Salari fermi, prezzi in corsa. Le retribuzioni dei lavoratori non tengono il passo dell’inflazione

A certificarlo è l’Inps che nella “Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati” fotografa un decennio di crescita salariale insufficiente rispetto all’aumento dei prezzi

formazione lavoratori

Il segretario generale della Fiom Cgil lo aveva sottolineato qualche giorno fa a Varese, in occasione della vertenza Beko Europe: la questione salariale pesa moltissimo sulla attuale situazione del sistema industriale e in particolare sul manifatturiero.
Il meccanismo lo ha spiegato bene Michele De Palma alle assemblee dei lavoratori nelle fabbriche metalmeccaniche del Varesotto: «Se una persona non ha un salario che le consenta di sostituire un elettrodomestico con uno più innovativo ed efficiente, viene meno tutto il meccanismo che riguarda la marginalità, l’impresa, la redistribuzione del lavoro e gli investimenti. Oggi, invece, la politica è interamente orientata alla compressione dei salari».

L’ANALISI DELL’INPS

Ora a certificare questa situazione c’è anche “L’analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati”, curata e presentata da Leda Accosta e Saverio Bombelli del Coordinamento generale statistico attuariale dell’Inps.  Tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni sono cresciute nominalmente del 14,7%, mentre quelle dei dipendenti pubblici si sono fermate all’11,7%, un ritmo inferiore all’inflazione accumulata nello stesso periodo. Nel 2024 la retribuzione annua media dei dipendenti privati era pari a 24.486 euro, contro i 35.350 euro dei dipendenti pubblici. Se però si considerano le sole retribuzioni contrattuali, escludendo componenti come per esempio gli straordinari, tra il 2019 e il 2024 emerge un divario tra aumenti salariali e crescita dei prezzi superiore ai nove punti percentuali.

IL CONFRONTO CON L’ESTERO

Il confronto internazionale rende il quadro ancora più critico. Nel 2024 la retribuzione annua media dei lavoratori dipendenti in Italia si attesta a 24.486 euro, a fronte di una media estero pari a 74.254 euro.
C’è dunque una questione salariale non risolta che pesa sulla vita reale di lavoratori e pensionati, in quanto non si è recuperata pienamente l’inflazione  e un corrispondente aumento della precarietà, dovuto ai contratti a termine e stagionali, che ha contribuito ad abbassare le retribuzioni.
Particolarmente negative le performance dei contratti pubblici con aumenti minimi e una conseguente perdita di potere d’acquisto e un peggioramento della qualità del lavoro e dei servizi.

LE DISPARITÀ

A pesare sui salari c’è anche il drenaggio fiscale che ha determinato una perdita reale del potere d’acquisto, con lavoratori e pensionati che pagano imposte più alte di quanto dovrebbero.
Persistono infine  forti divari di genere e territoriali. Nel 2024 la retribuzione annua media delle donne è pari a circa il 70% di quella degli uomini, poco sotto i 20 mila euro contro quasi 28 mila.
Sul piano geografico, si passa dai 28.852 euro del Nord Ovest ai 17.898 delle Isole. Infine, l’analisi Inps evidenzia lo spostamento dell’occupazione verso i servizi, a scapito dell’industria.

“Senza una sovranità industriale l’Italia rischia di perdere il manifatturiero”

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

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Pubblicato il 16 Gennaio 2026
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