello che potrebbe aver portato la Digos sulla pista dell’operazione di venerdì sera (almeno stando ai giornali!). A Bologna, se fosse successa la stessa cosa, probabilmente non ci sarebbe stata nessuna indagine e nessun mistero: è costume comune tra i laureati e le loro famiglie quello di affiggere foto spiritose di chi termina gli studi. Qui no, qui diventa performance, come Warhol e più di Warhol».

Svelato il mistero dietro alla foto che tappezzato  Varese

«Dietro a questa performance in effetti c’è stata una lunga preparazione, c’è un pensiero – commenta Ceresa -. La foto è stata scelta tra altre possibili: “alla fine è un sorriso!”, mi ha detto l’artista. Un sorriso imprevisto regalato alle persone e ripetuto quattromila volte. Qualcuno si è mai allarmato per un selfie postato su Instagram? E perché in questo caso si è destato tutto questo clamore? L’operazione è stata fare un post, ma non sui social, disprezzati dall’artista, ma nella vita vera. Nessun segreto, nessuna parola, solo un sorriso. Dopo il caffè ci scattiamo una foto e torniamo verso la macchina, tira fuori una fotografia dalla scatola che ha ancora nel baule della macchina e me la firma (senza nome!). Proprio appena prima di ripartire in macchina mi dice: “comunque, giornali a parte, già che la gente si sia chiesta il perché mi fa contento”».

«Per Varese è stato un weekend intenso all’insegna dell’arte. L’inaugurazione al Castello di Mansago ha fatto numeri che nessuno avrebbe pensato. Allo stesso tempo è stato il weekend del debutto artistico di un ragazzo che ha voluto esprimere qualcosa e che ci è riuscito perché tutti se ne sono accorti. Scrivo dunque per fare un po’ di chiarezza. Smentisco definitivamente che ci sia qualche legame tra le due cose, ma la coincidenza è stata incredibile, per noi e per lui. Esprimo però anche il mio desiderio per cui la curiosità dimostrata per l’inusuale non passi. Come dice la tazzina della Biennale: May you live in interesting times“».

Varese tappezzata dalle foto di un giovane, è un mistero

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Pubblicato il 08 Aprile 2024
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Commenti

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  1. Avatar
    Scritto da Felice

    Domanda da uno zotico ignorante che non capisce l’arte….ma con queste performance ci pagate le bollette di casa ?

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