La mostra di Kandinsky a Gallarate nasce dall’incontro tra due grandi collezioni. E due città appassionate d’arte
Da un lato Venezia, "la città più bella del mondo", sedimento di secoli di dominio e ricchezze. Dall'altro una città di provincia che ha saputo però creare una passione ampia e una raccolta rappresentativa delle tendenze italiane nel Novecento
Due musei, due collezioni in dialogo: la mostra “Kandinsky e l’Italia” nasce dall‘incontro tra la collezione dei Musei di Civici di Venezia (Ca’ Pesaro) e quella del museo d’arte contemporanea di Gallarate. «La più bella città del mondo» e una città di provincia si ritrovano per offrire un percorso che è fatto di emozioni, conoscenza, incontri.
Mario Lainati, presidente della Fondazione Zanella che gestisce il museo, ha ricordato come Gallarate, «come ogni città di provincia in Italia, abbia la sua piazza Garibaldi, memoria del passaggio del generale», ma possa contare «anche su questo splendido museo». Un luogo nato, ha evidenziato, «in una città che non ha niente a parte l’etica del lavoro», ma reso possibile «dalla visione di una schiera di persone coraggiose, tra cui uno degli epigoni presenti qui oggi, Giovanni Orsini».
Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, che ha richiamato il valore del dialogo tra istituzioni culturali: «Venezia, la città più bella del mondo, è il frutto della fatica di uomini e donne, prima veneziani e poi italiani. Ha il dovere di restituire all’intera Italia ciò che rappresenta: per questo la nostra Fondazione deve aprirsi al territorio». Un’apertura che trova concretezza proprio nella collaborazione con il Maga, ma che ha avuto un precedente già a Monfalcone, in Friuli.
Il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani, ha sottolineato l’importanza del sostegno privato alla cultura nella storia di passione che ha generato la Galleria d’Arte Moderna e poi il museo Maga: «Tanti imprenditori hanno voluto scommettere sull’arte, ed è una scommessa vinta». E l’assessora alla Cultura Claudia Mazzetti ha ricordato la recente conclusione della mostra dedicata ai 75 anni del Premio Città di Gallarate – «un racconto importante per la città» – e l’entusiasmo che ha accompagnato il lavoro degli ultimi mesi in vista di questo nuovo progetto espositivo, che ha avuto forse il suo momento più emozionante nella concessione di un prestito dal Guggenheim.
Marco Magrini, presidente della Provincia di Varese, ha ricordato che «Gallarate a volte viene raccontata per fatti negativi» (dalla cronaca nera al ruolo dell’estrema destra) ma che «raccontarla attraverso cultura e arte è invece fondamentale. È questo il volto che merita di emergere».
In rappresentanza della Regione Lombardia, l’assessora alla Cultura Francesca Caruso ha richiamato la ricchezza del patrimonio lombardo: «La Lombardia non è soltanto terra produttiva e industriale: è anche una regione con un patrimonio artistico straordinario, che detiene il primato dei siti Unesco. Operazioni come questa rafforzano un’identità culturale e un’offerta di qualità».
Le curatrici e il progetto scientifico
La curatrice Elisabetta Barisoni, già responsabile della mostra su Kandinsky allestita a Monfalcone nel 2022, ha ricostruito il percorso che ha condotto alla nuova esposizione: «Nel 2016 siamo usciti dalla Venezia storica per andare a Mestre con quello che diventerà il museo di arte contemporanea. A Monfalcone, in pieno Covid, portammo Kandinsky e registrammo 43 mila visitatori. Successivamente riprendemmo il progetto al Centro Candiani di Mestre». In questa nuova tappa, ha spiegato, «la mostra è bella perché, grazie al lavoro lungo e condiviso con Emma, siamo riuscite a unire il nucleo dei Musei Civici con opere degli anni Venti e Trenta, costruendo un dialogo che comprende anche prestiti dal Guggenheim. Un percorso che ha molto a che fare con la Lombardia».
La direttrice del Maga e co-curatrice Emma Zanella ha illustrato l’impianto complessivo: «Siamo partite dal Movimento Arte Concreta, poi una sezione con due Vedova, due Matta, due Biroldi. Abbiamo tracciato una linea analitica su quanto e come Kandinsky entra in Italia. C’è una data chiave: il 1934, quando la libreria Il Milione di Milano invita l’artista – fuggito dalla Germania e residente a Parigi – a una personale con quaranta opere».
Da quel momento, ha spiegato Zanella, «gli artisti italiani iniziano a confrontarsi con l’astrattismo, il senso dell’opera, la spiritualità. Un nucleo di autori comaschi e milanesi, tra cui Terragni e il giovanissimo Lucio Fontana, apre un dialogo che segna l’evoluzione dell’arte italiana del Novecento».
Il colore e le emozioni: al museo Maga di Gallarate apre la mostra “Kandinsky e l’Italia”
Tecnologie inclusive e nuovi linguaggi
Tra gli elementi innovativi dell’allestimento figurano video in LIS e audio immersivi, pensati per accompagnare alcune opere, realizzati dal collettivo Karakorum grazie a un finanziamento PNRR. Un contributo che amplia l’accessibilità del percorso e arricchisce la fruizione del pubblico.
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