Tutto esaurito a Materia per Mario Calabresi: “La fatica? È la forza che trasforma le cose”
Dall'incontro con l’atleta Veronica Yoko Plebani alla memoria personale: partendo dalle pagine del libro "Alzarsi all'alba" il direttore di Chora Media racconta a Materia il valore del percorso contro l'illusione del "tutto e subito"
«La fatica la devi adorare». È di Veronica Yoko Plebani la frase scelta da Mario Calabresi come bussola per navigare il presente. Una frase che ha consegnato al pubblico di Materia in una serata da tutto esaurito.
Martedì 20 gennaio, Materia, lo spazio libero di VareseNews a Castronno, era pieno in ogni ordine di posti. La presentazione di Alzarsi all’alba, l’ultimo libro del direttore di Chora Media, si è velocemente trasformata da presentazione letteraria a una conversazione intensa e al tempo stessa leggera, in cui si sono alternati momenti di ironia e profondità. Il pubblico si è divertito, ma soprattutto è stato accompagnato dentro una riflessione ampia sul valore del tempo, della fatica e della tenacia: i temi centrali del libro edito da Mondadori.
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A dialogare con l’autore il direttore di VareseNews Marco Giovannelli, che ha guidato la serata partendo dalla genesi del volume. «Questo è un libro antico che avevo in testa da tanti anni», ha raccontato Calabresi, spiegando come l’idea sia nata nel momento in cui ha iniziato a percepire che «la parola fatica è scomparsa dal discorso pubblico», diventando qualcosa da evitare, quasi una colpa.
Nel racconto di Calabresi, la fatica viene spiegata con un’immagine efficace, parlando del viaggio a Machu Picchu: la meta è la stessa, ma ciò che resta davvero è il cammino fatto per arrivarci. «La fotografia è uguale per tutti, ma quello che ti ricordi per tutta la vita è il percorso», ha detto, tornando più volte sull’idea che senza tempo e senza sforzo nulla si deposita davvero.
La scintilla decisiva del libro arriva però da un incontro preciso, quello con Veronica Yoko Plebani, atleta paralimpica. «La fatica la devi adorare», gli ha detto prima di tuffarsi nel mare freddo per allenarsi. Una frase che Calabresi ha definito «controcorrente», e che gli ha indicato la direzione: guardare alla fatica come a una forza viva, presente, capace di attraversare tutte le età.
Durante la serata, il racconto si è allargato anche alla dimensione personale. Calabresi ha ricordato l’infanzia segnata dalla perdita del padre e una crescita in cui «era tutto una fatica», dalla scuola allo stare in mezzo agli altri. Un passaggio intimo, che ha mostrato come il tema del libro non sia astratto, ma intrecciato alla sua stessa biografia.
Centrale, nel dialogo con Giovannelli, anche il tema dell’ascolto. «Più tempo ho per ascoltare, meglio mi viene un libro», ha spiegato l’autore, sottolineando come la pazienza e l’attesa siano condizioni necessarie per far emergere storie autentiche. È qualcosa che va ben al di là dello “scrivere”, si tratta di costruire relazioni, di concedere spazio all’altro perché possa scegliere se e quando raccontarsi.
Il capitolo preferito all’interno del libro? Calabresi preferisce non svelarlo, consapevole che Alzarsi all’alba è un mosaico di vite diverse – allenatori, genitori, lavoratori, anziani – unite da una fatica positiva, «che trasforma le cose».

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