Rosy Bindi a Varese: “La sanità pubblica universale è l’unico sistema sostenibile”

L’ex ministra ha presentato il suo libro questa mattina in Sala Montanari. Sul palco con lei anche Marco Giovannelli, Claudio Macchi, Margherita Baldo e Marco Vergottini

rosy bindi varese

“Se il sistema universalistico arretra proprio dove la fragilità è maggiore, non perdiamo solo efficienza: perdiamo umanità e perdiamo democrazia sostanziale, quella dell’articolo 3 e 32 della Costituzione”. Rosy Bindi arriva a Varese per presentare il suo libro Una sanità uguale per tutti, Solferino.

A dialogare con lei il direttore di VareseNews Marco Giovannelli, l’ex medico di base Margherita Baldo, il medico chirurgo ed ex presidente dell’Anpi di Varese Claudio Macchi e a moderare la conversazione il teologo Marco Vergottini.

Al centro del confronto, una convinzione netta dell’autrice: «Tutti parlano della crisi della sanità sostenendo che non sia più sostenibile un servizio universalistico. Io sostengo esattamente il contrario: l’unico sistema sostenibile dal punto di vista finanziario è proprio quello universalistico».

Secondo Bindi, il problema non è il modello in sé ma la sua progressiva trasformazione, una vera e propria “mutazione genetica” del servizio sanitario nazionale, avviata negli anni Novanta. «I dati dimostrano che siamo al secondo posto nel mondo per qualità della salute dei cittadini», ha ricordato, mentre Margherita Baldo ha individuato nella legge 31 del 1997 l’inizio dello “svilimento del servizio sanitario nazionale”.

Inevitabile il passaggio sul confronto con Roberto Formigoni e sulla sanità lombarda. «Lui diceva che mi opponevo al fatto che i poveri si curassero nelle strutture private. Io rispondevo che avrei voluto vedere i ricchi curarsi negli ospedali pubblici». Un modello, quello basato sulla concorrenza tra pubblico e privato, che per Bindi «non funziona: in Lombardia la riabilitazione è privata, unica regione in Italia. Non c’è vera concorrenza, il privato decide tutto».

Sul presente, Marco Giovannelli ha citato gli ultimi fatti di cronaca al Sant’Eugenio di Roma e al San Raffaele di Milano che sono sintomi di un malessere serio del sistema e poi il film L’ultimo turno per raccontare la realtà degli operatori sanitari. “Nella sola Svizzera nel 2030 mancheranno 30mila infermieri. Un dato preoccupante che ci riguarda in maniera diretta perché la carenza dei sanitari è già un problema derammatico anche nel nostro paese.  Il legame tra la sanità e i diritti è il vero tema centrale che ben affronta il libro di Rosy Bindi”.

Claudio Macchi ha sottolineato le conseguenze di un sistema che non risponde più ai bisogni. “La Lombardia, inizialmente all’avanguardia nell’attuazione della legge 833, negli anni ’90 esce da Tangentopoli con bilanci in pareggio, l’innovazione del 118 e un importante piano di investimenti sanitari, poi in parte disperso. Lo spartiacque arriva nel 1996 con la giunta Formigoni e l’impostazione neoliberista che introducendo una concorrenza pubblico-privato solo apparente, dove il privato seleziona e il pubblico deve garantire tutto. Oggi il sistema mostra criticità: risorse in calo, privato in espansione e concentrato in grandi gruppi, mobilità sanitaria squilibrata, liste d’attesa infinite e crescente ricorso a pagamenti diretti e assicurazioni. A ciò si sommano carenze di personale, esternalizzazioni, edilizia sanitaria legata al project financing e attuazione incerta del PNRR. Un quadro che rilancia l’attualità delle riflessioni di Rosy Bindi sul diritto alla salute”.

Per uscire dalla crisi, Bindi indica la strada della programmazione e della sanità territoriale. «Investiamo ancora sul percorso acuto della malattia, quando il 40% della popolazione è cronica. È un sistema prestazionistico, ma i veri sistemi sanitari si misurano sulla capacità di mantenere in salute della popolazione». Critico anche il giudizio sul PNRR: «La sanità ha ricevuto briciole, nonostante sia stata quella che ha pagato di più durante la pandemia». Infine, l’allarme sulle Case della Comunità: «Abbiamo costruito le mura, ma per farle funzionare serve il personale. Se vengono gestite dai privati è la strada sbagliata: la Casa della Comunità deve prendersi in carico la persona nella sua interezza».

L’incontro è stato l’occasione per discutere non solo di sanità, ma di che democrazia vogliamo essere: un Paese che accetta l’idea di un’universalismo “selettivo”, o un Paese che considera la salute un bene comune da difendere insieme. Rosy Bindi lo riassume con le parole di don Milani, che chiudono idealmente il libro: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è politica, sortirne da soli è l’avarizia”.
Sulla sanità, avverte l’autrice, siamo esattamente a questo bivio.

Tra gli interventi anche il consigliere di Regione Lombardia Samuele Astuti, la segretaria generale della CGIL di Varese Stefania Filetti e il presidente delle ACLI provinciali di Varese Filippo Cardaci.

Tutti gli eventi

di gennaio  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

di
Pubblicato il 13 Dicembre 2025
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.