Da Agra a Bergamo, le olimpiadi e la montagna inattesa nella mostra “Fuoripista”

La mostra curata da gres art 671 e 2050+ offre la possibilità di comprendere la montagna e di valutarla oltre la sua funzione di sito olimpico. Con un inatteso passaggio anche sulle Prealpi del Varesotto

Fuoripista, le olimpiadi e la montagna in mostra a Bergamo

Quando la fiamma olimpica arriva sotto casa, le Olimpiadi smettono di essere un evento lontano e diventano parte della vita quotidiana. È successo anche a Varese, dove lo scorso 14 gennaio i tedofori hanno portato in città il simbolo più potente dei Giochi, rendendo tangibile un’atmosfera che si respirava già da marzo 2024, quando le mascotte Tina e Milo avevano fatto visita al palaghiaccio. E il viaggio non è finito: a febbraio la torcia olimpica attraverserà anche altre città del territorio, come Saronno, Busto Arsizio e Gallarate.

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Il territorio, dunque, si è preparato a lungo per accogliere questo appuntamento, offrendo spazi, idee e progetti capaci di coinvolgere l’intera comunità. Non solo sport e competizione, ma anche una riflessione più ampia sui valori dell’eccellenza, del fair play e della partecipazione. Le Olimpiadi della cultura e la mostra dei manifesti originali delle Olimpiadi invernali al museo Maga ne sono un esempio: iniziative collaterali che affiancano l’evento sportivo e lo ampliano, trasformandolo in un’esperienza multidisciplinare e accessibile.

Alle proposte sul territorio si aggiunge anche la possibilità di vivere l’Olimpiade in modo critico e alternativo, direttamente “fuori dalle piste” ma senza salire in vetta, con un budget più contenuto rispetto a quello richiesto dalla neve. È in questa prospettiva che si inserisce Fuoripista, la mostra ospitata a Bergamo, che invita a osservare i Giochi da un altro punto di vista: fuori dai riflettori ma dentro lo sport agonistico, le trasformazioni culturali, sociali ed economiche che le Olimpiadi portano con sé.

Fuoripista. L’Olimpiade vista da un’altra altezza

Non serve salire in quota per entrare nello spirito dei Giochi Invernali: basta cambiare prospettiva. Nel contesto dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, gres art 671 presenta a Bergamo Fuoripista, una mostra dedicata agli sport invernali che li osserva attraverso uno sguardo interdisciplinare capace di intrecciare arte, design, architettura e ricerca. Curato da 2050+ con gres art 671, il progetto riunisce opere contemporanee, alcune commissionate appositamente per questa occasione, accanto a dipinti, installazioni, fotografie, video, lavori storici e materiali d’archivio, costruendo una narrazione che va oltre la dimensione della pura performance sportiva.

Fuoripista, le olimpiadi e la montagna in mostra a Bergamo

Fuoripista riflette sul mondo della montagna come luogo di desiderio, esplorazione e scoperta, ma anche come campo di indagine tecnologica, sociale e ambientale, rileggendo sci, hockey, pattinaggio sul ghiaccio e bob come indicatori di valori estetici e sociali e come forme di espressione artistica. Organizzata in cinque capitoli – Olympics+, Sport Invernali, Micro-storie, Inverno Artificiale e Criosfera – la mostra indaga l’inverno come un territorio in trasformazione, sospeso tra ambizione sportiva, turismo, mutazioni climatiche e percezioni culturali del paesaggio alpino, analizzando come neve, competizione e gesto sportivo siano stati costruiti, reinventati e oggi ridefiniti dalle innovazioni tecnologiche e dalle nuove modalità di partecipazione.

Carlo Mollino, la montagna come progetto: da Varese a Bergamo

«La montagna non è mai stata solo un luogo da attraversare, ma un’idea da progettare in un campo di sperimentazione per il corpo e per il pensiero»: è da questa visione che si trova oggi terreno comune tra il Varesotto, nel particolare Agra, e Bergamo. La liaison avviene attraverso la figura di Carlo Mollino, capace di leggere l’ambiente alpino come spazio di esplorazione e scoperta, ma anche come laboratorio in cui tecnologia, società, crisi climatica e adattamento si intrecciano.

Carlo Mollino, l’architetto visionario che realizzò il suo capolavoro ad Agra

In Fuoripista, Mollino non è evocato soltanto come architetto, ma come autore radicale e inclassificabile, la cui opera ha faticato a trovare posto nella critica architettonica italiana proprio perché impossibile da ingabbiare in uno schema unico, anche a causa delle sue molteplici attività che andavano ben oltre il progetto edilizio. Come ha sottolineato Luciano Bolzoni, mentre all’estero Mollino è diventato un mito, in Italia è rimasto a lungo ai margini della storiografia ufficiale, più citato dalle riviste di moda che da quelle di architettura.

Fuoripista, le olimpiadi e la montagna in mostra a Bergamo

In mostra, questa complessità prende forma attraverso un nucleo di materiali che raccontano il suo contributo innovativo allo sci e allo sci alpinismo, dalle guide degli anni Cinquanta a un modo inedito di pensare l’attrezzatura sportiva, fino agli sci concepiti come oggetti architettonici, legati al movimento e al gesto. È in questa idea di montagna come spazio culturale, tecnico e sensibile che il territorio varesino e quello bergamasco si congiungono, trovando in Mollino una figura capace di tenere insieme paesaggio, progetto e immaginazione.

Il ghiaccio come linguaggio: quando il pattinaggio entra nello spazio dell’arte

Perché portare il pattinaggio su ghiaccio in un luogo d’arte? Perché prima di essere sport, il pattinaggio è scrittura, gesto, coreografia effimera che nasce e scompare sulla superficie fredda della pista. In questa prospettiva il pattinaggio artistico si libera dalla logica della competizione per tornare a essere pratica visiva e sensibile, un’esplosione di movimento in cui il corpo disegna nello spazio e sul ghiaccio con le lame, trasformando slanci, curve e accelerazioni in segni intenzionali, funzionali non al punteggio ma all’immagine che si vuole creare. Da qui nascono i lavori commissionati a Ice Lab, con Ice Lab 1 e 2, che affrontano il ghiaccio come campo di ricerca artistica, e il contributo di un regista e fotografo con base a Torino, capace di restituire il pattinaggio come esperienza visiva e percettiva.

Centrale è la rilettura di Giulia Bertolazzi, che allontana la protagonista Karolina Kostner dal suo passato competitivo e olimpico: non più atleta definita dal risultato, ma corpo in allenamento, in un tempo non competitivo. Il ghiaccio diventa così uno spazio neutro, che non appartiene né allo sport né alla biografia agonistica, ma a una dimensione più intima e poetica, in dialogo anche con il Giappone attraverso riferimenti ad Aiku e a poesie giapponesi, fatte di coordinate minime, gesti essenziali, ritmo e silenzio, affini alla disciplina del pattinaggio.

Questo legame prende forma in un visual essay fatto di scene riprese con termocamera, dove il corpo è letto in relazione all’ambiente, sia come grafia in movimento, sia come campo energetico. L’attrito tra la pista completamente fredda, monocroma, e il corpo in azione, esposto, a volte senza maglietta, genera una tensione visiva e termica che rende visibile l’incontro tra materia, energia e gesto, trasformando il pattinaggio su ghiaccio in una vera pratica artistica.

Fuoripista è visitabile dal 12 novembre 2025 all’8 febbraio 2026 negli spazi di gres art 671 in via San Bernardino 141 a Bergamo, dal mercoledì alla domenica dalle 10.00 alle 21.00.

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Pubblicato il 22 Gennaio 2026
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