«Vogliamo solo essere visti», la Second GenZ di Happiness parla a Varese da un oratorio
Presentato il documentario realizzato dalla cooperativa Pepita che racconta il progetto portato avanti da Filippo Maroni nell'oratorio San Vittore di Varese: "Siamo più di un oratorio"
«Sono entrata ad Happiness perchè regalavano i ghiaccioli e ci sono rimasta perchè mi sono sentita vista». Così Elisa sul palco del grande salone dell’oratorio racconta il suo incontro con Filippo, Giaele e gli altri educatori e volontari di Happiness, qualcosa che sembra un oratorio ma è anche di più.
Happiness, un luogo per sentirsi felici
Venerdì sera è stato un momento importante per questa realtà che da qualche anno ormai è luogo di incontro e di amicizia per tantissimi ragazzi che non vanno a messa la domenica, credono in un altro dio o forse non ci credono nemmeno, hanno radici in mezzo mondo. «Un luogo aperto davvero, che abbraccia tutti e a tutti dà la possibilità di creare qualcosa» – ha detto Filippo Maroni, presentandolo.
Un documentario per raccontare un mondo
Sul grande schermo del salone è stato trasmesso il documentario realizzato dalla cooperativa Pepita Onlus (con la regia di Cecilia Spalletti) che li racconta e che racconta questo luogo, uno spazio per adolescenti, nato da un’idea originaria della Pastorale Giovanile del Decanato di Varese che ha incontrato la disponibilità della Comunità Pastorale Sant’Antonio Abate che ha messo a disposizione i locali dell’Oratorio di San Vittore, in via San Francesco,15 a Varese presso i quali Filippo Maroni, educatore professionale del Decanato, due docenti ed un gruppo di studenti di una classe di un Liceo delle Scienze Umane opzione Economico Sociale paritario della città hanno cominciato ad incontrarsi.
Che cos’è il progetto Hapiness
Il progetto Happiness, sostenuto da Fondazione Comunitaria del Varesotto e Casa Matteo Varese, ha risposto ad un’esigenza di una generazione che desidera essere vista, ascoltata, capita e aiutata nel trovare il proprio posto in una città che spesso respinge ciò che non è adeguato al contesto, rumoroso e disturbante: «Mi sentivo escluso da tutto e tutti, venivo preso in giro per come parlo ma avevo un gran bisogno di parlare con tutti. Qui ci sono riuscito» – racconta uno di loro nel documentario.
Chi sono i ragazzi di Happiness
«Siamo i ragazzi che vedete davanti ai Mc Donald’s o da Zara. Abbiamo finalmente trovato un posto che ci accetta per come siamo e ci aiuta a capirci e a capirvi» – racconta Elisa, 16 anni e un fiume di parole che sgorgano da dentro. «Ho iniziato ad avere contrasti forti in casa, questo mi ha condizionato al punto di dover mettere da parte il sogno di diventare una hostess per lavorare e mantenermi da sola» – racconta Luisa. «Lavoro per aiutare la mia famiglia ma non voglio perdere l’opportunità di formarmi e crescere. Siamo tanti a dover fare sacrifici per farci posto nel mondo» – spiega Bader. Per conoscerli meglio potete anche visitare il profilo instagram Second_GenZ.
La politica, lo Stato e la Chiesa in ascolto
Queste sono solo alcune delle testimonianze di Happiness che sono emerse dalla serata alla quale hanno partecipato anche realtà delle istituzioni come il sindaco di Varese Davide Galimberti, i consiglieri regionali Giuseppe Licata e il sottosegretario Raffaele Cattaneo, la deputata Silvia Roggiani. Non mancavano, chiaramente, le cariche ecclesiastiche con il vicario episcopale don Franco Gallivanone, il prevosto di Varese don Gabriele Gioia e il responsabile della pastorale giovanile don Matteo Missora. Era presente infine anche il neo viceprefetto Michele Giacomino.
L’occasione è stata anche quella di rilanciare il sostegno a questa realtà attraverso la raccolta fondi che trovate qui.
GUARDA IL DOCUMENTARIO
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