Il sindacato Fials accusa: “Ospedali o caserme? La deriva disumanizzante della sanità pubblica”
Salvatore Santo, segretario Fials Laghi e Ovest Milanese, critica in particolare l'Asst Valle Olona per quelle che definisce "richieste e difficoltà del personale ignorate o respinte senza ascolto". Dura la replica della Valle Olona
Fials Laghi e Ovest Milanese denuncia una gestione “rigida e burocratica” negli ospedali pubblici, con particolare riferimento all’Asst Valle Olona, dove – secondo il sindacato – richieste e difficoltà del personale vengono «ignorate o respinte senza ascolto». Nel mirino, i dinieghi alle domande di mobilità di infermieri, Oss, tecnici e amministrativi.
Secondo Fials, l’azienda motiva i rifiuti richiamando l’art. 35, comma 5-bis, del d.lgs. 165/2001, interpretato come obbligo di permanenza quinquennale prima di poter ottenere il trasferimento. Il sindacato replica citando il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 16950 del 22 febbraio 2022, che esclude un divieto assoluto e consente il nulla osta quando non si compromette l’assetto organizzativo.
«Noi non siamo militari. Non stiamo eseguendo ordini di disciplina cieca. Siamo persone che ogni giorno si confrontano con la fragilità umana. Trattare chi cura come un soldato da addestrare è un insulto alla dignità del lavoro e alla missione del servizio sanitario», dichiara Salvatore Santo, segretario Fials Laghi e Ovest Milanese. E aggiunge: «Se una norma, nata per tutelare l’organizzazione, viene usata per negare dignità e umanità, allora non siamo più in un ospedale: siamo in una caserma. E questo non può essere accettato».
Fials richiama anche i rilievi dell’Oms su stress, ansia, depressione e ideazione suicidaria tra gli operatori sanitari, osservando che «un’organizzazione che non riconosce la persona produce sofferenza» e incide sulla qualità della cura. «Non chiediamo privilegi. Chiediamo realtà, ascolto, umanità. La sanità non si sostiene con il comando: si sostiene con la cura», conclude Santo.
Il sindacato chiede la revisione immediata dei dinieghi alle mobilità nell’Asst Valle Olona; l’apertura urgente di un tavolo sindacale “concreto, non formale”; politiche del personale che mettano al centro dignità, famiglia e benessere lavorativo.
DURA REPLICA DELL’ASST VALLE OLONA
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