Un piatto di pasta? “Costa 17 mila euro”: la governante a processo per circonvenzione d’incapace

Dai conti dell’uomo, facoltoso imprenditore di Tradate, spariti oltre due milioni. Case, bonifici e polizze assicurative. Lo psichiatra in aula: “Non aveva autonomia valutativa»

soldi

Quanto costa un piatto di spaghetti ai gamberoni? «17 mila euro».

E un pieno di benzina? «2mila».

È evidente che di fronte a un contesto del genere, se a rispondere alle domande di un tecnico incaricato di valutare le capacità cognitive di un paziente è un anziano facoltoso di Tradate, i giudici desiderino fare chiarezza su quella considerevole quantità di denaro che è uscita dai conti dell’imprenditore, oggi scomparso, e per il quale compaiono come parti civili i figli eredi, che, una volta venuti a conoscenza delle mancanze, hanno deciso di denunciare tutto.

Il reato in questione è la “circonvenzione d’incapace“, e l’imputata è una donna di 47 anni di origini rumene, sposata e con prole, accusata di essersi appropriata di parecchie somme di denaro attraverso contanti, assegni, bonifici e trasferimenti di proprietà immobiliari, tra cui figura anche una casa acquistata in Romania e intestata all’imprenditore dopo l’acquisto come “immobile di caccia”.

Le indagini sono iniziate quando l’uomo, gravemente malato, è stato posto sotto tutela. Inizialmente, per alcuni mesi nel 2020, uno dei due figli (che ha testimoniato oggi) ha svolto questo ruolo, poi l’amministrazione di sostegno è stata affidata dal giudice ad un avvocato.

«Bene, in quel periodo, quando cominciai a fare il punto sulle sostanza di mio padre, mi accorsi di importanti ammanchi: bonifici da 40, 50 mila euro indirizzati alla collaboratrice domestica assunta per badare alla casa (soldi fuori dai compensi pattuiti per il suo servizio), vaste elargizioni a beneficio di persone di origine rumena che mai avevo sentito nominare per un totale di 180 mila euro, prelievi continui, anche da 15-20 mila euro al mese per complessivi 650 mila euro nel giro di pochi anni, dal 2015 al 2020. Poi una polizza assicurativa da 500 mila euro intestata all’imputata e accesa alla banca Popolare di Bergamo».

È il racconto dello stesso figlio dell’uomo, interrotto da diverse pause dettate dall’emozione per il ricordo del padre, di quella figura vista come esempio dai discendenti e persino dalla ex moglie con la quale l’uomo aveva convissuto dal 1963, data del matrimonio, fino al 2002, quando i due si lasciarono senza però una separazione formale. Infatti l’altra famigliare dell’uomo, sentita come testimone nel corso del processo celebratosi martedì mattina davanti al giudice monocratico, è stata proprio la signora, 84 anni, dall’eloquio assai preciso nel ricostruire le vicissitudini che hanno portato al processo, che di suo pugno si è presa la briga di ricostruire, matita e taccuino, cifre, date e numeri di quei soldi spariti.

«E pensare che l’imputata l’avevo trovata proprio io a mio marito. Avevamo realizzato con enormi sacrifici il sogno della nostra vita, cioè di realizzare una nostra azienda con debiti e sacrifici. E così è stato. Ma fra di noi ad un certo punto le cose non sono andate per il verso giusto e abbiamo deciso di separarci, vivendo in due case diverse e continuando a lavorare all’azienda di famiglia. Poi lui si è invaghito di un’altra donna, una brava persona, devo dire, si volevano bene. Nel 2000 un grave problema di salute ha fortemente fiaccato mio marito, aveva bisogno di una mano. E infatti poi è arrivata lei».

La colf 47enne  (imputata e quindi innocente fino a prova contraria) secondo l’ex moglie dell’imprenditore circuito avrebbe fatto leva sul debole che il padrone di casa aveva per lei, per la collaboratrice domestica, un rapporto che non si sarebbe esaurito a quello fra dipendente e datore di lavoro, ma sarebbe andato ben oltre. Un affetto costato caro: alla fine gli ammanchi nel patrimonio dell’anziano sono “cubati“ a 2,3 milioni.

L’apertura dell’udienza – non è la prima dinanzi al giudice monocratico Andrea Crema – è servita ad ascoltare un tecnico che ha eseguito una consulenza tecnica d’ufficio nelle more del procedimento civile per la nomina dell’amministrazione di sostegno. Uno p

Dai conti dell’uomo, facoltoso imprenditore di Tradate, spariti oltre due milioni. Case, bonifici e polizze assicurative. Lo psichiatra in aula: “Non aveva autonomia valutativa»

sichiatra che quattro anni fa visitò l’anziano, ottenendo le risposte assurde che l’uomo diede (andando ben oltre il classico scambio degli euro con le lire, gaffe che fa sorridere e legata a chi ha conosciuto i biglietti di banca con stampata la barba di Giuseppe Verdi) che mostrarono una «assenza di autonomia valutativa» su quanto avveniva intorno a lui. Quando i figli si sono accorti di quanto stava avvenendo al padre hanno fatto scattare l’allarme e sporto denuncia.

Quando i figli si sono resi conto di quanto stesse accadendo al padre, hanno allertato le autorità e presentato denuncia. La prossima udienza è prevista per il 21 maggio, con l’audizione di altri testimoni. L’imputata è difesa dall’avvocato Luca Carignola, mentre le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Paolo Bossi e Federico Emiliani.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 14 Maggio 2024
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