Sindacati in allarme per il futuro di Cassinetta: “Beko non investe sul futuro dello stabilimento”
In vista dell'incontro al Ministero a sei mesi dalla firma dell'accordo, Fim, Fiom e Uilm si dicono molto preoccupati: la riduzione del personale è quasi ultimata e così la riorganizzazione ma non ci vedono segnali di ripesa
A sei mesi dall’accordo che ha definito il nuovo piano industriale di Beko Europe, i sindacati confederali lanciano l’allarme. Lunedì 17 novembre a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le parti si ritroveranno per una verifica sullo stato di attuazione del piano.
Le preoccupazioni, spiegano Fim, Fiom e Uilm, sono molte: crescita mancata, uso massiccio della cassa integrazione, calo dei volumi produttivi e assenza di investimenti visibili nel cuore produttivo di Cassinetta, il comparto dei forni, considerato il “settore caldo” della fabbrica.
Un bilancio preoccupante dopo sei mesi
Il primo semestre successivo all’accordo, che dovrebbe proiettare la fabbrica di Cassinetta fino al 2027, si chiude con segnali negativi. A fronte di una lieve ripresa del mercato europeo degli elettrodomestici, Beko registra un calo di produzione del 30% e un ricorso crescente agli ammortizzatori sociali.
Tra uscite volontarie e settimane di cassa integrazione, i lavoratori segnalano una riduzione complessiva del 30-40% delle ore lavorate, con circa 400 persone già fuoriuscite, di cui 300 operai.
«Dopo la firma dell’accordo – spiega Gennaro Aloisio, segretario generale Fim Cisl dei Laghi – non abbiamo visto investimenti reali in persone, ricerca o sviluppo. La fabbrica sta cambiando, ma i volumi sono in calo e manca una visione di lungo periodo. Anche il settore caldo, che doveva essere il punto di forza, oggi fa i conti con un aumento dell’utilizzo della cassa integrazione. È un segnale che non ci aspettavamo».
Cassinetta, simbolo in difficoltà
La fabbrica di Cassinetta, che per anni ha dato lavoro a oltre 2.000 persone, resta il cuore industriale e occupazionale del territorio. Ma oggi, denuncia Tiziano Franceschetti, coordinatore Fim Cisl Cassinetta, «nonostante l’uscita di 300 persone e il piano industriale avviato, non si vedono segnali di ripresa. Il settore caldo è tutt’altro che in salute: due settimane al mese di cassa integrazione e nessun investimento tangibile. Temiamo che il piano sia servito solo ad accaparrarsi marchi, senza rilanciare la produzione italiana».
Le preoccupazioni sono condivise anche da Nino Cartosio, segretario Fiom Cgil: «L’azienda parla di risultati rapidi, ma per i lavoratori la realtà è diversa: continua l’uso massiccio della cassa e i salari ne risentono. Nel reparto forni, che doveva essere il pilastro strategico, il 50% dei giorni è in cassa integrazione. È una situazione pesante, che richiede un approfondimento serio al Ministero».
Secondo i sindacati, la produzione dei forni è in calo mentre i frigoriferi si sono stabilizzati su circa 500 mila pezzi l’anno, senza nuovi modelli in sviluppo, un segnale che si vive con preoccupazione dato che la stessa Beko produce modelli fotocopia in Romania, generando una concorrenza interna tra stabilimenti europei.
Il nodo del “settore caldo” e il rischio di svuotamento
«Ci chiediamo – osserva Luciano Frontera, coordinatore RSU Fiom Cgil – cosa significhi oggi questo polo del caldo, visto che entrambe le linee, forni e microonde, hanno 8-10 giorni di cassa integrazione al mese. Non si parla di rilancio, né di che benefici possa portare ai lavoratori».
Anche la Uilm parla apertamente di «lento svuotamento industriale». «Speravamo che il piano Beko segnasse una svolta – afferma Fabio Dell’Angelo, segretario Uilm Varese – invece assistiamo a un calo nelle vendite in un segmento che sta dando segnali di ripresa: come mai Beko non li sta agganciando? Quali politiche di marketing sono state pensate per mantenere la fetta di mercato e ampliarla?».
Una preoccupazione condivisa anche da Chiara Cola, RSU Uilm Cassinetta: «Abbiamo l’impressione che si stia lavorando a una riduzione del sito. L’azienda ha accelerato sulle uscite e sul taglio dei costi, ma non sugli investimenti. Anche il comparto frigoriferi è sotto pressione, con prodotti simili realizzati in Romania. La luce in fondo al tunnel oggi non si vede più. La perdita di personale e di competenze pone un problema di professionalità adeguate nell’affrontare le sfide del mercato che ci attendono. Svuotare questo stabilimento vuol dire non renderlo più sostenibile».
Cosa chiedono i sindacati al Ministero e a Beko
Le organizzazioni sindacali si presenteranno a Roma con una richiesta chiara: verificare l’effettiva attuazione del piano industriale e sollecitare interventi concreti su ricerca, sviluppo e mercato.
«Serve un piano commerciale credibile – ribadisce Aloisio –. Non basta riequilibrare i conti: vogliamo capire quale strategia di vendita e di sviluppo ha l’azienda. Se il settore caldo è il cuore del piano, perché è quello più in difficoltà?».
Cartosio aggiunge: «Il governo deve garantire che l’accordo venga rispettato e che Beko metta in sicurezza Cassinetta. Non è accettabile che la più grande impresa europea del settore non riesca a vendere forni. Serve trasparenza, serve una strategia».
Sindacati preoccupati ma non rassegnati
Nonostante le difficoltà, i sindacati ribadiscono la volontà di difendere l’occupazione e il valore industriale di Cassinetta, chiedendo che il confronto ministeriale porti risposte concrete e tempi certi.
«Siamo sfiduciati ma non rassegnati – concludono le sigle –. Il piano scade nel 2027, bisogna intervenire ora per aggiustare il tiro. Cassinetta ha ancora un futuro, ma serve la volontà di costruirlo davvero».
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Fabrizio Tamborini su “Salari erosi, pensioni penalizzate”: la protesta della Cgil a Varese nel giorno dello sciopero nazionale
BarbaraFede su “La sicurezza non è solo del nostro sindaco, ma di tutti i cittadini”. Gallarate in piazza contro l’odio
Bustocco-71 su Pro Patria - Dolomiti Bellunesi, la partita in diretta
Viacolvento su Polizia Locale di Gallarate in via Aleardi? "Scelta assurda"
Dino Soldavini su Stefania Bardelli lancia il Movimento Angelo Vidoletti e punta alle elezioni di Varese
Cattivik su Per dieci giorni a Varese chiusa via Ca' Bassa, la strada tra via Peschiera e Cantello










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.