Davide Galli: “Il confronto non fa male, la distanza umana sì”
Dopo 12 anni alla guida di Confartigianato Varese, Davide Galli saluta associati e stampa: un bilancio tra esperienze professionali e legami personali
«Non mi ha mai fatto male il confronto acceso. Sto male quando si rompe il rapporto umano. Per me quello è sempre stato il valore più grande». A parlare è Davide Galli, presidente uscente di Confartigianato Imprese Varese, che ha incontrato associati e stampa nella sede di Gallarate per tirare le fila di un mandato lungo dodici anni, dal 2013 al 2025. Una conversazione aperta, diretta, personale e senza rete con i giornalisti Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55, e Michele Mancino, vicedirettore di Varesenews.
Un confronto che ha restituito l’immagine di un uomo che, in dodici anni segnati da profondi cambiamenti, ha mantenuto saldo il riferimento ai valori umani e al senso dell’appartenenza associativa.
UN PROGETTO CONDIVISO
Galli ha attraversato stagioni complesse alla guida dell’associazione: crisi economiche, pandemia, difficoltà nel reperire manodopera, trasformazioni del mercato. Eppure, determinato come solo sanno esserlo gli imprenditori, è andato avanti, indicando insieme al suo staff la direzione da prendere. Nonostante l’incertezza. La parola più temuta da chi fa impresa. Nonostante un sistema paese poco amico. «Non ho mai avuto un momento in cui ho pensato “chi me l’ha fatto fare” – ha spiegato -. Ho avuto la fortuna di essere parte di un progetto condiviso, in un’associazione che ha saputo guardare avanti».
LA TERZA GENERAZIONE IN AZIENDA
Il suo racconto ha toccato anche il piano personale, con un passaggio intimo: il momento in cui suo figlio ha scelto di entrare in azienda. «Io gli avevo detto di fare esperienza altrove. Invece lui, finito il percorso negli ITS, mi ha detto: “Papà, io a casa non ci sto, vengo da te”. Allora gli ho detto che avrebbe iniziato come tutti, in officina, dal basso. E così ha fatto».
Galli è padre. E come tutti i padri non nasconde i suoi timori: «Sono contento, anche se non glielo dico. Ma mi chiedo: sarà in grado di condurre un’azienda? Perché oggi è tutto più complesso. Non basta saper fare un mestiere o essere bravo sulle macchine utensili. Lo spirito imprenditoriale è un’altra cosa, o ce l’hai o non ce l’hai. Lo puoi far crescere, ma devi avere quel quid che ti fa fare il salto e decidere di fare impresa».
LA COMUNICAZIONE DEVE MIGLIORARE
Un passaggio importante Galli lo ha dedicato al tema della comunicazione. «Noi imprenditori fatichiamo a trovare persone non solo per mancanza di competenze, ma perché non riusciamo a comunicare cosa si fa nelle nostre aziende. Dobbiamo raccontarlo non solo ai ragazzi, ma soprattutto ai genitori e agli insegnanti. Devono capire che il lavoro in azienda oggi è un’altra cosa rispetto a vent’anni fa».
L’UFFICIO IN AZIENDA
Parlando del suo impegno associativo, Galli ha sottolineato l’importanza di un modello condiviso con Mauro Colombo, direttore di Confartigianato Imprese Varese. «L’ufficio del presidente è in azienda, non a Varese. Non è solo una scelta simbolica perché si è rappresentanti sindacali stando vicino alle imprese, aiutandole. La nostra missione è fare il bene delle imprese. E se vanno bene loro, va bene anche l’associazione».
Ma tutto, compresi i risultati raggiunti dal team che lavora nell’associazione di viale Milano, dipende dal valore delle relazioni costruite negli anni soprattutto all’interno dell’organizzazione.
Prima di chiudere, Galli esita quel tanto che basta per incrociare con lo sguardo Colombo, rimasto ad ascoltare in fondo alla sala. «Con le persone ho sempre cercato un rapporto vero, se c’è da discutere, lo faccio senza problemi. Posso dire di avere avuto la fortuna di incontrare persone sincere con le quali ho potuto costruire».
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