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“Alpi on the road”, raccontare le montagne per viverle davvero

A Materia un viaggio tra turismo lento, cambiamento climatico, Olimpiadi e storie di chi resiste allo spopolamento

Generico 12 Jan 2026


Un viaggio in 50 cartoline, da Montecarlo a Trieste, passando per valli meno note e confini che non dividono ma uniscono. Si è parlato di montagne, di Alpi e anche di Appennini nella serata di lunedì 8 gennaio a Materia, lo spazio culturale di VareseNews, che ha ospitato Dennis Falconieri, giornalista e autore per Lonely Planet, per presentare la guida “Alpi on the road”.

A dialogare con lui il direttore di VareseNews Marco Giovannelli, che ha introdotto la serata spiegando lo spirito dell’iniziativa e sottolineando l’importanza di momenti gratuiti, aperti alla cittadinanza, capaci di creare comunità.

“Parlare di Alpi”, ha detto Falconieri, “è sempre complesso, perché abbracciano sette Paesi, culture diverse, territori fragili e spesso in trasformazione. Ma anche perché sono un laboratorio a cielo aperto dove convivono turismo, identità, cambiamento e, sempre più spesso, anche contraddizioni”.

 

Le Alpi come cerniera, non come barriera

La guida, realizzata da Falconieri insieme a Piero Pasini e con il supporto di UNCEM, raccoglie 50 itinerari tra Italia e resto dell’arco alpino, molti dei quali transnazionali: “Un modo per raccontare che le Alpi non sono una barriera, ma una cerniera tra popoli, culture, lingue e storie. Un territorio da attraversare, non da consumare”.

Itinerari slow, pensati per essere percorsi in auto, camper, treno o bicicletta, con un’attenzione particolare al turismo sostenibile. Non mancano però i grandi classici: “Una guida deve rassicurare e sorprendere. Per questo le Tre Cime di Lavaredo ci sono, ma cerchiamo di proporre anche un altro modo di arrivarci, con un trekking o in un momento meno affollato”.

L’equilibrio difficile tra turismo e rispetto

Nel dialogo, ampio spazio è stato dedicato ai temi dell’overtourism e del rischio di snaturare le Alpi. “C’è stato un momento, nel boom post-Covid, in cui le montagne sono state invase da persone senza preparazione, attratte magari più dall’immagine su Instagram che dall’esperienza reale. È un bene che tutti possano viverle, ma serve consapevolezza, rispetto e anche infrastrutture adeguate”.

Un passaggio importante è stato dedicato anche all’impatto delle Olimpiadi Milano-Cortina. Falconieri ha ricordato come Cortina sia finita al centro delle polemiche, mentre altri territori coinvolti (Milano, Livigno, Anterselva, la Val di Fiemme) sono passati quasi sotto traccia: “Una narrazione sbilanciata, quando invece bisognerebbe avere uno sguardo più complessivo. Certo, l’impatto c’è. Ma alcune opere, come le nuove funivie, rendono accessibili paesaggi meravigliosi anche a chi ha difficoltà motorie. L’equilibrio è difficile, ma va cercato”.

Appennini e Sud: la montagna che resiste

La seconda parte della serata ha toccato il tema del ritorno alla montagna, con esempi concreti tratti dall’esperienza di Falconieri come autore: “Gli Appennini sono oggi più dinamici delle Alpi sul fronte del turismo lento. Progetti come la Ciclovia dei Parchi della Calabria, la Via Silente, il Sicily Divide stanno attirando viaggiatori da tutto il mondo, e spesso riaccendono economie locali. In Calabria, lungo la ciclovia, sono nate 45 nuove strutture ricettive in due anni”.

E ha ricordato l’esperienza di Valeria Gallese in Abruzzo, che ha rilanciato la filiera della lana attraverso un progetto europeo: “Quando scriviamo una guida ci assumiamo una grande responsabilità. Raccontare un luogo può cambiare la vita di chi ci vive”.

“La montagna senza montanari non esiste”

Un’affermazione diventata quasi il filo rosso della serata: “Non può esistere una montagna senza chi la abita. Senza chi lavora, accoglie, cura il territorio. La montagna non può essere solo una cartolina. E non può diventare solo un parco giochi per chi viene dalla città. Servono infrastrutture, banda larga, trasporti: sembrano dettagli, ma fanno la differenza per chi sceglie di restare”.

Una guida per “vedere con occhi nuovi”

Tra aneddoti di viaggio, riflessioni e scambi con il pubblico, Falconieri ha ribadito più volte l’obiettivo delle sue guide: “Non conta tanto il cosa vedere, ma il come vedere. Viaggiare è una forma di educazione allo sguardo. Se ci andiamo con lentezza, se ci fermiamo, se ci lasciamo sorprendere, allora anche luoghi già visti mille volte possono rivelare qualcosa di nuovo”.

La serata si è chiusa tra applausi, firme delle guide e il solito, prezioso invito di Materia: tornare, restare, sostenere. Perché i cammini, anche quelli culturali, si fanno insieme.

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Pubblicato il 12 Gennaio 2026
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