La doppia vita di un frontaliere: Matteo Lovito porta in scena l’Italia dei cantautori
Per vent’anni frontman di una tribute band dedicata a Ligabue, oggi la svolta: La MDF Band propone un percorso di 90 minuti che attraversa il Belpaese e settant’anni di canzoni, tra storytelling, cartina animata e Dolby surround
C’è un punto della vita in cui un’etichetta può diventare una gabbia. Per Matteo Lovito, 42 anni di cui una buona metà passati come frontman di una tribute band dedicata a Ligabue, quel punto è arrivato quando le canzoni del rocker di Correggio non gli bastavano più a esprimere idee e urgenze.
«Avevo bisogno di comunicare in maniera diversa», racconta Matteo. La ripartenza nasce con il tastierista Alessandro Manzoni – nessuna parentela con l’autore dei “Promessi Sposi” – e con una scelta precisa: niente party band, niente jukebox di successi “blasonati”, ma un omaggio al cantautorato italiano rispettandone i mondi sonori originali.
CERCO L’ESSENZIALE
La parola chiave di Lovito è essenzialità: voce, chitarra, pianoforte. Togliere il superfluo perché la canzone stia in piedi con “l’abbiccì”. Della MDF band fanno parte anche il batterista Mattia Borrelli, il chitarrista Angelo Licco, il fisarmonicista Giovanni Bruno e la bassista Francesca Tavino.
In repertorio oltre 60 brani, dalla metà degli anni Cinquanta a oggi, tra cui “Vecchio frack” di Domenico Modugno e “Tu vuò fa’ l’americano” di Renato Carosone. E poi Concato, Fossati, De Gregori, Dalla/Stadio (con la curiosità del testo di Vasco per “Acqua e sapone”), Bertoli, Graziani (“Monna Lisa”, e in arrivo “Pigro”), Gazzè, Bersani (“Spaccacuore”, “Cattiva”), fino ai contemporanei Coez e Alfa. Scelte consapevoli: fuori Vasco, Ligabue e 883, lande musicali inflazionate dal circuito delle cover.
DOLCE ITALIA
Il format che ha fatto breccia è “Un viaggio in Italia attraverso i cantautori”. Novanta minuti filati senza intervallo in cui lo spettatore sale su un mezzo che “ascolta la radio” per ripercorrere la colonna sonora della sua esistenza. Tra una canzone e l’altra, storytelling della durata di una manciata di secondi che introducono città, aneddoti e piccole chicche, dall’autostrada dei Laghi, la prima in Italia e forse nel mondo, ai cortocircuiti della toponomastica tra Piazza Grande e Piazza Maggiore.
Sul grande schermo una cartina d’Italia traccia le tappe, mentre il Dolby surround avvolge il pubblico con i suoni dei mezzi di trasporto. All’arrivo, la cartina “scende” e lo schermo diventa parabrezza con immagini simboliche della città. È così che si passa da Milano (1984, “Fiore di maggio”) a Como (“Teorema” di Ferradini), da Genova (“La musica che gira intorno”) a Bologna (memoria civile e canzone), fino a Palermo, dove arriva il giro di boa emotivo con “La notte” di Arisa, «un capolavoro firmato da Giuseppe Anastasi con la mano orchestrale del grande Mauro Pagani» sottolinea Lovito.
UN PUBBLICO TRASVERSALE
«D’estate vedi il papà con il bimbo sulle spalle che canticchia e la signora di ottant’anni che balla “Cucurucucú paloma”. Il nostro è un pubblico trasversale» racconta il cantante. Niente ideologie pesanti: l’arte, per Lovito, si schiera sui valori, racconta la vita degli italiani senza incasellarla.
Nel nuovo capitolo già in cantiere, “I racconti nel tempo”, la prospettiva cambia: dalla radio alla televisione del ’55, immagini d’archivio e una linea cronologica che attraversa “Sapore di sale”, “Il mondo”, “Impressioni di settembre”, “Rimmel”, che quest’anno compie cinquant’anni, fino ai giorni nostri con Vecchioni e Alfa che cantano “Sogna ragazzo sogna”: «Un vero inno alla speranza».
LA DOPPIA VITA DI MATTEO
Dietro la semplicità c’è moltissimo studio. Lovito lavora su dizione, respirazione, interpretazione: «Canto solo brani che capisco davvero». Un percorso rimesso in piedi dal basso con la consapevolezza che la musica d’autore italiana è un patrimonio da valorizzare. Nulla contro rap e trap perché «sono espressione del nostro tempo».
Intanto la vita di Matteo scorre su due binari: di giorno frontaliere in una raffineria di metalli preziosi a Mendrisio, la sera cantante e musicista. Avanti e indietro dalla frontiera con la Svizzera e su e giù dal palco.
BUONA LA PRIMA E ANCHE LA SECONDA
I numeri danno ragione al cambio di rotta: 27 date il primo anno quando non li conosceva nessuno, 45 il secondo. Al MIV lo show del 30 settembre dello scorso anno è andato sold out con un mese d’anticipo, generando due repliche il 13 e 14 gennaio, entrambe esaurite. All’aperto, a Castiglione Olona, 600 persone hanno assistito al concerto.
Il prossimo appuntamento al MIV di Varese è per lunedì 29 settembre. Oggi l’obiettivo è uscire dai locali “rumorosi” per riportare la musica in luoghi d’ascolto, perché «serve rispetto per chi ha scritto queste canzoni, per chi le ha interpretate e per chi le suona adesso».
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