La vicesindaca di Varese difende l’accordo sul Mercosur dopo la disputa tra Tovaglieri e Confindustria

Varese è la sesta provincia italiana per export verso i Paesi del Mercosur: un dato che conferma la centralità del tema per il sistema produttivo locale secondo la Giunta cittadina

ivana perusin

Il dibattito sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e Paesi del Mercosur si arricchisce di un nuovo capitolo e si sposta con decisione sul piano istituzionale locale. Dopo il confronto a distanza tra Confindustria Varese e l’europarlamentare leghista Isabella Tovaglieri, interviene la vicesindaca di Varese Ivana Perusin, esponente della Giunta di centrosinistra che governa il capoluogo, portando nel dibattito una lettura fondata sui numeri e sulle caratteristiche produttive del territorio.

In questi giorni il tema ha acceso un confronto acceso anche nel Varesotto. Da un lato la posizione di Confindustria Varese, che ha definito un eventuale stop all’accordo «un voto contro l’industria» e contro territori manifatturieri fortemente orientati all’export. Dall’altro la presa di posizione di Isabella Tovaglieri, che ha manifestato apertamente il proprio sostegno alla protesta degli agricoltori europei, denunciando i rischi di concorrenza sleale e di abbassamento degli standard qualitativi e sostenendo la richiesta di un parere della Corte di Giustizia europea, che potrebbe congelare l’intesa.

In questo quadro si inserisce l’intervento della vicesindaca Perusin, che invita ad affrontare il tema partendo «dai territori e dai dati», evitando semplificazioni e contrapposizioni ideologiche. L’accordo Mercosur – ricorda – riguarda la creazione della più grande area di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di persone coinvolte, e vede già oggi l’Unione europea come principale partner commerciale dell’area. L’Italia gioca un ruolo rilevante, con scambi che valgono circa 16 miliardi di euro e milioni di posti di lavoro collegati.

Il riferimento al territorio varesino è centrale. La provincia di Varese viene descritta come una delle aree produttive più importanti del Paese, con una forte vocazione manifatturiera e un’economia strutturalmente legata all’export e alle filiere internazionali. Un dato su tutti: Varese è la sesta provincia italiana per valore dell’export verso i Paesi del Mercosur. Per molte imprese locali, sottolinea Perusin, il commercio internazionale non è una scelta ideologica ma una condizione concreta di competitività, soprattutto nei settori della meccanica, dell’aerospazio, della chimica e dei macchinari.

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Ecco il testo integrale dell’intervento della Vicesindaca Perusin

Gli effetti dell’accordo Mercosur sul territorio varesino
Il dibattito sull’accordo Mercosur – che coinvolge Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – va affrontato partendo dai territori e dai dati, valutando in modo concreto le opportunità che questi Paesi rappresentano per l’Italia e per realtà produttive come la nostra. L’accordo prevede la creazione della più grande area di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di persone coinvolte. L’Unione Europea è già oggi il principale partner commerciale dell’area e l’Italia gioca un ruolo rilevante: gli scambi valgono circa 16 miliardi di euro e coinvolgono 3,4 milioni di posti di lavoro.

In questo quadro si inserisce la provincia di Varese, una delle aree produttive più importanti della Lombardia e del Paese: oltre 60.000 imprese, una forte vocazione manifatturiera e un’economia che vive di export e filiere internazionali, in particolare nei settori della meccanica, dell’aerospazio, della chimica, dei macchinari e dei servizi ad alto valore aggiunto. Non è un dato teorico: Varese è la sesta provincia italiana per valore dell’export verso i Paesi del Mercosur. Per molte imprese varesine, il commercio internazionale non è una scelta ideologica, ma una condizione concreta di competitività. Oltre il 40% della produzione manifatturiera locale è legata direttamente o indirettamente ai mercati esteri e l’America Latina rappresenta un’area in crescita per diverse filiere; secondo le stime, l’accordo potrebbe portare a un incremento dell’export fino al 40%.

L’intesa UE–Mercosur non è solo un accordo commerciale, ma una scelta di campo a favore di regole comuni, cooperazione e apertura dei mercati, in un contesto internazionale sempre più frammentato e complesso. In questo senso va riconosciuto il lavoro della Commissione Europea, che ha il compito di negoziare accordi complessi tenendo insieme interessi economici, tutela del lavoro, sostenibilità ambientale e protezione delle produzioni di qualità. Un’Europa capace di negoziare in modo unitario è una risorsa fondamentale per territori produttivi come il nostro: consente di rafforzare il peso delle imprese sui mercati internazionali e di evitare che la competizione globale avvenga senza regole. Per questo ritengo non corretto affrontare il tema con posizioni di chiusura o di retroguardia. Difendere il lavoro e le imprese non significa rinunciare agli scambi, ma governarli, pretendendo accordi equilibrati che garantiscano concorrenza leale, tutela ambientale, diritti dei lavoratori e protezione delle produzioni di qualità. Nell’attuazione dell’accordo, vanno assolutamente considerate le giuste istanze degli agricoltori e delle associazioni di categoria, tese a tutelare la qualità dei prodotti e della concorrenza.

Pensare di proteggere territori produttivi come il nostro alzando muri o rinunciando a stare nei mercati globali rischia invece di indebolire proprio le piccole e medie imprese, che hanno bisogno di regole chiare, accesso ai mercati e di un’Europa capace di negoziare con forza. Il compito delle istituzioni locali è portare questa voce nei livelli decisionali più alti: una voce pragmatica, fondata sui dati, che tenga insieme sviluppo economico, lavoro e sostenibilità.

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Pubblicato il 21 Gennaio 2026
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