Una lampadina accesa sull’Himalaya: da Varese al Nepal, la storia di Eco Himal a Radio Materia

Nata quasi per caso nel 1994, l’associazione varesina Eco Himal porta avanti da oltre trent’anni piccoli progetti di cooperazione in Nepal. Micro-interventi, relazioni umane e un’idea semplice: cambiare la vita delle persone, una volta alla volta

Radio Materia


«È nata per caso, come tutte le cose importanti della mia vita», racconta Patrizia Broggi, vicepresidente dell’associazione varesina Eco Himal ospite nella puntata di venerdì 23 gennaio a Radio Materia. E in quel “per caso” c’è tutto: un viaggio, una porta bussata senza appuntamento, un abbraccio dato al momento giusto.

Eco Himal nasce ufficialmente nel 1994, tra le montagne dell’Himalaya. «Nel 1991 sono andata in Nepal per vedere le grandi montagne. Mi sono innamorata del paese e soprattutto delle persone», spiega Broggi. Con lei c’era Maria Antonia “Tona” Sironi, storica alpinista varesina e oggi presidente dell’associazione. Da lì, il passo è stato breve: da semplici aiuti informali alla nascita di una realtà strutturata.

Oggi l’associazione è composta da 32 soci e opera quasi esclusivamente in Nepal, dopo anni di progetti anche in Tibet. La scelta è chiara e controcorrente: niente grandi opere, niente macro-progetti. «Sosteniamo piccolissime cose. Quelle che fanno davvero la differenza e che non richiedono una raccolta fondi infinita», sottolinea la vicepresidente.

Scuole in vallate remote, maestri da sostenere, aule da sistemare, ponti da costruire con il contributo diretto delle comunità locali. Progetti che l’associazione definisce “detto fatto”. «Arriva una richiesta, valutiamo, mandiamo i fondi e il progetto parte. Spesso la manodopera la mette la gente del posto, è un lavoro condiviso».

Fondamentale, in tutto questo, è la relazione. «È la chiave di tutto», dice Broggi senza esitazioni. Eco Himal lavora grazie a referenti nepalesi fidati e a una presenza costante sul territorio. «Ogni due o tre anni torno in Nepal per una supervisione, per far vedere che ci siamo. I soldi non crescono sugli alberi e raccoglierli non è semplice».

Tra le tante storie che attraversano trent’anni di attività, ce n’è una che riassume il senso profondo di questo impegno. «Uno dei bambini che avevano imparato a leggere e scrivere grazie ai nostri progetti in Tibet oggi vive in Svizzera, si è laureato. Dopo anni ci ha ritrovati e grazie a noi è riuscito anche a riallacciare i contatti con sua madre». Una storia su cento, forse. Ma sufficiente. «Non importa quanti ce la fanno. Se anche uno solo ce la fa, non è mai tempo perso», aggiunte Patrizia Broggi.

Il momento più emozionante?«Nel 1999, sull’altopiano tibetano, abbiamo acceso la prima lampadina in un piccolo presidio sanitario senza elettricità. Quando si è illuminata, con tutti i nomadi attorno, è stato uno dei momenti più intensi della mia vita», ha concluso la vicepresidente, ricordando uno dei momenti che più hanno segnato la sua esperienza all’interno dell’associazione.

 

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chiara.ferraro@varesenews.it
Pubblicato il 23 Gennaio 2026
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