Maria Pia Abbracchio (Azione): “Uniformare le carriere e i salari dei ricercatori europei”

L'Italia ha un problema di competitività verso l'Europa: i giovani formati negli atenei se ne vanno attratti da condizioni più favorevoli all'estero. Il tema è stato al centro di un incontro a Saronno con la candidata alle Europee di Azione

Elezioni europee

Il futuro dell’Europa dovrà passare anche dal potenziamento della ricerca e della formazione. Se n’è discusso a Saronno, a Villa Giannetti, in un incontro promossa da Azione che ha portato la candidata alle elezioni europee la vice rettrice dell’Università degli Studi di Milano Maria Pia Abbracchio, professore ordinario di farmacologia.

Il dibattito si è aperto con i saluti registrati dell’on Elena Bonetti che ha ricordato l’ultimo report dell’Istat sulla progressiva povertà degli italiani, con stipendi bassi a fronte di prezzi che rimangono alti, e la denatalità. Presenti due ricercatori: Matteo Fabris ricercatore presso il dipartimento di psicologia all’Università degli studi di Torino e Maria Rosa Antognazza ricercatrice al Center for Nano science and Technology dell’Is. Ital. Tecnologie di Genova vincitrice di uno dei più prestigiosi premi europei per la ricerca.

In collegamento anche la senatrice Giusy Versace vicepresidente della Commissione Cultura, Istruzione e ricerca scientifica.

Il tema proposto era: “L’integrazione europea di formazione e ricerca- Leva strategica per il futuro dei giovani”.

I due ricercatori hanno messo sul piatto le difficoltà del mondo della ricerca in Italia, dove le carriere negli atenei sono difficili, poco attrattive e spesso precarie. Il dottor Fabris ha parlato delle difficoltà per un ricercatore di vivere una vita dignitosa, chiedere un mutuo per comperare casa, fare programmi a lungo periodo per l’estrema precarietà dei fondi. La dottoressa Antognazza, che è dipendente dell’IIT, il prestigioso Istituto Italiano di Tecnologia di Genova pur ammettendo la sua posizione più fortunata rispetto a tanti colleghi, ha indicato le difficoltà estreme a portare avanti un lavoro che, comunque, “è il più bello del mondo”, ma che richiede tanta motivazione, resilienza e anche una famiglia alle spalle.

La fotografia si sposa con i racconti della “fuga di cervelli” dall’Italia, dei giovani formati nei percorsi accademici italiani, tra i più rinomati al mondo, che vengono chiamati da realtà straniere con proposte più favorevoli: « Il punto non è tanto la decisione dei nostri giovani di andare all’estero – ha sottolineato la professoressa Abbracchio – quanto la scarsa attrattività dell’offerta italiana. Qui non arrivano giovani, gli stranieri non scelgono l’Italia, nonostante il valore delle nostre strutture».

La Senatrice Versace ha sottolineato le difficoltà strutturali e contingenti di un sistema che non è in grado di ottimizzare i suoi investimenti e ha un atteggiamento negativo verso l’impiego di risolse che non portano immediato valore: « Eppure la ricerca è fondamentale. Io stessa sono l’emblema dell’importanza di strumentazione tecnologiche innovative che mettono i disabili in condizioni di vivere con le stesse opportunità di tutti. C’è una differenza sostanziale di investimenti per la ricerca tra i paesi dell’Unione Europea con l’Italia fanalino di coda: l’1,3% del PIl contro oltre il 3% di paesi che Germania, Belgio Austria».

Il discorso si inserisce anche in uno scenario mondiale dove l’Europa rischia di rimanere indietro rispetto a paesi più determinati come Stati Uniti ma, soprattutto, mesi asiatici dalla Cina alla Corea del Sud: « Perdere il treno della ricerca tecnologica, nel campo delle nanotecnologie, vuol dire perdere completamente il peso nello scacchiere mondiale» ha commentato la dottoressa Antognazza.

Il futuro dell’Europa, oggi molto schiacciato sul presente, sulle continue emergenze sociali, legate a temi di welfare, lavoro, immigrazione, si gioca su una politica diversa e davvero integrata su ricerca e formazione: « Io sono stata ricercatrice e conosco bene le difficoltà che i nostri giovani e, soprattutto le giovani donne, devono affrontare per seguire questa strada – ha detto la candidata di Azione – Ed è una capitale che non possiamo più permetterci di disperdere. Da vent’anni in Europa c’è un accordo che individua la ricerca come nodo centrale: da quell’accordo, chiamato ERA, sono nati i programmi Horizon che conosciamo. Ma occorre arrivare a uniformare le politiche nazionali almeno sulle figure dei ricercatori, individuarne caratteristiche, aspetti e salari. Lavorerò in Europa per sostenere una politica più efficiente e proficua che guardi al futuro».

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Pubblicato il 20 Maggio 2024
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