Elia del Grande, fissata l’udienza dal tribunale di Sorveglianza di Torino
Il 26 marzo il cinquantenne fuggito dalla casa lavoro nel Modenese comparirà in tribunale per la valutazione della pericolosità sociale
Elia Del Grande è ancora un soggetto da ritenersi socialmente pericoloso? Lo dovrà stabilire il magistrato di Sorveglianza di Torino, dinanzi al quale il cinquantenne di Cadrezzate, oggi rinchiuso nella casa lavoro di Alba, dovrà comparire il prossimo 26 marzo.
Del Grande, come si ricorderà, era stato fermato dopo la rocambolesca fuga dalla Casa lavoro di Castelfranco Emilia, dove era rinchiuso dopo che i magistrati di Varese avevano riscontrato gravi irregolarità nel regime di libertà vigilata, misura di sicurezza alla quale l’uomo era sottoposto dopo essere tornato in libertà, una volta scontata la lunga condanna per aver ucciso i genitori e il fratello nel gennaio 1998 (nella foto, la traduzione di Del Grande in carcere dalla caserma dei carabinieri di via Aurelio Saffi a Varese).
Elia Del Grande, dopo l’uscita dal carcere, si era stabilito in un primo momento in Sardegna, per poi tornare a Cadrezzate, a vivere nella stessa via dove abitava prima del triplice omicidio, in un appartamento situato sopra il panificio che porta ancora il cognome della sua famiglia. Del Grande lavorava in un’azienda dove si occupava di giardinaggio e cercava di condurre una vita normale: «Pago le bollette, ho orari precisi e nessuno si è mai lamentato del mio lavoro», aveva spiegato alla redazione di Varesenews in una lettera durante la sua fuga.
Secondo i magistrati di Varese, però, nel corso del periodo trascorso a Cadrezzate Del Grande avrebbe in più occasioni disatteso i precetti imposti dal regime di libertà vigilata, in particolare la permanenza in casa a partire da una certa ora serale, fatto che avrebbe dimostrato una pericolosità sociale tale da giustificare la recrudescenza della misura.
Ora tutto questo andrà rivalutato. Se il magistrato di Sorveglianza di Torino riterrà decaduta la pericolosità sociale, la misura della permanenza nella casa lavoro potrebbe decadere e Del Grande tornare in libertà il prossimo 13 aprile. Altrimenti, il magistrato potrebbe ripristinare un ulteriore periodo di sei mesi da scontare sempre in regime di casa lavoro.
In questi giorni Del Grande ha avuto contatti con il suo avvocato, Raffaella Servidio, che ha incontrato nella Casa di reclusione Giuseppe Montalto, struttura che ospita una cinquantina di detenuti e che, secondo l’associazione Antigone, è una «casa di non lavoro». Come riportato nel XVIII Rapporto, «al momento della visita non abbiamo riscontrato la benché minima forma di lavoro. Gli internati erano rinchiusi all’interno di due piani detentivi in un contesto atomizzante, dove le persone occupano i corridoi delle sezioni esprimendo le più svariate forme di disagio, che ovviamente la permanenza in quel luogo non può che acuire».
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
UnoAcaso su Nel giorno dell'Unità d'Italia, Varese chiede la medaglia d'oro
Felice su Come si capisce una guerra, giorno dopo giorno
Roby60 su Stefano Angei: "Non basta dire che va tutto bene, Varese ha problemi veri"
Bruno Paolillo su Come cambia la viabilità tra Biumo e viale Belforte a Varese
Bustocco-71 su Come si capisce una guerra, giorno dopo giorno
Felice su Come si capisce una guerra, giorno dopo giorno










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.