“A Besano non c’è niente”: la promozione del paese passa dai social
Una provocazione nata dalle critiche dei residenti si trasforma in una vetrina per il territorio con l'obiettivo di integrare quel dieci per cento di popolazione che ogni anno si rinnova nel borgo
«A Besano non c’è niente». È con questo slogan provocatorio, nato da una critica sentita spesso tra le vie del paese e sui social, che l’amministrazione comunale ha deciso di lanciare una nuova rubrica per far scoprire il cuore pulsante del territorio. L’iniziativa, ideata dall’amministrazione del sindaco Leslie Mulas, punta a ribaltare con ironia un luogo comune, trasformandolo in una vetrina per le attività commerciali, gli artigiani e le tante associazioni che animano il borgo della Valceresio.
L’ironia come strategia di promozione
L’idea nasce per rispondere a chi guarda al paese solo come a un centro residenziale di passaggio. Invece di scagliarsi contro le polemiche, il Comune ha scelto di cavalcarle. Attraverso una serie di video e post, la rubrica sta entrando nelle botteghe e nelle sedi associative per mostrare volti, prodotti e servizi che spesso sfuggono all’occhio dei più distratti. «L’iniziativa è una risposta a chi polemicamente lo dice: abbiamo preso questo concetto e lo abbiamo girato in positivo – spiega il sindaco Leslie Mulas –. Abbiamo chiesto agli artigiani, alle attività commerciali e alle associazioni se volessero mettersi in luce e abbiamo iniziato a girare per il paese per raccontare cosa c’è davvero sul territorio».
Un paese che cambia: l’effetto Svizzera
Besano vive una dinamica demografica particolare, legata alla sua vicinanza con la Svizzera. Molti residenti sono nuovi arrivati o lavoratori frontalieri che vivono il paese principalmente nelle ore serali. «Abbiamo un giro di residenti molto forte proprio a causa del confine – continua Mulas –. Circa il 10 per cento della popolazione cambia ogni anno e questo fa sì che molte persone non conoscano affatto il tessuto associativo e del territorio».
La rubrica, che uscirà una volta a settimana ogni mercoledì, diventa quindi uno strumento di “accoglienza” per i nuovi cittadini, un modo per spiegare che, dietro le facciate delle case, si nasconde una comunità attiva. Non si tratta solo di shopping, ma di identità: far sapere che a Besano si può fare sport, volontariato o trovare prodotti di qualità è il primo passo per creare senso di appartenenza.
Servizi che resistono e nuove soluzioni
L’amministrazione non nega le critiche costruttive: come molti piccoli centri, anche Besano soffre la mancanza di alcuni servizi storici. Ma la risposta non è la rassegnazione. «In realtà di cose da fare ce ne sono e vogliamo farlo sapere – sottolinea il primo cittadino –. È vero che qualcosa manca, come il panettiere o l’edicola, ma ci sono attività che si adoperano per sopperire a queste mancanze».
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