Varese
Riparte Visionare con i giovani architetti giapponesi: l'”Architettura per strada” apre la nuova stagione
Il 12 novembre a Villa Panza torna la rassegna dell’Ordine degli Architetti di Varese diretta da Fulvio Irace. Protagonista Yuma Shinohara, che racconta la guerriglia creativa di una generazione che ha trasformato la marginalità in resistenza
Riparte Visionare, la rassegna di dialoghi sull’architettura promossa dall’Ordine degli Architetti di Varese sotto la direzione di Fulvio Irace. Il primo appuntamento della nuova stagione è fissato per mercoledì 12 novembre alle 19 nella cornice di Villa e Collezione Panza, e porta con sé un ritratto inedito e sorprendente del Giappone contemporaneo.
Protagonista della serata sarà Yuma Shinohara, giovane curatore del Museo svizzero di Architettura, che presenterà “Architettura per strada, come lavorano i giovani architetti giapponesi“. Un titolo che è già un manifesto e che descrive una generazione capace di trasformare la crisi in opportunità, la marginalità in laboratorio di futuro.
Il quadro che Shinohara porta a Varese ribalta l’immagine consolidata del Giappone come potenza industriale e tecnologica. Economia stagnante, calo demografico impressionante, circa il 30% di case vuote, disoccupazione giovanile ai massimi livelli e traumi territoriali legati al cambiamento climatico. È il ritratto crudo di un paese che dal dopoguerra aveva incarnato il mito della rinascita, dell’innovazione intelligente e dell’architettura più audace, e che oggi si trova ad affrontare sfide molto simili a quelle dell’Occidente.
In questo scenario, i giovani architetti giapponesi hanno dovuto inventarsi una strada nuova. Impossibilitati a trovare spazio in un sistema produttivo rigidamente gerarchico e dominato dalle grandi corporazioni, si sono ritirati nelle aree di apparente marginalità, animando quella che Shinohara definisce una “guerriglia propositiva“, con cui i giovani architetti nipponici minano le basi del sistema tradizionale, proponendo un ripensamento radicale del significato stesso della pratica architettonica.
Meno costruzioni e più ricostruzioni, riadattamenti al posto di nuovi interventi, lavoro sull’ambiente urbano includendo spazi pubblici in fabbriche private, ricorso creativo a materiali di scarto o di riciclo, lavoro manuale in cantiere fianco a fianco con gli operai, proposizione di idee anche senza committenti. È una normalizzazione invece che una specializzazione, un’architettura che esce dagli studi professionali per sporcarsi le mani nella realtà quotidiana.
Sono diventati, letteralmente, architetti di strada. Fanno del luogo stesso in cui vivono e lavorano una vetrina aperta al quartiere che li circonda, esibendo la loro vita e il loro processo creativo. Come spiega Shinohara: «Non più appagati dall’immaginare nuovi modi di abitare e lavorare seduti al tavolo da disegno, diventano essi stessi modelli di stili di vita diversi, conferendo così un nuovo status al ruolo dell’architetto».
Yuma Shinohara, che si è laureato in letteratura comparata alla Columbia University di New York, porta a Varese un bagaglio internazionale di grande spessore. Prima di entrare nel Museo svizzero di Architettura ha lavorato con istituzioni come Storefront for Art and Architecture, l’Accademia delle Arti di Berlino e il Centro canadese di architettura. Ha curato mostre importanti e collabora con testate come ARCH+ e Lotus International, oltre a tenere conferenze e fare parte di giurie internazionali presso università e istituzioni di tutto il mondo.
L’incontro, come da tradizione di Visionare, sarà accessibile sia in presenza a Villa Panza che attraverso webinar gratuito. Per gli architetti sono previsti 2 crediti formativi.

