Le mancanze della Openjobmetis: regia, difesa a zona, peso politico. Chiapparo: “Varese sia indipendente e divertente”
A "Luci a Masnago" l'analisi di ciò che avrebbe bisogno la Pallacanestro Varese per avere maggiore continuità in campionato. Ospite il gm dei Roosters tricolori: «Mi piacerebbe avere allenamenti a porte aperte». E sul reclutamento giovanile spiega: «Giusto farlo dai 15 anni in su. Prima ha poco senso»
La 14a puntata di “Luci a Masnago”, dal titolo evocativo “Quello che non ho”, ha offerto un’analisi profonda sulla situazione attuale della Pallacanestro Varese, partendo dall’incredibile sconfitta contro la Reyer Venezia, dove la squadra è passata da un vantaggio di +19 a un improvviso tracollo finale.
Oltre ai limiti tecnici emersi sul campo — come la mancanza di un playmaker ragionatore e la difficoltà nel gestire l’equilibrio per tutti i 40 minuti — il dibattito si è concentrato su un tema spinoso: il peso politico della società nei confronti delle istituzioni del basket. Sul lato sportivo si è discusso anche del mancato utilizzo della difesa a zona oltre che delle scelte (discutibili) di coach Kastritis a livello di rotazioni e di gestione disciplinare dei giocatori.
Durante la discussione in studio, i tre conduttori (e in particolare Damiano Franzetti, affiancato come di consueto da Francesco Brezzi e Matteo Bettoni) hanno sottolineato come la società varesina necessiti di una presenza più incisiva nei palazzi del potere di Lega e Federazione. Sono stati citati episodi arbitrali e altre situazioni ritenuti penalizzanti per la Openjobmetis: dal match con Venezia (zero tiri liberi nei primi 32′, zero falli fischiati all’Umana nel terzo quarto) a quello con Tortona (un tiro libero sbagliato fatto ingiustamente ripetere ai piemontesi, risultato decisivo), dal turno infrasettimanale in cui Varese è stata l’unica a giocare due volte in 48 ore alle ultime due trasferte a Trapani entrambe segnate da una direzione ostile…
La figura di Toto Bulgheroni garantisce tutt’ora un’enorme credibilità sia in campo nazionale sia internazionale, ma la percezione è che Varese sia rimasta troppo ai margini degli equilibri politici, forse confidando eccessivamente in un modello americano (quello impostato da Luis Scola e incarnato dai gm Max Horowitz e Zach Sogolow) basato su sostenibilità e strutture che, però, non sembra bastare a tutelare il lavoro della squadra dalle “presunte ingiustizie”.
A dare un contributo storico e di grande esperienza è intervenuto Gianni Chiapparo, che fu il general manager dei Rooster che vinsero lo scudetto della Stella nel 1999. Sul piano politico, Chiapparo ha chiarito la sua visione: «Quello che secondo me non bisogna essere è invisibili di fronte agli enti che gestiscono il basket». Pur non credendo nell’efficacia del “battere i pugni”, ha ricordato che in passato Varese ha ottenuto rispetto quando è riuscita a risultare “simpatica al movimento”, pur mantenendo una sua indipendenza.
Chiapparo ha inoltre rivolto un invito alla società per una maggiore apertura verso la città: «Sarebbe bello poter andare a vedere come si allena la squadra in settimana, lasciando aperte le porte ai tifosi. A Varese la gente non disturba: viene, guarda il campo, si ferma qualche minuto senza dare fastidio».
Infine, Chiapparo (che ha lasciato la pallacanestro ad alto livello ma resta impegnato nel minibasket con i Pikkiatelli di Gazzada Schianno) ha toccato il tema del reclutamento giovanile, criticando la tendenza a cercare talenti in età troppo precoce per meri fini di risultato: «A 15 anni ha un senso reclutare i ragazzi, e lo si faceva anche anni fa, perché iniziano le superiori e perché si inizia a intuire quale sarà il loro percorso agonistico ma prima no. Prima è solo un far vincere le tue squadrette ai torneini, farti bello tu». Questa riflessione si scontra con un quadro difficile, segnata da un forte calo demografico: «Nei prossimi tre anni nella provincia di Varese ci saranno 5.000 studenti in meno nelle elementari. Non ci sono più bambini».
Intanto, per chi vuole, è possibile riascoltare anche la puntata numero 16 di “Dal Parquet” che parla proprio del match contro Venezia: la trovate qui sotto.
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