Lei ha una crisi ipoglicemica, lui la salva guidando senza patente ma finisce a processo

I fatti avvenuti alcuni anni fa in provincia di Varese: in aula un ragazzo che voleva aiutare un’amica affetta da diabete. La difesa invoca lo “stato di necessità”

patente guida generica

Sei in macchina con un’amica che non è in grado di guidare perché in grave difficoltà di natura sanitaria. La patente ti è stata però revocata: che fai?

Chiedi aiuto o ti metti al volante? Il ragazzo finito in tribunale a Varese ha scelto la seconda. E secondo la classica regola della “Legge di Murphy“ (se qualcosa può andare storto, andrà storto) il giovane viene fermato e sanzionato da una pattuglia.

Beninteso: l’imputato, difeso oggi dall’avvocato Elisa Tancredi, «conosceva le regole della conduzione di un veicolo», ma al momento del controllo stradale non poteva guidare poiché la patente gli era stata tolta (“revocata”).

Ma ha scelto comunque di correre il rischio di aiutare l’amica. Quel giorno infatti era in auto con una ragazza con problemi di diabete. La donna accusa un malore coi sintomi tradizionali di una crisi ipoglicemia cioè l’abbassamento repentino dei valori di glucosio nel sangue: «Non riesco a guidare, portami in un bar a prendere dello zucchero, qualcosa».

Lui si cambia di posto e da passeggero diventa conducente, ma viene fermato per un controllo stradale da dove risulta che al volante non poteva stare. Scatta la denuncia. Si arriva al processo. L’avvocato per la difesa invoca “lo stato di necessità“, disciplinato dal codice penale dall’articolo 54.

Si legge: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare se’ od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, nè altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo” (…). Il processo è stato aggiornato al marzo prossimo.

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Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 20 Gennaio 2026
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