L’omicidio di Andrea Bossi, picchiato, stordito e sgozzato: “Una voragine di umanità”. Chiesti due ergastoli
Dopo otto mesi e mezzo di processo a Douglas Carolo e Michele Caglioni, la richiesta del Pm per i due imputati
Un omicidio ipotizzato da almeno un mese prima, studiato nei dettagli soprattutto nella prima fase, finalizzato a derubare la vittima. È l’assassinio di Andrea Bossi, avvenuto a Cairate, nella ricostruzione fatta dal pm Giulia Grillo: è il giorno della requisitoria, nel processo a Douglas Carolo e Michele Caglioni, i due ventenni di Samarate e Gallarate accusati dell’omicidio.
“Per i due imputati chiedo la pena del”ergastolo”.
Carolo aveva iniziato a frequentare Bossi nell’estate precedente, una relazione – sessuale e in parte di affetto – che prevedeva anche vantaggi economici importanti per Carolo, legittimamente o in modo truffaldino.
Messo alle strette sul destino della relazione e dopo un litigio, Carolo insieme a Caglioni aveva deciso di derubare Bossi, un elemento che è stato ammesso da Caglioni. Ma secondo l’accusa era previsto già l’assassinio: “L’omicidio è stato funzionale alla rapina”, ha sintetizzato nel mezzo della sua requisitoria (durata oltre tre ore) la pubblica accusa, la pm Giulia Grillo. Un omicidio “finalizzato a derubare Andrea” e “già preordinato” , come si ricostruirebbe anche dalla testimonianza della fidanzata di Caglioni, che la Pm ha ribadito essere pienamente credibile.
I due imputati avrebbero avuto in mente una cifra del valore di quell’omicidio: i 100mila euro che Andrea Bossi, 27enne, avrebbe avuto sul conto corrente (in realtà solo in una fase, per l’acquisto della casa).
Ma nella ricostruzione della pm è anche un omicidio in qualche modo punitivo: Bossi ucciso perché è “un ciccione”, come viene definito dai due in modo spregiativo, “un omosessuale” che ci aveva provato con Carolo.
Il piano diventa più concreto quando Bossi inizia a prendere parzialmente le distanze da Carolo, dopo un litigio al 27 dicembre.
Nella lunga ricostruzione di fronte alle corte d’assise presieduta da Rossella Ferrazzi, la Pm ha ripercorso la sera dell’omicidio, citando tutti gli elementi di prova, dalle celle telefoniche alle telecamere, alle testimonianze raccolte dai teste e dalle stesse contraddittorie ricostruzioni degli imputati, che tentavano di scaricare la colpa l’uno sull’altro.

La sera dell’omicidio
I due imputati arrivano poco prima delle 21 sotto casa di Bossi e Caglioni attende sotto casa, fino a tarda ora, quando si introduce in casa. Alle 23.37 il cane Ares comincia ad abbaiare furiosamente, alle 23.45 la vicina di casa di Bossi – che con lui ha un rapporto di buon vicinato se non di amicizia – sente “un tonfo” e si preoccupa.
Quel tonfo è il corpo di Bossi che cade a terra.
È il culmine di un momento che la Pm descrive come “una voragine di umanità”. Bossi viene picchiato, stordito, il volto devastato dai colpi, come da relazione del medico legale, che non rileva neppure “ferite da difesa”, perché Bossi viene sgozzato mentre è già incosciente o comunque incapace di difendersi.
Dopo l’omicidio, i due imputati procedono a derubare per quanto possibile, anche se il bottino è assai meno consistente di quanto immaginavano: subito dopo l’assassinio, a Bossi “sono stati tolti anelli e catenina”, poi portati a un Compro oro, “vengono recuperati i soldi in giro per la casa […], scendono in cantina per cercare altri soldi”. Ma nella fase finale sottraggono dalla casa anche “gli oggetti che potevano ricondurre a Carolo” e poi, probabilmente, distruggono a pietrate lo smartphone di Bossi, per cancellare tutte le tracce (sarebbe l’oggetto citato in una intercettazione ambientale, oggetto che “ha scrocchiato tutto”).
Un agguato
Era un piano ideato in due, “un agguato” al 27enne morto poi dissanguato, derubato, lasciato in una pozza di sangue. “La prova della premeditazione vengono dalle dichiarazioni”della ragazza di Caglioni: un piano “grossolano e mal studiato”, ma appunto un agguato predisposto in anticipo.
Un piano eseguito in pieno concorso, senza che Caglioni fosse soggiogato per paura da Carolo. “I messaggi scambiati tra Michele e la fidanzata dimostrano che Michele è assolutamente in linea nei giorni successivi, non è terrorizzato come ha sostenuto in seguito”. Fermati dai carabinieri, in caserma a Varese ridono, il che secondo il Pm conferma che non esisteva alcun timore di Caglioni nei confronti di Carolo.
Cosa non si è realizzato del piano citato dalla fidanzata di Caglioni? “Non hanno caricato in macchina il corpo di Andrea Bossi e non l’hanno bruciato nei campi”, sintetizza la Pm Giulia Grillo.
Il corpo di Bossi sarà ritrovato dal padre Tino la mattina del 27 febbraio 2024.
Andrea Bossi era ragazzo dalla vita relativamente modesta, con uno stipendio di 1300 euro, certo generoso nelle fasi iniziali delle sue relazioni, ma anche attento a non farsi sfruttare. Ma probabilmente non poteva immaginare di essere a rischio della vita.
La richiesta di pena: due ergastoli
Per l’omicidio premeditato e aggravato dallo scopo di rapina, senza attenuanti, l’accusa ha chiesto per entrambe la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi. Rientra nella pena anche l’uso indebito della carta e l’autoriciclaggio per la vendita dell’oro sottratto a Bossi. “La pena che la famiglia si aspetta”, ha concordato la parte civile. “Andrea ha pagato con la vita la sua generosità”.
(Nel pomeriggio la replica finale delle difese)
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